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Addio al regime speciale di svalutazione obbligazioni per soggetti IAS: novità TUIR 2024

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Franco Sidoli

Roma, 22 gennaio 2026 – Ieri il Consiglio dei Ministri ha deciso di cancellare la lettera a) dell’articolo 110, comma 1-bis del TUIR, una modifica molto attesa da mesi da imprese e professionisti del fisco. L’annuncio è arrivato a margine della seduta serale a Palazzo Chigi. L’obiettivo è snellire le regole sulle transazioni con Paesi a fiscalità agevolata, intervenendo su uno dei punti più dibattuti della legge tributaria italiana.

Cosa cambia davvero con la soppressione della lettera a) del TUIR

La norma tolta, in vigore dal 2010, regolava la deducibilità dei costi sostenuti con aziende residenti in Stati o territori con fiscalità agevolata. Imponeva presunzioni e obblighi documentali specifici ai contribuenti. In particolare, la lettera a) limitava anche rapporti commerciali veri, costringendo le imprese italiane a prove dettagliate sulla natura delle operazioni.

“Era una richiesta forte del mondo imprenditoriale”, ha detto ieri il viceministro dell’Economia, Luigi Marini, durante un breve incontro con i giornalisti alle 20.30 in via XX Settembre. “Togliere questa norma aiuterà semplificazione e certezza operativa, in linea con gli standard europei”, ha aggiunto Marini, spiegando che il testo definitivo sarà pubblicato nei prossimi giorni sulla Gazzetta Ufficiale.

Perché si cambia e cosa dice l’Europa

Questa cancellazione fa parte di un percorso più ampio che il governo Meloni sta portando avanti per allineare le norme italiane alle recenti direttive UE su lotta all’elusione e paradisi fiscali. L’intenzione è chiara: non penalizzare chi ha rapporti economici leciti all’estero, ma mantenere alta la guardia contro abusi ed elusioni.

“L’Italia era tra i pochi Paesi europei ad avere ancora una clausola così severa su questi costi”, spiega al telefono Antonio Del Vecchio, docente di diritto tributario alla Luiss. “Molti Stati hanno adottato criteri più oggettivi come black list e trasparenza: tenere regole troppo rigide avrebbe messo in difficoltà le nostre aziende, soprattutto quelle che esportano”.

Le prime reazioni sono arrivate già ieri sera. Dalla sede di Confindustria un funzionario ha sottolineato che “questa misura risponde a un’esigenza concreta, chiesta da anni soprattutto dalle PMI del settore manifatturiero”. Dal Ministero dell’Economia fanno sapere che le altre disposizioni antiabuso – come la lettera b) e norme correlate – rimarranno invece attive.

Cosa significa per imprese e professionisti

Di fatto, la cancellazione della lettera a) rende più semplice dedurre i costi delle transazioni con soggetti nella black list, purché siano rispettate le condizioni sostanziali del TUIR e dei decreti attuativi. Per molti commercialisti si tratta di un “alleggerimento degli oneri probatori”. Ma non mancano voci prudenziali.

“Sarà fondamentale”, avverte l’avvocato tributarista Francesca Casali, dello studio Casali & Associati di Milano, “aspettare i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate e valutare caso per caso la documentazione richiesta. Il rischio è che nel passaggio si creino dubbi”.

Va detto però che questa modifica non significa “liberi tutti”. Restano validi gli obblighi di tracciabilità e il Fisco può comunque contestare operazioni fittizie o prive di giustificazione economica.

I prossimi passi: circolari e chiarimenti attesi

Fonti vicine al Ministero confermano che nelle prossime settimane arriverà una circolare esplicativa dell’Agenzia delle Entrate. Lo scopo è fornire indicazioni precise sui casi più comuni – come subforniture o servizi tra società dello stesso gruppo – e chiarire tempi e modi dell’applicazione della novità.

La lista aggiornata dei Paesi considerati a fiscalità privilegiata sarà pubblicata entro fine febbraio. Dal Dipartimento Finanze avvertono che si tratta di una scelta delicata per evitare zone grigie o spazi per l’elusione. Intanto il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ha chiesto un tavolo tecnico con il MEF per seguire l’impatto pratico della riforma.

Sul fronte delle aziende si aspettano indicazioni su come gestire i rapporti già in corso o eventuali rettifiche sugli anni passati. In via XX Settembre assicurano: “L’idea è garantire chiarezza interpretativa e non aprire contenziosi retroattivi”.

Il provvedimento segna così una tappa importante nella revisione del sistema fiscale nazionale: si va verso una maggiore apertura, ma sempre sotto lo sguardo vigile dell’Agenzia delle Entrate. Solo le prossime settimane ci diranno quanto peserà davvero sulle imprese nel quotidiano.

Franco Sidoli

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