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Aggiornamento verbali Collegio sindacale per società non quotate: focus sulla crisi d’impresa

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Sonia Rinaldi

Milano, 1 dicembre 2025 – Una parte importante del nuovo documento, presentato oggi in **Camera di Commercio** durante la conferenza delle 11, si concentra sulla **crisi d’impresa**. Un tema caldo, non solo per chi lavora nel settore, ma per tutto il tessuto economico lombardo. Negli ultimi mesi, infatti, sia piccole e medie imprese che grandi gruppi industriali hanno dovuto affrontare momenti complicati. Il documento, firmato dal presidente **Carlo Bonomi** e disponibile da stamattina sul sito ufficiale, mette sul tavolo – in modo chiaro – i punti principali della riforma normativa e le conseguenze pratiche sul sistema produttivo.

## **Crisi d’impresa al centro della relazione**

La presentazione è avvenuta nella storica sede di via Meravigli 9, con la partecipazione di imprenditori e rappresentanti delle associazioni di categoria. L’attenzione si è focalizzata soprattutto sugli strumenti di allerta introdotti dalla **nuova legge sulla crisi d’impresa**, entrata in vigore lo scorso luglio. “Bisogna cambiare mentalità: non basta accorgersi dei problemi quando ormai è troppo tardi. Serve intervenire prima”, ha detto **Bonomi**, parlando davanti a quasi duecento persone, tra cui i delegati delle principali banche locali.

Nel rapporto si sottolinea come nei primi sei mesi del 2025 oltre **1.500 aziende** abbiano attivato le procedure di allerta previste dalla riforma. Un numero che – secondo il documento – racconta una fase di transizione delicata. “Le imprese fanno fatica a trovare un equilibrio tra il dovere della trasparenza e il timore per l’immagine”, ha ammesso un rappresentante di Confartigianato, intervenuto subito dopo il presidente. In sala molti imprenditori hanno annuito.

## **Impatto sulle PMI e strumenti previsti dalla legge**

La parte più approfondita del documento parla soprattutto di **prevenzione**: dai primi segnali di difficoltà finanziaria fino alle misure per garantire la continuità dell’attività. Tra le novità ci sono gli indicatori di crisi – margini in calo, aumento degli insoluti, debiti fiscali fuori controllo – che gli amministratori devono tenere d’occhio ogni mese. Un sistema pensato proprio per evitare che problemi normali diventino insolvenze serie.

“Non vogliamo puntare il dito contro chi ha problemi – ha spiegato il direttore generale della Camera, **Enrico Moretti** – ma offrire strumenti utili e procedure rapide”. I dati diffusi durante l’incontro dicono che circa il **65% delle PMI** che ha seguito le procedure di allerta è riuscita a trovare un’intesa con creditori e fornitori prima che si arrivi ai contenziosi veri e propri. Però il documento sottolinea anche un punto critico: serve più formazione tecnica per amministratori e revisori. “Il tallone d’Achille resta la preparazione”, si legge.

## **Timori diffusi e richieste delle associazioni di categoria**

Il timore per l’impatto sulla reputazione aziendale e la possibile fuga degli investitori sono stati tra i temi più discussi nella mattinata. Alcuni imprenditori, come **Giovanni Sartori** del settore moda, hanno raccontato: “Questa legge ci obbliga a esporsi pubblicamente. Molti preferiscono aspettare invece di attivare subito le procedure”. Eppure il documento avverte che ritardi nel reagire quasi sempre peggiorano la situazione.

Le associazioni chiedono più sostegno pratico: sportelli dedicati, formazione mirata e un coordinamento istituzionale capace di mettere in contatto imprese in difficoltà e banche. “Ci vogliono consulenti esperti disponibili subito”, ha ribadito Moretti durante la chiusura dei lavori.

## **Le prospettive per il 2026**

Nel rapporto allegato al documento principale si prevede che nel 2026 aumenteranno le aziende lombarde che ricorreranno agli strumenti previsti dalla legge sulla crisi d’impresa. Secondo gli esperti della Camera saranno almeno **2.300**, soprattutto nel manifatturiero e nei servizi alle imprese.

La sfida – hanno ricordato sia Bonomi sia Moretti – resta quella di far sopravvivere le realtà produttive senza scaricare il peso su lavoratori e territori. Intanto si attendono nuove mosse del governo sul fronte fiscale: un decreto previsto entro gennaio potrebbe rafforzare il quadro normativo e offrire incentivi a chi sceglie la prevenzione.

Gli imprenditori sentiti a margine mostrano prudenza: “Stiamo imparando a cambiare testa – ha detto una giovane amministratrice milanese – ma servono risposte rapide ed efficaci”. Una cosa sembra certa dal documento: la crisi d’impresa resta una partita aperta da giocare nei prossimi mesi, nonostante le norme ora più chiare.

Sonia Rinaldi

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