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ANC vs CNDCEC: la risposta ufficiale sul diniego del patrocinio agli eventi dei commercialisti

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Luca Ippolito

Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha detto no al patrocinio degli eventi organizzati dall’Associazione Nazionale Commercialisti. Questo il fatto che, da qualche settimana, scuote il mondo dei professionisti. A Roma, il 24 giugno 2026, la decisione ha acceso un acceso dibattito. I dubbi si moltiplicano: perché questo rifiuto? Quali ripercussioni avrà sul futuro della categoria? L’ANC non è rimasta in silenzio. Ha risposto con una lettera aperta, rivendicando la necessità di tutelare i propri iscritti e di portare avanti incontri formativi che, a loro dire, rispondono alle reali esigenze di un mercato in rapida evoluzione. Dietro la semplice scelta formale, però, si nascondono questioni più profonde: rappresentanza, ruoli istituzionali e soprattutto la sfida di una formazione professionale capace di stare al passo con i tempi.

Patrocinio negato: cosa è successo e perché

Il patrocinio del CNDCEC è sempre stato un segno di riconoscimento ufficiale del valore degli eventi, un sostegno concreto per diffondere la cultura professionale tra commercialisti ed esperti contabili. Nel corso del 2026, l’ANC ha chiesto questo riconoscimento per diversi appuntamenti, ma la risposta è stata un secco no, con motivazioni riservate agli organi interni. Tra gli addetti ai lavori si parla di divergenze sulle finalità e sulle modalità degli eventi, oltre a possibili conflitti di competenza tra le due realtà.

Nonostante il rifiuto, l’ANC ha deciso di non abbassare la guardia, confermando l’impegno a organizzare convegni e seminari di qualità, con relatori importanti e temi attuali. Questa situazione ha fatto emergere la necessità di chiarire ruoli e competenze e di avviare un dialogo costruttivo tra enti rappresentativi, per difendere al meglio tutta la categoria.

La risposta dell’ANC: formazione e unità al centro

Nella lettera aperta del 24 giugno 2026, l’ANC ha richiamato l’attenzione su due aspetti chiave: il diritto alla formazione continua e l’importanza di momenti di confronto e aggiornamento. L’Associazione sottolinea che il diniego del patrocinio non mette in discussione la validità né la qualità degli eventi organizzati. Anzi, invita tutti i colleghi a non farsi scoraggiare da scelte che, a suo avviso, hanno più un peso politico che tecnico.

La lettera è anche un appello alla responsabilità condivisa tra enti e professionisti, per evitare che le tensioni istituzionali diventino un ostacolo alla crescita e alla diffusione delle competenze fondamentali nel settore. L’ANC ribadisce il suo impegno a valorizzare la propria identità e a lavorare con determinazione per il bene della comunità dei commercialisti.

Formazione a rischio? Le sfide e le opportunità che arrivano

Gli eventi delle associazioni di categoria sono tappe fondamentali per l’aggiornamento professionale, obbligatorio e necessario in un contesto normativo sempre più complesso. Il no al patrocinio del CNDCEC solleva dubbi sulla neutralità delle istituzioni e sul loro ruolo di garanzia per gli iscritti. Serve un’intesa che permetta a tutte le iniziative di qualità di avere il sostegno ufficiale, garantendo trasparenza e competenza.

Guardando avanti, è fondamentale mettere a punto regole chiare e condivise, per evitare scontri tra enti che potrebbero indebolire la rete formativa indispensabile alla professione. Allo stesso tempo, occorre aprirsi a nuove forme di collaborazione, sfruttando anche strumenti digitali e piattaforme online, così da ampliare l’accesso ai contenuti e non limitarsi ai soli eventi tradizionali. La tutela della categoria passa anche dalla capacità di innovare e di accogliere risorse diverse, sempre con l’obiettivo di migliorare le competenze dei professionisti.

Rappresentanza e unità: la sfida degli enti di categoria

Questa vicenda sul patrocinio mette sul tavolo un tema più ampio: quello della rappresentanza e dell’unità tra gli enti che lavorano per la categoria. Il CNDCEC ha un ruolo istituzionale consolidato, mentre l’ANC è un’associazione con una propria identità. Se questo dualismo non viene gestito con trasparenza e collaborazione, rischia di creare divisioni che alla fine danneggiano i professionisti.

Serve che istituzioni e associazioni trovino modi concreti per dialogare, superando visioni ristrette e puntando a un progetto comune, basato sulla condivisione delle priorità e sul rispetto delle rispettive competenze. Questa fase è un banco di prova importante per capire se il settore sa ritrovare un equilibrio fra autonomia e coesione.

Solo con un confronto aperto e costruttivo si potrà rafforzare davvero la rappresentanza degli iscritti, garantendo formazione, aggiornamento e supporto che rispondano alle reali esigenze di dottori commercialisti ed esperti contabili. La sfida è mantenere viva la missione delle associazioni, nel rispetto reciproco e nella collaborazione duratura.

Luca Ippolito

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