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Blocco Emolumenti a Professionisti con Debiti Fiscali: La Norma Discriminatoria da Abrogare nella Legge di Bilancio 2026

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Luca Ippolito

Roma, 16 dicembre 2025 – È scoppiato un acceso confronto politico e istituzionale intorno alla norma che lega il pagamento degli emolumenti ai professionisti incaricati dalla Pubblica Amministrazione alla verifica della loro regolarità fiscale. Il dibattito si infiamma proprio mentre la Legge di Bilancio 2026 è al centro delle discussioni nella Commissione Bilancio al Senato. A essere coinvolti sono migliaia di avvocati, architetti, consulenti e altri tecnici che ogni anno collaborano con enti pubblici. Secondo diverse sigle di categoria, il provvedimento potrebbe introdurre una forma di discriminazione e bloccare la liquidazione di onorari già dovuti.

Il nodo degli emolumenti legati ai debiti fiscali

La norma – inserita negli articoli della manovra finanziaria ora all’esame a Palazzo Madama – stabilisce che le pubbliche amministrazioni potranno pagare le parcelle solo dopo aver verificato la completa regolarità contributiva e fiscale del professionista. L’intento del governo è chiaro: rafforzare il rispetto degli obblighi fiscali, evitando compensazioni non corrette o pagamenti mancati. Ma le associazioni di categoria sono scese in campo con forza.

“Questa è una norma profondamente iniqua – ha detto ieri pomeriggio Paola Di Giorgio, presidente dell’Unione Nazionale Professionisti Tecnici – perché non esistono altre categorie a cui si nega il pagamento per un servizio già svolto solo per eventuali pendenze fiscali.” Di Giorgio ha messo in luce come questa misura possa mettere in difficoltà soprattutto “i liberi professionisti con studi piccoli o medi, che spesso devono rincorrere i pagamenti della PA per mesi”.

Timori di disparità e blocco dei servizi

Il Consiglio Nazionale Forense parla chiaramente di “una palese disparità di trattamento” rispetto a imprese e fornitori tradizionali. In una nota diffusa ieri sera si legge: “Nessun imprenditore vede bloccati i suoi crediti verso lo Stato a causa di cartelle esattoriali. Invece questo vincolo ora viene introdotto solo per chi fa libera professione”. Anche la Rete delle Professioni Tecniche chiede al Parlamento di rivedere una norma che colpisce in modo indiscriminato una categoria già stretta da tanti vincoli burocratici.

C’è poi il rischio concreto per i servizi pubblici, nel caso in cui gli studi decidessero di sospendere le consulenze a causa del blocco dei pagamenti. Non è un’ipotesi campata in aria: secondo dati dell’Ordine degli Avvocati di Roma, nel 2024 il 18% delle prestazioni affidate da enti locali nella Capitale è stato svolto da professionisti con almeno una posizione fiscale in fase di regolarizzazione.

I punti della norma: dubbi e richieste di modifica

Il testo in Commissione prevede che prima di liquidare qualsiasi compenso, la PA debba ottenere dall’Agenzia delle Entrate una certificazione che attesti l’assenza di debiti fiscali del professionista. Se manca questo documento, il pagamento resta congelato fino alla regolarizzazione. Un procedimento che, secondo alcuni parlamentari della minoranza, rischia solo di appesantire la burocrazia senza portare reali vantaggi alle casse dello Stato.

“Una misura troppo rigida che rischia soprattutto nei piccoli comuni di bloccare l’attività amministrativa”, ha commentato il senatore Roberto Fabbri (Pd), membro della Commissione Bilancio. Dal centrodestra fanno invece sapere che l’obiettivo è “spingere al rispetto degli obblighi tributari”, anche se – ammette una fonte interna a Forza Italia – “la norma potrebbe essere rivista per introdurre più flessibilità”.

Le prospettive in Parlamento e le pressioni delle categorie

Le prossime audizioni daranno spazio ai rappresentanti delle principali categorie professionali per portare direttamente le loro istanze ai relatori del provvedimento. Tra i senatori della maggioranza si fa strada l’ipotesi di un correttivo tecnico: limitare il blocco dei pagamenti ai soli casi con debiti tributari sopra certe soglie.

Intanto cresce la preoccupazione tra gli studi professionali. “Non chiediamo sconti o sanatorie – ha ribadito Marco Bassi, commercialista milanese – ma semplicemente il diritto a essere pagati per attività svolte regolarmente e spesso su incarichi urgenti”. Parole che trovano eco anche nelle piccole associazioni locali: “Così rischiamo davvero che i giovani non vogliano più lavorare per la PA”, avverte Roberta Lucchi dell’Ordine degli Architetti di Modena.

La partita resta aperta. La Commissione Bilancio dovrà decidere se confermare la linea dura o allentare la presa sul blocco dei pagamenti. Nel frattempo, la discussione prosegue serrata al Senato, con tutte le categorie professionali in attesa delle prossime mosse. Solo nelle prossime ore si capirà quale sarà l’esito per quei professionisti chiamati a collaborare con la macchina pubblica italiana.

Luca Ippolito

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