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Buoni Pasto Elettronici: Non Imponibili fino a 10 Euro, Cartacei Fermi a 4 Euro

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Sonia Rinaldi

Roma, 3 gennaio 2026 – Confermato il tetto a 4 euro: oltre questa cifra, i buoni pasto cartacei tornano a incidere sul reddito da lavoro dipendente. Lo ha ribadito ieri il Ministero dell’Economia e delle Finanze, senza sorprese rispetto agli anni scorsi. La notizia interessa milioni di lavoratori e aziende in tutta Italia.

Buoni pasto cartacei, cosa cambia davvero

Il Ministero guidato da Giancarlo Giorgetti ha chiarito che il valore massimo di esenzione resta fissato a 4 euro per ogni buono cartaceo. Se si supera questa cifra, l’eccedenza va conteggiata come reddito imponibile, con conseguenze su tasse e contributi. “Abbiamo scelto di non toccare i parametri – ha spiegato una fonte interna – per evitare confusione a metà anno”.

La conferma riguarda solo i buoni in formato cartaceo, mentre per quelli elettronici il limite resta più alto. Nei bar e nelle mense nulla cambia: i dipendenti continueranno a usare i blocchetti cartacei senza dover preoccuparsi di impatti fiscali, finché ogni buono non supera i 4 euro.

Cartaceo ed elettronico: una differenza che pesa

Il Ministero tiene a sottolineare un punto fondamentale: per i buoni pasto elettronici, la soglia di esenzione è doppia, ossia 8 euro. “È un modo per premiare la digitalizzazione”, spiegano dalle Finanze, con l’obiettivo chiaro di spingere verso la dematerializzazione. Eppure nella realtà molti uffici pubblici e aziende private restano ancora legati alla carta.

Secondo l’ultimo rapporto Fipe-Confcommercio, quasi un terzo dei lavoratori usa ancora i buoni pasto cartacei. Se le piattaforme digitali fanno passi avanti, resistono forti abitudini soprattutto tra le piccole imprese e nei settori meno tecnologici.

Impatto fiscale? Nessuna novità per imprese e dipendenti

Il fatto che il limite resti fermo a 4 euro significa che non cambiano né i costi per le aziende né il trattamento fiscale per chi riceve i buoni. “Dal punto di vista fiscale non si muove nulla – commenta l’esperto tributarista Alberto Russo – però si tratta comunque di un incentivo parziale”. Solo la parte eccedente quel tetto finisce nella busta paga come reddito tassabile.

Questa misura risale al Decreto-legge 50/2017 ed è pensata per proteggere soprattutto chi fa più affidamento su questo strumento. Resta però una spaccatura tra chi usa ticket elettronici e chi invece è ancora legato ai vecchi buoni cartacei.

Le reazioni sul territorio: sindacati divisi, aziende attente

“Per ora va bene così”, dice Gianni Trovato della Uiltemp Roma Sud, pur auspicando un rialzo uniforme delle soglie. Più prudente la Cgil: “Il sistema misto crea disuguaglianze”, spiega Marta Giacobone da Milano. Non mancano le critiche da chi teme che mantenere la soglia fissa freni il potere d’acquisto dei lavoratori, specie in un contesto dove l’inflazione a dicembre ha raggiunto il 3,2% secondo Istat.

Le associazioni datoriali guardano invece al possibile aumento dei costi. Paolo Bruni di Confapi Lazio avverte: “Ogni euro in più pesa sulle imprese”, soprattutto sulle PMI che usano i buoni pasto come strumento di welfare aziendale.

Cosa ci aspetta? Un futuro ancora incerto

In Parlamento si discute sull’opportunità di allineare le soglie tra buoni cartacei ed elettronici. Alcuni deputati della maggioranza hanno già presentato interrogazioni specifiche. “Non possiamo ignorare la rivoluzione digitale”, ha detto Maria Longhi (PD), mentre nel centrodestra si pensa anche a incentivi per chi accelera sulla transizione tecnologica.

Intanto nei corridoi ministeriali come nei bar del centro storico tutto resta com’è: i buoni pasto cartacei sotto i 4 euro non pesano sul reddito da lavoro dipendente. Ma la partita è aperta, con occhi puntati su come cambieranno consumi, tecnologia e regole nella vita quotidiana degli uffici italiani.

Sonia Rinaldi

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