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Controlli fiscali: ANC chiede programmazione strutturale e stop alla gestione emergenziale

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Luca Ippolito

L’Agenzia delle Entrate ha aperto uno spiraglio inaspettato: pronta a valutare la documentazione dei controlli formali anche oltre i tradizionali trenta giorni previsti dall’articolo 36-ter. Un passo avanti, sì, ma l’Associazione Nazionale Commercialisti non si accontenta. Per loro, serve molto di più: non basta tamponare l’emergenza. Occorre una ristrutturazione profonda, una riorganizzazione che dia finalmente regole chiare e tempi certi a contribuenti e professionisti. Solo così, dicono, si potrà mettere ordine una volta per tutte.

Controlli fiscali, l’Agenzia apre ma senza regole nuove

L’Agenzia delle Entrate ha deciso di allungare i tempi per l’analisi della documentazione richiesta durante i controlli formali, come previsto dall’articolo 36-ter del DPR 600/1973. Finora, questi controlli dovevano chiudersi entro trenta giorni, un termine spesso troppo stretto per un esame accurato. La scelta di andare oltre questo limite nasce dalla necessità di gestire un numero crescente di pratiche senza sacrificare la qualità delle verifiche.

Ma attenzione: questa apertura non si è tradotta in nuove norme o regolamenti precisi. Si tratta piuttosto di una maggiore discrezionalità lasciata agli uffici, che potranno applicare la proroga in modo diverso a seconda dei carichi di lavoro sul territorio. L’ANC applaude l’intenzione, ma avverte che non basta. Proroghe e sospensioni non possono sostituire una riforma vera: servono risorse, regole fisse e tempi adeguati per tutti.

Problemi concreti dietro i tempi stretti dei controlli

In un sistema fiscale complesso e in costante cambiamento, chi si occupa di adempimenti e controlli si trova spesso a correre contro il tempo. I trenta giorni previsti dall’articolo 36-ter sono spesso un limite difficile da rispettare, soprattutto per verifiche approfondite su tutta la documentazione. Questa pressione grava sia sugli uffici fiscali, sia sui contribuenti, aumentando il rischio di errori o fraintendimenti che possono sfociare in contenziosi.

Secondo l’ANC, alla radice del problema c’è un’organizzazione interna che non regge più. L’assenza di una programmazione strutturale fa sì che ogni intervento sia emergenziale, adattato all’ultimo momento senza una visione di lungo periodo. Così, il sistema resta frammentato, poco trasparente e sempre più complicato, anche a causa delle continue modifiche normative.

Sovrapposizioni di adempimenti e mancanza di un calendario coordinato rendono difficile pianificare i controlli, causando ritardi e tensioni tra chi lavora nel settore. Per evitare sprechi di tempo e risorse, diventa fondamentale una comunicazione chiara e tempestiva.

Serve una revisione profonda, non solo qualche ritocco

L’esperienza degli ultimi anni ha messo in luce l’urgenza di rivedere a fondo i controlli formali dell’Agenzia delle Entrate. L’ANC propone di andare oltre la semplice estensione dei termini, avviando un dialogo continuo con professionisti e contribuenti per mettere a punto regole condivise e strumenti efficaci per gestire verifiche e comunicazioni.

Tra le soluzioni concrete, spicca l’uso di sistemi informatici più avanzati, in grado di snellire le procedure e accelerare le risposte. Allo stesso tempo, è fondamentale potenziare personale e tecnologie negli uffici fiscali per rendere la gestione delle pratiche più efficiente. La formazione continua degli operatori deve diventare una priorità, per garantire uniformità e competenza in ogni controllo.

Non meno importante è l’adozione di un calendario unico per gli adempimenti, che eviti sovrapposizioni e concentrazioni eccessive, facilitando il lavoro di imprese e professionisti. Chiarezza su come applicare l’articolo 36-ter e su come comunicare le richieste è un altro punto cruciale da rafforzare.

Cosa cambia davvero per contribuenti e professionisti nel 2026

Allungare i tempi per l’esame della documentazione può dare un po’ di respiro a chi lavora con i controlli fiscali. Ma senza un cambiamento strutturale, cittadini e aziende continueranno a fare i conti con un sistema imprevedibile e troppo burocratico. Senza scadenze certe e procedure ben definite, aumentano gli errori e le interpretazioni discordanti, rendendo più difficile il rapporto col fisco.

Per commercialisti e consulenti fiscali, la situazione attuale significa un impegno costante per seguire comunicazioni e scadenze, con ripercussioni su tempi e costi per i clienti. Un sistema di controlli più stabile e organizzato potrebbe invece semplificare il lavoro e migliorare le condizioni per tutti.

La trasparenza e la certezza del diritto restano elementi fondamentali per far funzionare un sistema fiscale che, oggi più che mai, deve fare i conti con riforme continue e una digitalizzazione sempre più spinta.

L’ANC insiste quindi sulla necessità di riforme profonde, capaci di cambiare davvero strumenti e metodi dei controlli, per uscire dalla logica dell’emergenza e costruire un sistema più solido e affidabile nel corso del 2026.

Luca Ippolito

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