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Controlli fiscali: ANC chiede programmazione strutturale e stop alla gestione emergenziale

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Luca Ippolito

A Roma, il 13 luglio 2026, si è alzata forte una voce che chiede un cambio radicale nei controlli fiscali. Non si tratta più di interventi improvvisati o di emergenze gestite alla bell’e meglio. Serve un piano preciso, a lungo termine. L’Agenzia delle Entrate, da parte sua, ha mostrato una certa flessibilità: ha iniziato a considerare la documentazione relativa ai controlli formali dell’articolo 36-ter del decreto legislativo 546/1992 anche oltre i tradizionali trenta giorni. Non è ancora ufficiale, ma questo gesto ha acceso una speranza concreta tra imprese e professionisti, da sempre stretti tra scadenze rigide e verifiche incessanti.

Controlli fiscali, basta emergenze: serve un metodo chiaro e stabile

Negli ultimi anni la gestione dei controlli fiscali in Italia è stata spesso in affanno, reagendo solo quando i problemi scoppiavano. Questo modo di fare ha reso più complicata la vita dei contribuenti, aumentando il senso di incertezza e rendendo più difficile rispettare gli obblighi in modo ordinato. Il sistema attuale corre sempre dietro all’emergenza, senza un piano che prevenga le difficoltà. Così il lavoro si accumula, le verifiche diventano frenetiche e si spreca tempo e risorse.

Una programmazione solida e condivisa tra fisco e contribuenti potrebbe cambiare tutto. Definire tempi certi e procedure chiare aiuterebbe imprese e professionisti a organizzarsi meglio, a raccogliere la documentazione necessaria e a rispondere ai controlli senza errori o ritardi. Per farlo, però, serve un cambio di mentalità e di pratica che coinvolga tutta la macchina fiscale.

Articolo 36-ter, i controlli formali: un po’ più di respiro nel 2026

L’articolo 36-ter del decreto legislativo 546/1992 regola i controlli formali, cioè la prima verifica documentale che l’Agenzia delle Entrate effettua prima di eventuali approfondimenti. La norma attuale fissa a trenta giorni il termine per consegnare la documentazione richiesta. Ma spesso questo limite è stretto, soprattutto in caso di pratiche complesse o quando imprese e professionisti hanno carichi di lavoro pesanti.

Per questo motivo, l’Agenzia delle Entrate ha manifestato la volontà di valutare la documentazione anche dopo quel termine, pur senza un intervento legislativo ufficiale che lo sancisca. È un’apertura che potrebbe segnare un cambio di passo nella gestione delle comunicazioni fiscali, favorendo un rapporto più collaborativo tra contribuente e fisco. Resta da vedere come saranno formalizzate e gestite queste flessibilità operative.

Il messaggio lanciato a luglio 2026 lascia intendere che potrebbero arrivare modifiche più ampie alle prassi, puntando a controlli meno stressanti e più equilibrati. Per ora, però, si attendono indicazioni ufficiali che chiariscano la direzione da seguire.

ANC: il mondo dei professionisti spinge per un sistema più stabile

L’Associazione Nazionale Commercialisti ha accolto con favore la notizia della maggiore elasticità nei tempi per la presentazione delle documentazioni, ma avverte: “non basta l’eccezione, serve un piano strutturato”. Per imprese e professionisti, la gestione degli adempimenti fiscali è questione di ogni giorno e un sistema chiaro fa la differenza.

ANC insiste sul fatto che bisogna abbandonare le soluzioni improvvisate e puntare su un modello che dia certezze operative e valorizzi le competenze professionali. L’associazione si fa portavoce di un dialogo continuo tra amministrazione e contribuenti, con strumenti digitali più efficaci e un coordinamento più stretto tra uffici. Solo così si potrà migliorare il rapporto tra fisco e cittadini, riducendo contenziosi e aumentando la collaborazione.

Per i commercialisti e le imprese, la riforma dei controlli resta una sfida fondamentale nel 2026. ANC seguirà da vicino gli sviluppi e continuerà a chiedere interventi concreti, con l’obiettivo di una fiscalità più semplice e meno gravosa.

Guardando avanti: la riforma degli adempimenti fiscali tra tecnologia e semplificazione

Il tema dei controlli fiscali non si limita ai termini per i controlli formali. Nel 2026 si discute di una revisione più ampia del sistema degli adempimenti tributari, con l’idea di rendere i controlli più mirati, basati sul rischio reale e sostenuti da strumenti tecnologici avanzati. L’obiettivo è chiaro: alleggerire gli obblighi per i contribuenti e al tempo stesso rafforzare la lotta all’evasione.

Gli esperti sottolineano il ruolo chiave della tecnologia nel segnalare anomalie e casi sospetti, permettendo al fisco di concentrare le risorse dove servono davvero. Un calendario unico e trasparente per gli adempimenti eviterebbe inoltre picchi di lavoro nei periodi più critici, dando più respiro alle imprese.

Le consultazioni in corso tra istituzioni, associazioni e operatori dimostrano che il tema è al centro dell’agenda politica e fiscale. Non è da escludere che presto si arrivi a norme più chiare su proroghe e organizzazione dei controlli, con l’effetto di ridurre la burocrazia e rendere il sistema più efficiente.

Luca Ippolito

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