Roma, 22 gennaio 2026 – Ieri è stato un giorno importante: la Corte di Cassazione ha affrontato una questione tecnica, ma che tocca da vicino tutta la vita giuridica del Paese. Quando c’è un conflitto tra norme, deve prevalere il diritto dell’Unione europea e non quello costituzionale italiano. Una decisione che segna un passaggio cruciale nel delicato rapporto tra le regole di Bruxelles e i principi della nostra Costituzione.
Non è la prima volta che un giudice si trova davanti a questo nodo: cosa scegliere quando le norme si scontrano? Ieri, però, la Cassazione ha messo nero su bianco che nei casi regolati da una direttiva o un regolamento europeo vincolante si deve dare precedenza al diritto europeo. “Bisogna dare priorità al diritto dell’Unione”, hanno spiegato i giudici nella sentenza depositata alle 14.55 a piazza Cavour. Una decisione destinata a scuotere diversi fronti, come sottolineano gli avvocati coinvolti: non solo economia, ma anche lavoro e procedimenti amministrativi saranno interessati.
Il principio non è nuovo. Già la Corte di Giustizia europea aveva fissato questo concetto con sentenze storiche come Costa contro Enel (1964) e Simmenthal (1978). Ma qui la Cassazione parla chiaro e senza mezzi termini: “Nei giudizi davanti ai tribunali ordinari non si può far valere la supremazia delle norme costituzionali quando queste sono in conflitto con disposizioni europee direttamente applicabili”.
Sullo sfondo resta il ruolo della Corte Costituzionale, custode della nostra Carta. Ma la Cassazione precisa che la Consulta può intervenire solo se sono toccati principi fondamentali come la dignità umana o diritti inviolabili. Solo allora può nascere un possibile contrasto con l’Europa. Per tutto il resto, le direttive UE devono essere rispettate.
La politica non ha fatto mancare le sue reazioni. La vicepresidente della Camera, Marta Bonafoni, ha ricordato che “va trovata una sintesi fra sovranità nazionale e integrazione europea” aggiungendo però che “questa è la strada segnata dai Trattati firmati dall’Italia”. Più cautela dal senatore Lorenzo Visconti (FI): “Dobbiamo stare attenti a non mettere in secondo piano i valori fondanti della Repubblica”.
Che impatto avrà questa svolta per cittadini e imprese? Nei tribunali civili e amministrativi di Milano, Napoli, Palermo e altrove già oggi molte cause si decidono seguendo il diritto europeo. Come spiega il giudice Antonella Ricciardi del Tribunale di Roma, “da oggi sarà ancora più difficile evitare l’applicazione diretta dei regolamenti UE invocando solo ragioni di costituzionalità italiana”.
Facciamo qualche esempio: se una direttiva UE tutela i consumatori in modo specifico, il giudice dovrà applicarla anche se una legge italiana è più restrittiva. Se le norme europee offrono una diversa protezione ai lavoratori rispetto alla Costituzione italiana, vale lo stesso principio.
Rimane aperta la questione delicata dell’equilibrio tra diritto comunitario e legislazione nazionale. Gli esperti ricordano che questa convivenza non è mai stata priva di tensioni. La professoressa Chiara Savini dell’Università Bocconi osserva: “Ci sono casi limite in cui trovare un compromesso diventa complicato. Pensiamo alla privacy o alla protezione dei dati personali, dove spesso l’Italia ha discusso con Bruxelles”.
Con questa sentenza però la Cassazione traccia una linea netta: il diritto europeo ha sempre il primato, salvo poche eccezioni affidate alla Consulta.
Dietro le parole giuridiche ci sono scelte che influenzano davvero la vita di tutti noi: dalle pensioni alle tutele sociali fino all’accesso alla giustizia. La decisione della Cassazione promette di farsi sentire proprio qui, nel quotidiano.
Il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Torino, Federico Calvi, conclude con un appello: “La legge europea deve essere chiara per tutti”. Ora occhi puntati sulla Corte Costituzionale che dovrà pronunciarsi a breve. Solo allora si capirà se davvero il diritto dell’UE avrà sempre il sopravvento su quello italiano.
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