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Dal 2026 addio al frazionamento delle plusvalenze: le novità nel Ddl di bilancio e le eccezioni previste

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Franco Sidoli

Roma, 23 dicembre 2025 – Il Senato ha dato il via libera, nelle prime ore del mattino, a una modifica importante del Ddl di bilancio. Con questa decisione viene tolta la possibilità a molte amministrazioni pubbliche di assumere personale a tempo indeterminato. Sono state introdotte nuove restrizioni, con poche eccezioni previste. Dopo giorni di duro confronto tra maggioranza e opposizione, il provvedimento colpisce soprattutto gli enti locali e alcune amministrazioni centrali.

Nuove regole più rigide sulle assunzioni nella pubblica amministrazione

La novità più rilevante è arrivata con il maxiemendamento alla Legge di bilancio, presentato nella notte dal governo e subito approvato dall’Aula. Il cuore della modifica riguarda l’articolo che permetteva a Regioni, Province, Comuni e alcune agenzie statali di assumere personale con contratto stabile. Finora era possibile fare concorsi e stabilizzare precari rispettando i limiti di spesa. Ora, come ha spiegato la relatrice Elena Rizzi (Forza Italia), “questa possibilità è sospesa per tutto il 2026, salvo poche eccezioni dettate da urgenze o obblighi di legge”.

Nel dettaglio, il testo dice che le assunzioni a tempo indeterminato sono vietate per gli enti locali che hanno piani di riequilibrio, per le amministrazioni che non hanno rispettato i limiti di spesa sul personale e per quelle commissariate. Rimangono fuori dalla stretta i servizi sanitari regionali, le Forze dell’ordine e alcuni settori della scuola.

Perché questa scelta? Le reazioni in Aula

La scelta è stata motivata dalla necessità di “mantenere sostenibile la spesa pubblica nei prossimi tre anni”, come ha spiegato in Aula il sottosegretario al Tesoro Marco Bruni. Secondo lui “le finanze degli enti locali sono ancora fragili dopo la pandemia e l’aumento delle bollette energetiche; queste nuove regole servono a evitare squilibri mantenendo però i servizi essenziali”.

Ma non sono mancate le critiche dall’opposizione. Simona Sabatini, capogruppo del Pd, ha parlato chiaro: “È una stretta che rischia di bloccare la pubblica amministrazione soprattutto nelle aree più deboli. Già oggi molti Comuni fanno fatica a garantire personale nei servizi tecnici o sociali”.

La polemica è continuata anche fuori dall’Aula. Nella tarda mattinata, sindacati come Fp Cgil e Uil Fpl hanno diffuso una nota in cui denunciano il rischio di “paralisi organizzativa”. Chiedono al governo almeno una deroga per le assunzioni nelle scuole dell’infanzia e nei servizi socio-sanitari.

L’impatto sugli enti locali: numeri e primi commenti

Secondo l’Unione delle Province Italiane, la norma potrebbe bloccare circa 15.000 concorsi già avviati nel 2025, soprattutto nel Centro-Sud. A Roma il sindaco Roberto Marinelli ha definito la misura “un colpo duro per chi ogni giorno deve garantire i servizi ai cittadini”. A Napoli, Vincenzo Alborini, presidente della Regione Campania, ha chiesto almeno una deroga per i Comuni in dissesto che rischiano di dover chiudere sportelli al pubblico.

Solo pochi enti – come il Ministero dell’Interno e alcune strutture sanitarie – potranno andare avanti con i concorsi nonostante il blocco. Una fonte del Viminale ha assicurato che “saranno garantite comunque le assunzioni nei settori chiave della sicurezza e della sanità”.

Le poche eccezioni previste

Le deroghe non sono molte: potranno assumere a tempo indeterminato solo le autorità indipendenti, l’ISTAT, la Banca d’Italia e le università dove c’è un fabbisogno certificato e già autorizzato. Per quasi tutte le altre amministrazioni resta il divieto.

Resta qualche punto poco chiaro: fonti interne alla Ragioneria generale dello Stato parlano di prossimi chiarimenti per enti del terzo settore e consorzi pubblici. Solo allora si capirà davvero quanti contratti saranno bloccati.

Cosa succederà ora? I prossimi passi

La norma inserita all’ultimo momento nella Legge di bilancio 2026 dovrà essere applicata dagli enti attraverso circolari ministeriali che arriveranno da gennaio in poi. Nel frattempo molti sindaci temono un calo della capacità amministrativa proprio quando crescono le richieste su welfare locale e assistenza.

Il ministro della Pubblica amministrazione Alessandra Giorgi ha provato a rassicurare: “Il blocco sarà temporaneo” e “se emergeranno problemi gravi nei territori più fragili valuteremo correzioni”. Parole destinate ad alimentare il confronto con Regioni e sindacati nelle prossime settimane. Ma intanto – come riassume un funzionario della Cgil – “nei piccoli Comuni si rischia che gli uffici aperti restino solo grazie a pochi dipendenti”.

Franco Sidoli

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