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ESCo e Conto Termico 3.0: Esteso il Raggio d’Azione con Nuove Opportunità per gli ETS Economici

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Sonia Rinaldi

Milano, 19 gennaio 2026 – Da oggi, le organizzazioni non profit che operano come ETS economici – cioè enti del Terzo Settore con attività d’impresa – potranno, in tutta Italia, firmare con una ESCo (Energy Service Company) un contratto di servizio energia. Proprio come già fanno i privati, e non più solo il più rigido EPC (Energy Performance Contract), riservato finora alle Pubbliche Amministrazioni. Una novità importante che cambia davvero le carte in tavola, spiegano gli addetti ai lavori nel campo dell’efficienza energetica, perché amplia gli strumenti disponibili anche per cooperative sociali, fondazioni e associazioni attive in vari settori produttivi.

Contratto servizio energia per gli ETS economici: che cosa cambia

Il vero punto è la flessibilità contrattuale, raccontano gli esperti di diritto amministrativo sentiti da alanews.it. Fino a ieri, una cooperativa sociale che gestisce una struttura sanitaria o una onlus con una scuola poteva solo affidarsi a un EPC per i lavori di efficientamento energetico. Un contratto che imponeva garanzie precise sul risparmio e pagamenti legati strettamente ai risultati raggiunti.

Ora invece quelle stesse realtà hanno la possibilità di scegliere anche il più semplice contratto di servizio energia, già usato da condomini e aziende private. Una soluzione meno complicata sul piano della gestione amministrativa e finanziaria. “Finalmente abbiamo strumenti più adatti alle nostre esigenze”, dice Lucia Marzi, presidente di una storica cooperativa milanese attiva nella cura degli anziani. “Non tutti gli ETS possono permettersi investimenti anticipati o aspettare anni per rientrare con i soldi: questa formula ci dà una mano concreta”.

Le differenze tra contratto EPC e servizio energia

Nel dettaglio, il contratto EPC resta pensato soprattutto per le Pubbliche Amministrazioni, che devono garantire massima trasparenza e risultati misurabili secondo le regole sugli appalti pubblici. Con l’EPC la ESCo viene pagata solo se il risparmio si ottiene davvero; se manca l’obiettivo, può non ricevere nulla o solo una parte del compenso.

Al contrario, il contratto di servizio energia prevede un pagamento fisso per i servizi erogati – manutenzione, gestione del calore o dell’illuminazione – senza legare tutto ai risultati energetici. Proprio questa prevedibilità convince molti ETS economici perché limita i rischi finanziari. “Potersi orientare tra le due formule mette finalmente sullo stesso piano enti profit e non profit”, commenta Carlo Orsini, consulente energetico con sede a Bologna.

Effetti attesi: più investimenti e meno ostacoli

Secondo i primi calcoli dell’Associazione Nazionale delle ESCo, circa 10.000 cooperative sociali e fondazioni potrebbero valutare questa strada nel corso del 2026. I dati mostrano come avere a disposizione modelli contrattuali più snelli spinga sia alla diffusione delle tecnologie efficienti sia a far crescere la concorrenza fra operatori.

“In passato – ricorda Andrea Guidetti, direttore di una ESCo lombarda – spesso rinunciavamo a progetti con ETS economici proprio per i vincoli dell’EPC. Ora lo scenario è decisamente più favorevole per tutti”. Resta aperta la questione dei finanziamenti: il nuovo contratto favorisce avvii più rapidi, ma la sostenibilità degli investimenti dipenderà anche dalla capacità degli enti di accedere a contributi pubblici o incentivi.

Reazioni e prospettive per il Terzo Settore

Nel pomeriggio a Roma un portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore ha definito la novità “un passo avanti atteso da tempo”, sottolineando come ora anche gli ETS impegnati in settori produttivi – ad esempio cooperative agricole o sociali che gestiscono impianti sportivi o mense – potranno innovare i loro sistemi senza dover affrontare procedure amministrative troppo complicate.

Qualcuno però avverte: “L’apertura va accompagnata da formazione e supporto tecnico”, suggerisce Franco Zorzi, consulente ambientale. Molte realtà non profit potrebbero infatti trovarsi in difficoltà davanti a offerte poco chiare o troppo costose nel tempo.

Il quadro normativo: cosa dice la legge

La possibilità per gli ETS economici di firmare contratti di servizio energia si basa sulle ultime linee guida ministeriali pubblicate lo scorso dicembre. Un documento che fa chiarezza sulla differenza tra enti pubblici soggetti al Codice degli Appalti ed enti privati, compresi quelli senza scopo di lucro ma con attività d’impresa.

Gli operatori del settore sono soddisfatti: “Si apre finalmente un periodo dove l’efficienza energetica non è solo un obbligo burocratico”, conclude Orsini, “ma diventa uno strumento concreto per migliorare sostenibilità e servizi”. Per cooperative sociali e fondazioni italiane si tratta di un’occasione reale per tagliare costi e ridurre l’impatto ambientale senza mettere a rischio la solidità gestionale.

Sonia Rinaldi

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