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Favor rei sulle violazioni dei limiti all’uso del contante: la disciplina più favorevole vale per i fatti antecedenti al DLgs 90/2017

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Franco Sidoli

Nel 2017, con il decreto legislativo 90, è cambiato il modo di sanzionare gli illeciti amministrativi. Ma cosa succede a quei fatti accaduti prima di quella data? Non è una questione semplice: applicare la legge più favorevole o quella vigente al momento del processo? La risposta spetta al giudice di merito, che deve valutare ogni caso con attenzione. Non si tratta di una scelta automatica, ma di un equilibrio delicato tra norme e giustizia concreta.

Dlgs 90/2017: quando si guarda indietro per scegliere la norma giusta

Il decreto 90/2017 ha rivoluzionato alcune regole sulle sanzioni amministrative, modificando pesantemente procedure e criteri. Quando però si tratta di fatti commessi prima del 2017, bisogna scegliere se applicare la vecchia disciplina o quella nuova. La legge dice che va applicata la normativa più favorevole al sanzionato, ma non è un automatismo. Bisogna valutare bene ogni singolo caso. Per esempio, un illecito del 2016 andrebbe esaminato con le regole di allora, ma se la nuova legge offre sanzioni più leggere o condizioni migliori, allora conviene applicarla.

La Corte di Cassazione ha chiarito più volte che non basta guardare l’anno in cui è stato commesso il fatto. Serve capire se il cambiamento di legge porta un reale vantaggio per chi ha commesso l’illecito. Solo in questo caso si applica il principio di favor rei, che è un caposaldo del nostro sistema: privilegiare la norma più leggera per garantire giustizia e equità nelle sanzioni.

Il giudice di merito: chi pesa i pro e i contro della legge da applicare

Spetta al giudice di merito decidere quale normativa usare per fatti avvenuti prima del dlgs 90/2017. Non si limita a controllare la data dell’illecito, ma deve valutare con attenzione tutte le circostanze e gli effetti pratici delle diverse norme. In sostanza, il giudice confronta le leggi per vedere quale porta maggior beneficio al caso specifico.

Durante il processo si analizzano la norma vigente al momento del fatto e quella successiva, confrontando sanzioni, attenuanti, procedimenti e tempi di prescrizione. La complessità della valutazione può cambiare a seconda della natura dell’illecito e del tipo di sanzione prevista.

È importante ricordare che la decisione del giudice di merito può essere rivista in appello o in Cassazione, ma è proprio in prima istanza che si decide concretamente quale legge applicare. Qui il giudice ha il potere di scegliere, basandosi sulle caratteristiche del caso e bilanciando gli interessi in gioco.

Un esempio concreto: come cambia la sanzione con la legge più favorevole

Prendiamo un illecito amministrativo ambientale del 2016. Prima del dlgs 90/2017, la multa era più alta e i tempi per chiudere la pratica più lunghi. Dopo il 2017, la legge ha introdotto limiti più stringenti sulle multe e procedure più veloci. In tribunale, il giudice deve stabilire quale norma porta un vantaggio reale all’imputato. Se la nuova legge è più leggera, può applicarla anche se il fatto è precedente.

Questo principio ha un impatto importante sulle controversie: chi ha ricevuto una sanzione può chiedere che il caso venga riesaminato con le regole più favorevoli. Dal punto di vista pratico, questo rende la giustizia amministrativa più flessibile, evitando che i diritti del sanzionato restino bloccati da norme superate.

La giurisprudenza recente conferma questo orientamento, sottolineando come applicare la norma più favorevole sia parte della tutela giurisdizionale. Vale anche quando la nuova legge cambia aspetti formali, come i tempi per notificare o le possibilità di riduzione delle sanzioni.

Infine, questa dinamica influenza anche la formazione dei giuristi e il funzionamento degli uffici amministrativi, che devono aggiornarsi costantemente. Il vero nodo resta il bilanciamento tra certezza del diritto e giustizia sostanziale, con il giudice di merito chiamato a trovare l’equilibrio giusto caso per caso.

Franco Sidoli

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