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Fusioni inverse e operazioni MLBO: come gestire le perdite riportabili nelle acquisizioni infragruppo

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Sonia Rinaldi

Quando un’azienda crea una società solo per comprare quote di un’altra, l’esenzione fiscale sulle operazioni infragruppo non è più così scontata. Spesso si pensa che trasferire partecipazioni tra società dello stesso gruppo sia un passaggio semplice e vantaggioso. Ma se il veicolo societario nasce soltanto per questo scopo, le autorità fiscali iniziano a guardare con sospetto.

Non basta mettere in piedi una “scatola” vuota, priva di attività reale, per ottenere automaticamente il beneficio fiscale. La legge e la giurisprudenza sono molto attente a questo dettaglio: vogliono capire se quel veicolo ha un ruolo concreto o se serve solo a sfruttare una scorciatoia fiscale. E quando emerge che si tratta solo di un contenitore creato ad hoc, l’esenzione rischia di saltare.

Veicoli societari: strumenti o meri passaggi?

La società veicolo, spesso chiamata SPV , ha un ruolo chiave nelle acquisizioni infragruppo. Serve a isolare rischi e passività, ma può anche trasformarsi in un elemento problematico quando viene usata solo per comprare quote di una controllata. Il problema è che, senza una vera attività economica autonoma, il beneficio fiscale rischia di sfumare.

In pratica, bisogna vedere se il veicolo fa qualcosa di più che sostenere la singola operazione. Se è solo un tramite senza una funzione gestionale o produttiva, le autorità fiscali tendono a negare l’esenzione, giudicando questa scelta come un modo per aggirare le regole fiscali.

Dove si fermano i limiti fiscali e legali

Il nostro sistema normativo e la giurisprudenza sono piuttosto chiari nel mettere dei paletti all’esenzione fiscale nelle operazioni infragruppo con veicoli creati ad hoc. La legge prevede sì l’esenzione in certe cessioni, ma solo se ci sono condizioni precise, come l’effettiva attività economica del veicolo e l’assenza di intenti elusivi.

Quando mancano questi requisiti, i ricorsi per ottenere l’esenzione vengono spesso respinti, soprattutto se il veicolo è visto come semplice interposizione senza una reale funzione operativa. Questo orientamento ha un peso importante: le imprese devono essere molto attente a come strutturano queste operazioni, perché senza prove concrete dell’attività effettiva rischiano di perdere il beneficio fiscale.

Cosa cambia per le aziende: strategie e precauzioni

Di fronte a queste difficoltà, molte aziende stanno rivedendo le loro strategie di acquisizione e riorganizzazione infragruppo. La regola è chiara: meglio evitare veicoli societari che sembrano nati solo per fare da tramite. Meglio puntare su strutture in cui il veicolo abbia un ruolo vero, come gestire partecipazioni, fornire servizi al gruppo o svolgere altre attività commerciali.

Un’altra strada è quella di fare acquisizioni direttamente dalla capogruppo o usare società già operative, più coerenti con i requisiti per ottenere l’esenzione completa. I consulenti fiscali valutano ogni caso con attenzione, cercando di bilanciare il risparmio fiscale con il rischio di contestazioni.

In sostanza, la pianificazione fiscale deve andare oltre l’ottimizzazione e tenere in conto trasparenza e conformità. Le autorità sono molto attente e restrittive: serve un approccio prudente e ben documentato per evitare problemi.

Cosa ci aspetta: il futuro delle esenzioni nelle operazioni infragruppo

Nel 2024 il tema resta caldo, con dibattiti in corso a livello normativo e interpretativo. Potrebbero arrivare nuovi interventi o chiarimenti che definiscano meglio quando si può davvero applicare l’esenzione, distinguendo tra attività economica reale e semplice interposizione.

Nel frattempo, le imprese seguono da vicino l’evoluzione delle regole e delle sentenze. La parola d’ordine è prudenza: ogni operazione deve essere ben documentata e pensata per rispettare i principi di sostanza e trasparenza.

In questo contesto, confrontarsi con gli enti di controllo e consultare esperti fiscali prima di agire diventa fondamentale. Le operazioni infragruppo con veicoli creati per acquistare quote di società target sono un terreno complesso, che richiede attenzione e aggiornamento continui.

Sonia Rinaldi

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