Milano, 13 giugno 2024 – Il nodo del credito IVA per le società non operative resta irrisolto. La Corte di Cassazione, con una sentenza recente, ha bocciato le regole italiane che limitano il rimborso. Ma il Parlamento ancora non ha stabilito come queste aziende possano effettivamente chiedere indietro l’IVA. Il problema riguarda centinaia di imprese italiane, spesso bloccate da norme confuse e da una prassi amministrativa che, finora, ha lasciato poco margine.
Tutto nasce da una lite tra una società “non operativa” e l’Agenzia delle Entrate. Per legge, le cosiddette società di comodo non possono ottenere il rimborso dell’IVA a credito, tranne in casi particolari. Ma la Cassazione – con la sentenza n. 12345/2024 depositata il 5 giugno – ha detto no a questa regola. Secondo i giudici, il divieto va contro gli articoli 9 e 167 della direttiva 2006/112/CE. Tradotto: non si può negare il diritto alla detrazione solo perché una società è considerata “non operativa”.
“Nessuno può essere escluso dal diritto alla detrazione dell’IVA per il volume delle operazioni”, si legge nelle motivazioni. Un giudizio chiaro, che punta il dito sulla supremazia del diritto europeo rispetto a quello italiano.
Nonostante la sentenza, però, resta il vuoto. Il Parlamento non ha ancora varato una legge che spieghi come le società non operative possano chiedere il rimborso o usare il credito IVA. Chi lavora nel settore fiscale – soprattutto i commercialisti – denuncia l’impasse: “Abbiamo clienti che aspettano risposte da mesi”, racconta Marco Bianchi, tributarista milanese. “Senza una legge chiara, si rischiano solo nuovi contenziosi”.
Secondo l’Agenzia delle Entrate, nel 2023 ci sono circa 25mila società “di comodo”. Molte hanno accumulato crediti IVA negli anni, spesso a causa di investimenti o di attività ridotte dalla crisi.
La questione non è isolata: riguarda il confronto tra le regole italiane e quelle europee sull’IVA. La direttiva 2006/112/CE dà regole uguali per tutti gli Stati, ma lascia un po’ di margine ai singoli Paesi. In Italia, però, le restrizioni sulle società non operative sono spesso finite nel mirino della Commissione UE.
“Si rischia una procedura d’infrazione”, avverte un funzionario del Ministero dell’Economia, che preferisce non farsi riconoscere. “Se non si interviene in fretta, Bruxelles potrebbe chiedere spiegazioni ufficiali”. Preoccupazione condivisa anche da Confindustria. Il vicepresidente Maurizio Stirpe ha detto ieri: “Serve una soluzione rapida e condivisa”.
Nel frattempo, le imprese navigano a vista. Qualcuna ha già chiesto il rimborso basandosi sulla sentenza della Cassazione, altre aspettano istruzioni precise. L’Agenzia delle Entrate, però, non ha ancora dato indicazioni ufficiali. “Aspettiamo il via libera dal legislatore”, dicono dagli uffici di via Cristoforo Colombo a Roma.
Si parla di una possibile riforma complessiva sulle società non operative, magari nella prossima legge di bilancio. Ma i tempi potrebbero essere lunghi. Nel frattempo, gli esperti consigliano prudenza. “Ogni situazione va valutata caso per caso”, avverte Bianchi. “Solo così si capisce se e come usare il credito IVA”.
L’aria è tesa. Molte aziende temono che l’incertezza rallenti ancora i rimborsi o, peggio, porti a nuovi controlli fiscali. “Non possiamo permetterci altri blocchi”, confida un imprenditore lombardo, che vuole restare anonimo. “Abbiamo bisogno di liquidità subito, non tra sei mesi”.
Per ora, l’unica certezza è la sentenza della Cassazione: il diritto al credito IVA per le società non operative c’è, va riconosciuto. Ma senza regole chiare e procedure precise, rischia di restare solo sulla carta.
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