Roma, 26 gennaio 2026 – La Corte di Cassazione ha chiarito una volta per tutte che senza la condizione di reciprocità non si può concedere l’esenzione dall’imposta agli enti pubblici stranieri che ne fanno richiesta in Italia. La sentenza n. 1674, pubblicata oggi, ha un impatto diretto sui rapporti fiscali tra amministrazioni pubbliche straniere e il nostro sistema tributario.
Il caso portato davanti alla Suprema Corte riguardava un ente pubblico estero – il cui nome non è stato reso noto – che chiedeva di non pagare una tassa italiana, invocando le norme sulle esenzioni previste per le pubbliche amministrazioni straniere. Tutto si è giocato su un punto fondamentale: la cosiddetta reciprocità. Secondo il diritto internazionale e la normativa italiana, l’esenzione scatta solo se anche il Paese di origine dell’ente concede lo stesso trattamento agli enti pubblici italiani.
“La mancanza di reciprocità – ha spiegato la sezione tributaria della Cassazione – esclude a monte qualsiasi possibilità di concedere l’esenzione richiesta.” Una posizione chiara e netta, sostenuta da precedenti giurisprudenziali, che lascia poco spazio a interpretazioni più ampie o deroghe non formalizzate da accordi bilaterali o norme internazionali specifiche.
Nelle motivazioni depositate in cancelleria i giudici sottolineano come la reciprocità sia una “condizione oggettiva e imprescindibile” per riconoscere benefici fiscali in situazioni transnazionali. Senza una prova concreta che lo Stato straniero applichi la stessa esenzione agli enti italiani, la legge italiana non può andare incontro agli enti stranieri.
“La norma si basa su principi consolidati del diritto internazionale,” si legge nella sentenza, “e serve a mantenere un equilibrio nei rapporti tra Stati”. Solo se viene accertata la reciprocità si può derogare al principio generale che vuole tutte le imposte dovute.
Non è un dettaglio da poco: ogni anno molte amministrazioni straniere che operano in Italia chiedono l’esenzione fiscale per immobili o attività istituzionali. Fonti del Ministero dell’Economia spiegano che in passato ci sono stati casi di incertezza proprio perché dimostrare la reciprocità non è sempre semplice. In questi casi servivano controlli più accurati e pareri specifici del Ministero degli Esteri.
Le reazioni degli esperti non sono tardate. Antonio Marzano, docente di Diritto Tributario alla Sapienza, commenta: “La sentenza conferma un trend restrittivo degli ultimi anni: senza una verifica puntuale della reciprocità ogni richiesta di esenzione cade. Gli enti stranieri dovranno dimostrare con precisione quali vantaggi riservano ai nostri enti nei loro Paesi.”
Un funzionario dell’Agenzia delle Entrate, parlando con alanews.it in forma anonima, ha ammesso: “Il principio è chiaro ma spesso è complicato trovare prove ufficiali sulle leggi o prassi estere.” Di fatto gli enti pubblici devono presentare documenti dettagliati – come atti amministrativi o certificazioni consolari – per provare di averne diritto.
Nel contesto dei rapporti bilaterali tra Stati, questa decisione richiama i governi a fare più attenzione nella stesura di accordi fiscali internazionali. Dove ci sono convenzioni sulle esenzioni per enti pubblici queste valgono e vengono applicate subito. Dove mancano invece queste intese, resta ferma la regola stabilita oggi dalla Cassazione: niente agevolazioni senza una reciproca concessione.
Gli uffici legali delle ambasciate e delle rappresentanze straniere dovranno quindi prepararsi a fornire documentazione completa ogni volta che si presenta un caso del genere. Si profila così una maggiore complessità burocratica nei controlli e più cautela da parte degli enti stranieri quando agiscono sul territorio italiano.
Secondo l’Associazione Nazionale Tributaristi Italiani, negli ultimi due anni le richieste di esenzione fiscale presentate da soggetti pubblici esteri in Italia sono aumentate del 15%, soprattutto per immobili usati come sedi istituzionali o per attività culturali. Da quest’anno la sentenza farà scattare verifiche più rigide sulle domande arrivate dal 2026 in poi.
Con questa pronuncia la Cassazione mette un punto fermo destinato a guidare sia l’amministrazione sia i futuri contenziosi. “Le regole sono chiare,” conclude il professor Marzano. “Chi opera all’estero deve rispettare questa condizione fondamentale della reciprocità.” Senza prove certe, niente esenzione. Un principio semplice sulla carta ma che nel lavoro quotidiano degli uffici fiscali e nelle relazioni diplomatiche richiederà sempre molta attenzione.
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