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Nuovo regime forfetario per ODV e APS: come le scelte iniziali influenzano gli anni successivi

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Franco Sidoli

Roma, 2 febbraio 2026 – Nel complicato intreccio della fiscalità italiana, c’è una regola che continua a creare dubbi tra professionisti, imprese e contribuenti: le scelte fatte nel primo anno di attività fissano il regime fiscale per gli anni a venire. Questo principio, ribadito più volte negli ultimi mesi dall’Agenzia delle Entrate, richiede attenzione fin dai primi passi. Chi lavora nel settore – commercialisti e consulenti su tutti – sa bene che quello che si decide all’inizio, tra codici, opzioni e regimi agevolati, può segnare la posizione fiscale per molto tempo.

Le prime scelte pesano sul futuro fiscale

Da quanto spiegano i funzionari dell’Agenzia delle Entrate, l’opzione scelta nel primo anno – per esempio tra regime forfettario e ordinario, o la richiesta di trasparenza fiscale nelle società di persone – “rimane vincolante almeno per tre anni”, salvo casi particolari di decadenza o recesso espressamente previsti. Per fare un esempio concreto: un artigiano che apre partita Iva nel 2025 con il regime forfettario dovrà tenerlo fino al 2028, a meno che non superi i limiti stabiliti dalla legge o si verifichino altre condizioni che impongono il cambiamento.

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda le comunicazioni preventive. “Molte scelte si perfezionano attraverso comportamenti concreti o con l’indicazione nella dichiarazione dei redditi”, ha chiarito ieri pomeriggio Mario Polverini, presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Roma. Non è un dettaglio da poco: sbagliare nella compilazione o dimenticare di segnalare la scelta può avere conseguenze difficili da sistemare in seguito.

Regimi forfettario, minimi e società: cosa c’è da sapere

Con l’espansione del regime forfettario, negli ultimi anni i dubbi sono aumentati. “Chi inizia spesso pensa sia facile cambiare regime”, dice un funzionario delle Entrate coinvolto nelle recenti circolari operative. In realtà, una volta scelta una strada – come il forfettario – il vincolo dura almeno tre anni fiscali. Solo se si perdono i requisiti (per esempio superando la soglia di fatturato o entrando in società) si può cambiare prima.

Stessa regola vale per le società che optano per la trasparenza fiscale: serve comunicare la scelta all’amministrazione finanziaria e questa resta valida per almeno tre anni. Ci sono casi particolari, come il passaggio dal regime ordinario alla liquidazione Iva trimestrale, dove le opzioni possono essere annuali; ma anche qui è fondamentale tenere d’occhio scadenze e condizioni.

Gli errori più comuni e come correggerli

Tra gli errori più frequenti segnalati dagli studi romani ci sono quelli nella prima dichiarazione dei redditi o nel quadro VO. Solo dopo mesi molti contribuenti scoprono di aver fatto una scelta sbagliata o poco conveniente. Le norme permettono in alcuni casi di correggere con dichiarazioni integrative entro certi termini; in altri casi invece bisogna aspettare la fine del vincolo triennale.

“Non è solo questione di forma”, osserva Polverini. “Le decisioni iniziali incidono sul carico fiscale futuro, sulle possibilità di deduzione e persino sull’accesso a certi incentivi”. Dal ministero dell’Economia confermano un aumento delle richieste di chiarimento su situazioni limite e cause di forza maggiore che possono giustificare un cambio anticipato del regime.

Consulenza e formazione: il ruolo chiave degli esperti

In questo quadro, commercialisti e consulenti tributari hanno un ruolo fondamentale. “La consulenza iniziale è decisiva perché non sempre si può tornare indietro dopo aver scelto”, sottolinea ancora Polverini. La formazione continua degli operatori resta essenziale: l’Agenzia delle Entrate ha già annunciato nuovi incontri informativi tra febbraio e marzo per rispondere ai dubbi pratici su casi complessi.

Al momento resta chiaro questo principio: le scelte fatte nel primo anno condizionano gli anni successivi. Il consiglio? “Meglio prendersi qualche giorno in più per valutare tutte le conseguenze fiscali anziché trovarsi legati a un regime poco adatto”, conclude Polverini. Così la fiscalità italiana conferma ancora una volta il suo carattere severo: ogni decisione conta davvero e va presa con calma ma con attenzione alle regole sul tavolo.

Franco Sidoli

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