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Recupero indebite compensazioni 2020: scadenza entro fine anno per i crediti inesistenti del 2017

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Sonia Rinaldi

Roma, 19 dicembre 2025 – Dal prossimo gennaio, le compensazioni fiscali fatte nel 2017 con crediti inesistenti non avranno più effetto, come previsto dalle norme attuali. Lo confermano fonti dell’Agenzia delle Entrate, spiegando che questa scadenza riguarda imprese e contribuenti coinvolti in compensazioni non regolari. Un momento molto atteso, che fa discutere esperti e operatori per le conseguenze sulle posizioni debitorie ormai “vecchie” e per il messaggio forte che arriva nella lotta all’evasione.

Scade il tempo per le compensazioni irregolari

Con il 2025 alle porte, scatta la decadenza per tutte le compensazioni fatte nel 2017 con crediti fiscali non dovuti. La legge (articolo 1, comma 421 della legge n. 311/2004 e successive modifiche) dà all’Agenzia delle Entrate cinque anni di tempo per contestare queste operazioni. Ora quella finestra si chiude per gli atti del 2017, tagliando fuori una parte dei recuperi possibili. “Sono già partiti gli ultimi avvisi agli interessati,” spiegano da via Cristoforo Colombo.

Imprese e professionisti: cosa cambia davvero

Molte piccole e medie imprese hanno seguito con attenzione questo tema dei crediti inesistenti. Chi ha sistemato la propria posizione entro i termini può tirare un sospiro di sollievo. Chi invece ha ancora pendenze rischia accertamenti solo se l’irregolarità è stata scoperta prima che passassero i cinque anni. “La decadenza scatta in automatico,” dice un commercialista romano che segue diversi casi, “ma chi ha già ricevuto atti può comunque essere sanzionato”. Un dettaglio tecnico ma importante: non tutti i fascicoli andranno archiviati. Alcuni sono già finiti in tribunale.

Norme confuse e problemi ancora aperti

Negli ultimi anni la questione dei crediti d’imposta ha visto tante interpretazioni diverse, soprattutto su chi può usarli in compensazione. Il legislatore è intervenuto più volte anche per bloccare frodi legate a bonus e agevolazioni. “Ogni volta che si chiudono degli accertamenti,” spiega un funzionario dell’Agenzia delle Entrate, “emergono nuovi modi per aggirare le regole”. Per i crediti inesistenti, la linea è sempre stata dura: chi li usa rischia di dover restituire tutto e pagare multe fino al doppio della somma.

Le reazioni sul campo: casi concreti

Nel lavoro quotidiano le operazioni non sono mai semplici. Alcune aziende, racconta il consulente fiscale Matteo De Santis, hanno compensato debiti presentando documenti incompleti o sbagliati. Altre volte il credito nemmeno esisteva davvero: spese mai fatte o investimenti solo sulla carta. Negli ultimi anni l’Agenzia ha intensificato i controlli incrociati con verifiche telematiche: “Ho ricevuto la prima notifica nel 2022,” racconta un imprenditore di Fiumicino. “Da allora tra ricorsi e chiarimenti abbiamo speso più in consulenze che in tasse”. Alcuni casi si sono chiusi con restituzioni complete; altri sono ancora davanti alle Commissioni tributarie.

Il futuro dei controlli

Mentre scade la possibilità di agire sulle compensazioni del 2017, restano sotto la lente i crediti degli anni dopo. Giovanni Villa, direttore dell’area Controlli dell’Agenzia delle Entrate, ha detto alla Sapienza: “Stiamo potenziando gli strumenti per incrociare i dati e prevedere anomalie”. L’obiettivo – assicurano dal ministero dell’Economia – è ridurre i tempi tra la compensazione e l’eventuale contestazione.

Nel frattempo, gli esperti consigliano di mantenere alta l’attenzione su tutti i fronti. “Il vero rischio,” riflette De Santis, “è pensare che dopo cinque anni sia tutto archiviato”. Ma nuove norme – dai crediti edilizi al superbonus – tengono tutto in movimento. Solo controllando bene ogni documento si evitano sorprese anche a chi credeva di aver chiuso con il passato.

Un quadro in continua evoluzione

Con la scadenza delle compensazioni 2017 legate ai crediti inesistenti, si conferma una tendenza a stringere sempre di più su verifiche e controlli. Però resta molta incertezza sulle posizioni ancora aperte e sui nuovi crediti legati ai bonus, un tema che terrà occupati amministrazione e studi fiscali ancora a lungo. La fine dell’anno segna una tappa importante ma non una conclusione definitiva. Chi lavora in questo campo lo sa bene: il prossimo capitolo è già iniziato.

Sonia Rinaldi

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