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Revocatoria fallimentare dell’acquirente: necessaria l’insinuazione al passivo per il valore corrispondente

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Franco Sidoli

Roma, 26 dicembre 2025 – La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale: quando una società fallisce, è indispensabile presentare la domanda di insinuazione al passivo per far valere i propri crediti. Questo vale anche per somme già contestate o riconosciute in altri procedimenti. La sentenza, pubblicata oggi e molto attesa da addetti ai lavori e creditori, fa finalmente chiarezza su un tema che finora ha generato molta confusione.

Cassazione: senza l’insinuazione, il credito non vale nulla

La vicenda che ha portato alla decisione arriva dalla Sezione Lavoro della Corte. A novembre, a Roma, è stato discusso il caso di un ex dipendente di una società fallita nel 2022. L’uomo aveva ottenuto una sentenza definitiva che gli riconosceva delle differenze retributive. Nonostante questo, però, non aveva inserito il credito nella procedura fallimentare nei tempi giusti. Il curatore fallimentare ha quindi rigettato la sua richiesta perché fuori termine.

I giudici della Suprema Corte hanno ribadito un concetto chiave: la procedura fallimentare è “universale” e l’unico modo per far valere un credito contro la massa dei creditori è proprio la domanda di insinuazione al passivo, “indipendentemente da come quel credito sia nato o sia stato accertato”.

L’insinuazione resta un passaggio obbligato

La sentenza – depositata stamattina alle 9.15 – sottolinea che la richiesta di insinuazione serve per “qualsiasi pretesa economica”, anche quelle già confermate da un giudice del lavoro, civile o persino penale in rari casi. Solo chi rispetta tempi e modi indicati dagli articoli 92 e seguenti della legge fallimentare può partecipare alla distribuzione del patrimonio.

Gli stessi giudici spiegano che “una sentenza favorevole non vale automaticamente nel procedimento fallimentare”. Anche l’avvocato Valentina Rizzo, esperta di diritto concorsuale, conferma: “Molti creditori credono che basti avere una decisione del tribunale ordinario per ottenere i soldi anche dal fallimento. In realtà serve sempre fare la domanda formale”. Una dimenticanza che può costare cara: chi salta questo passaggio perde ogni chance di essere pagato.

Cosa cambia per i creditori

Questa pronuncia era molto attesa, soprattutto da chi si trova con procedure aperte negli ultimi mesi. Solo nel 2024 sono stati quasi 18mila i fallimenti in Italia, secondo Cerved. Il messaggio è chiaro: chi ha un credito deve controllare se ha presentato la domanda di insinuazione entro i termini (di solito entro 30 giorni dalla pubblicazione della sentenza che dichiara il fallimento). Se si perde questo treno, il curatore rigetterà ogni richiesta.

“Non ci sono scorciatoie”, avverte Lorenzo Ricci, presidente dell’Ordine dei commercialisti di Roma. “Anche quando si pensa di avere già tutto in mano – con una sentenza o un accordo – bisogna seguire alla lettera le regole della procedura”.

Un errore comune? Pensare che basti spedire una raccomandata o comunicare informalmente al curatore il proprio credito. Ma solo la domanda ufficiale permette al giudice delegato di valutare e ammettere il credito.

L’effetto su INPS, Agenzia delle Entrate e banche

Sul fronte pratico, questa decisione avrà ripercussioni anche su enti come INPS, Agenzia delle Entrate e banche coinvolte nelle procedure concorsuali. Tutti dovranno stare molto attenti ai termini e alle modalità per l’insinuazione. Anche se hanno già ottenuto un titolo esecutivo in sede civile o amministrativa, senza l’inserimento nella massa dei creditori quel diritto resta inutile nel contesto del fallimento.

Secondo i primi commenti degli esperti legali, questa sentenza rafforza l’applicazione uniforme della norma su tutto il territorio nazionale. Nei prossimi giorni sono attese circolari esplicative dalle principali associazioni di categoria.

Nel frattempo fonti dai tribunali fallimentari del Nord segnalano un aumento delle richieste di consulenza da parte dei creditori preoccupati. “Molti temono di aver perso la finestra utile – racconta un avvocato milanese – e stanno correndo ai ripari per non vedersi bocciare le domande”.

In definitiva, solo l’insinuazione al passivo tutela davvero i crediti nel fallimento. Chi prova altre strade rischia solo di rimanere a mani vuote.

Franco Sidoli

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