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Riforma Commercialisti 2026: ANC Critica il Ritiro degli Emendamenti di Centemero

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Luca Ippolito

Il 17 luglio 2026, a Roma, l’esame parlamentare sulla riforma dell’ordinamento professionale ha preso una piega inaspettata. Gli emendamenti proposti dall’Onorevole Centemero, attesi come una possibile svolta per Dottori Commercialisti e Esperti Contabili, sono stati ritirati all’ultimo minuto. Un vero colpo di scena che ha lasciato la categoria a bocca asciutta e carica di dubbi. In un momento in cui la professione chiedeva strumenti più moderni per affrontare sfide sempre più complesse, questo dietrofront alimenta solo incertezza sul futuro e sulle prossime mosse da compiere.

Disegno di legge delega, un’occasione cruciale per commercialisti ed esperti contabili

Questo disegno di legge delega è stato pensato come una tappa importante per aggiornare una professione regolata da norme vecchie, che non tengono più il passo con le nuove esigenze del mercato, la digitalizzazione e il ruolo sempre più strategico di questi professionisti nel mondo aziendale e fiscale. La riforma avrebbe dovuto affrontare temi chiave: snellire i percorsi formativi, aggiornare le competenze e introdurre nuove responsabilità etiche. Il legislatore aveva il compito di trovare un equilibrio tra proteggere il mercato e garantire una professionalità competitiva anche a livello internazionale.

Gli emendamenti dell’On. Centemero volevano intervenire su punti sensibili: accesso alla professione, formazione continua obbligatoria, trasparenza nella consulenza. Proposte che puntavano a tagliare la burocrazia e valorizzare le nuove competenze, in linea con le innovazioni tecnologiche e di business. Il loro ritiro apre però il dubbio sul reale impegno politico nel portare avanti cambiamenti strutturali. Chi lavora ogni giorno tra partite IVA, studi professionali e aziende attente alla qualità dei servizi, aspetta risposte concrete, non rinvii o compromessi a metà.

Dietro il ritiro degli emendamenti: cosa significa per la politica e la professione

Il ritiro degli emendamenti non è un semplice dettaglio tecnico: ha un peso politico e rappresentativo ben più ampio. L’Associazione Nazionale Commercialisti ha espresso disappunto, definendo questa scelta come un’occasione persa per migliorare la disciplina della professione e per rafforzarne il ruolo nella società. La fase parlamentare, che dovrebbe essere il momento di confronto e sintesi, sembra invece bloccata da interessi politici e difficoltà di mediazione che rischiano di frenare interventi necessari per dare stabilità e innovazione.

Sul fronte professionale, rinunciare a queste proposte può rallentare l’adeguamento alle normative europee, la digitalizzazione e la modernizzazione degli standard operativi. Un rischio concreto è quello di restare indietro rispetto ad altri Paesi, più snelli e avanzati. Inoltre, si rischia di allontanare i giovani professionisti, che vedono poche opportunità reali di crescita e formazione. Chi vive la professione ogni giorno sa quanto sia urgente dotare la categoria di regole chiare, aggiornate e applicabili.

L’ANC invita le istituzioni a non abbandonare il percorso di revisione, sottolineando la necessità di un dialogo aperto e costruttivo tra Parlamento, professionisti e società civile. Solo così si potrà evitare che questa riforma resti una semplice formalità burocratica, senza impatti reali sulla qualità del lavoro e sulla tutela degli interessi collettivi.

Guardando avanti: sfide e sviluppi in vista per la categoria

Il dietrofront sugli emendamenti lascia aperte molte domande sul futuro dei commercialisti e degli esperti contabili. Nel 2026, infatti, la complessità dello scenario economico richiede una categoria pronta a nuove sfide: dall’uso di software avanzati per il controllo finanziario, alla consulenza su sostenibilità e compliance internazionale. Serve una normativa che accompagni questa trasformazione, con regole chiare e tempi certi.

Governo e Parlamento dovranno valutare come riprendere e integrare le proposte rimaste in sospeso, per non compromettere l’intero pacchetto di riforme. Nel frattempo, gli ordini professionali continuano a puntare su formazione e aggiornamenti per colmare il divario tra norme e pratica quotidiana. Non è escluso che presto arrivino nuove iniziative legislative o regolamentari per rafforzare il sistema.

Chi lavora nel settore deve restare vigile e partecipare attivamente al dibattito, per evitare che le trasformazioni vengano imposte dall’alto senza tenere conto delle esigenze reali. Il 2026 si presenta così come un anno decisivo: le scelte legislative potrebbero cambiare non solo le regole del mestiere, ma anche la reputazione e il valore sociale di una categoria che resta fondamentale per il paese.

Luca Ippolito

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