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Serie A: nuovi controlli economico-finanziari basati sul rapporto costo lavoro e ricavi dei club

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Franco Sidoli

Milano, 16 gennaio 2026 – Il nuovo parametro sul costo del lavoro, introdotto dalle recenti direttive della Federazione, sta già creando fermento nei bilanci delle società di Serie A e Serie B. Il cosiddetto “indicatore di sostenibilità” – una formula che mette a confronto il costo del lavoro allargato con i ricavi dei club – sarà un elemento chiave della stagione in corso, dopo che il Consiglio federale ha fissato la soglia di riferimento.

Come funziona il nuovo indicatore di sostenibilità

In pratica, le società dovranno mantenere il rapporto tra spese per salari e oneri accessori, inclusi quelli legati al personale tecnico, e i ricavi consolidati sotto un certo limite. La soglia, decisa dal Consiglio federale lo scorso dicembre, è al 60% per la Serie A e al 70% per la Serie B. Dietro questa scelta c’è la volontà, spiegano fonti federali, di portare maggiore equilibrio economico e frenare le derive speculative che negli ultimi anni hanno segnato il calcio italiano.

Le prime analisi dei revisori spiegano che l’indicatore tiene conto non solo degli stipendi dei calciatori ma anche di quelli di dirigenti e staff tecnico, oltre a bonus, premi e contributi previsti dai contratti collettivi. Per i ricavi si guardano i proventi da diritti tv, biglietteria, sponsor e cessioni dei giocatori. “Sarà fondamentale tenere d’occhio ogni entrata e ogni uscita”, ha sottolineato Giuseppe Marotta, amministratore delegato dell’Inter, pochi giorni fa.

Le reazioni delle società: cautela e dubbi

L’arrivo dell’indicatore ha suscitato reazioni contrastanti tra i club. Chi ha fatturati importanti vede nella nuova norma uno stimolo a tagliare sprechi e mettere ordine nei conti. Al contrario, le società di fascia media e bassa temono un irrigidimento nelle strategie sul mercato: “Ci costringerà a guardare con più attenzione ai contratti pluriennali”, ha confessato Stefano Campoccia, vicepresidente dell’Udinese. In assemblea di Lega la discussione è andata avanti fino a tardi – quasi le 22 di lunedì scorso – senza però una linea comune.

Nel frattempo alcuni dirigenti hanno chiesto chiarimenti su quali voci rientrino realmente nel “costo del lavoro allargato”. Un punto cruciale visto che non tutti i bonus legati ai risultati vengono contabilizzati allo stesso modo nelle varie società. Solo dopo i controlli della Covisoc si potrà sapere chi davvero rispetta il tetto imposto.

Sanzioni pesanti e impatto sul calciomercato

Il Consiglio federale ha anche stabilito le sanzioni per chi supererà la soglia prevista dall’indicatore: blocco del mercato in entrata nella sessione successiva, riduzione della rosa e possibili penalizzazioni in classifica. Non è un dettaglio da poco: “Un errore di calcolo può costare una stagione intera”, ha detto Claudio Lotito a margine della conferenza FIGC dello scorso venerdì.

La regola entrerà in vigore già dalla prossima finestra estiva del mercato. Questo significa che i club dovranno rivedere le loro strategie — sia sulle trattative per i rinnovi sia sugli acquisti — puntando a ridurre gli esuberi e valorizzare i giovani del settore giovanile. Solo così riusciranno a rispettare le nuove regole senza perdere ambizione sportiva.

Verso una sostenibilità più concreta nel calcio italiano

Il tema della sostenibilità finanziaria non è una novità. Già da qualche stagione l’UEFA spinge per regole più severe sui conti dei club — basta pensare al nuovo regolamento sulle licenze — ma l’Italia introduce uno strumento in più per tenere sotto controllo la situazione interna. Per Marco Bellinazzo, economista esperto dell’argomento, “il vero cambiamento sarà soprattutto culturale: la sostenibilità non deve essere solo un vincolo imposto dall’alto, ma diventare parte della mentalità diffusa”.

Resta da vedere se questa stretta sui bilanci riuscirà davvero a far risalire la competitività delle squadre italiane nel medio termine. Gli esperti invitano alla prudenza: ci vorranno almeno due o tre stagioni per capire davvero l’impatto dell’indicatore su conti e risultati sportivi. Intanto però negli uffici dei club si respira un’aria chiara: attenzione ai numeri, tutti i giorni.

Franco Sidoli

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