Roma, 18 gennaio 2026 – “Bisogna mettere in campo tutte le iniziative giudiziarie possibili per affrontare la situazione”, ha detto nel primo pomeriggio il ministro della Giustizia, Luca Bonetti, parlando da Palazzo Chigi durante una riunione d’urgenza convocata dal premier Matteo Puglisi. L’incontro arriva a seguito delle crescenti tensioni tra magistratura e governo registrate negli ultimi giorni. La riunione, iniziata alle 13.30 nella sala verde, è stata definita da alcuni partecipanti “tesa ma produttiva”. In ballo, dicono fonti di governo, c’è il fragile equilibrio tra i poteri dello Stato.
La questione è esplosa mercoledì sera, quando l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) ha diffuso una nota di “grave preoccupazione” per alcune proposte di riforma contenute nel disegno di legge in esame alla Commissione Giustizia della Camera. Se approvato, il provvedimento cambierebbe competenze e procedure nei rapporti tra magistrati e governo centrale. In una lettera al ministro Bonetti, il presidente dell’ANM, Giovanni Fiorini, ha ribadito che “ogni tentativo di limitare l’autonomia della magistratura va respinto con fermezza”, invitando i colleghi a usare “tutti gli strumenti legittimi previsti dalla Costituzione”.
Nelle stesse ore è arrivata la risposta del ministero con una nota ufficiale: “La tutela delle prerogative della magistratura e il rispetto del quadro costituzionale sono obiettivi fondamentali”, si legge. Ma subito dopo si precisa che “le riforme non sono trattabili”. Ieri, durante la riunione a Palazzo Chigi, Bonetti ha ribadito ai presenti – tra cui la sottosegretaria Marina Villa e il capo gabinetto Alessandro Russo – che “attivare le iniziative giudiziarie è uno strumento legittimo e necessario nel confronto tra poteri”.
Fonti vicine all’ANM fanno sapere che sul tavolo ci sono diverse iniziative giudiziarie, tra cui il ricorso alla Corte Costituzionale, assemblee straordinarie nei principali distretti – Milano, Napoli, Torino e Palermo in testa – e una possibile richiesta di parere al Consiglio Superiore della Magistratura. Al momento nulla è stato formalizzato. Il portavoce dell’ANM, Claudio Giusti, spiega: “Aspettiamo di leggere il testo definitivo prima di decidere. Però siamo pronti a muoverci senza esitazioni se sarà necessario”.
La tensione si percepisce anche fuori dalle sedi istituzionali. Stamattina, intorno alle 9.15 davanti al Tribunale di Roma si sono radunati circa 120 giudici e pubblici ministeri per un sit-in silenzioso. Cartelli con slogan come “Indipendenza oggi, libertà domani” sono stati ripresi dalle principali televisioni. L’atmosfera era composta – raccontano i cronisti – ma carica di attesa per le mosse dei vertici.
La partita si gioca anche dentro la Camera. Nel pomeriggio la Commissione Giustizia ha ascoltato audizioni con costituzionalisti, rappresentanti delle categorie interessate e avvocati penalisti che hanno sollevato dubbi sulle proposte. “Il rischio è quello di creare cortocircuiti istituzionali”, ha detto il professor Andrea Peluso, docente a La Sapienza. Dall’opposizione la deputata PD Carla Ferrara ha chiesto una pausa nei lavori: “Serve un vero confronto prima di andare avanti”.
Il governo però non arretra. La sottosegretaria Villa ha ribadito ai microfoni: “Nessuno vuole comprimere l’autonomia dei magistrati, ma serve modernizzare il sistema”. L’obiettivo è portare la discussione in Aula entro fine mese, nonostante la tensione sia alta.
Non è la prima volta che il rapporto tra magistratura ed esecutivo arriva a un punto critico simile. Nel 2013 si verificarono tensioni analoghe con il decreto Severi; allora furono settimane difficili, fatte di ricorsi incrociati e solo dopo l’intervento del Quirinale si aprì un dialogo.
Oggi lo scenario è cambiato ma la posta rimane alta: garantire la tenuta delle regole costituzionali nel sistema giudiziario italiano. Nelle prossime ore sono attesi nuovi incontri tra rappresentanti dell’ANM e membri del governo. Dietro tutto resta l’appello del ministro Bonetti: “Servono iniziative giudiziarie efficaci, senza forzature né polemiche. Il rispetto della legge viene prima di tutto”.
Un equilibrio fragile che per ora nessuno sembra riuscire a sciogliere.
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