Milano, 25 gennaio 2026 – La gestione dei fringe benefit continua a essere uno dei temi più caldi quando si parla di tasse, per aziende e lavoratori. Da quest’anno, secondo le ultime indicazioni dell’Agenzia delle Entrate, solo la parte che corrisponde al valore convenzionale dei beni o servizi dati al dipendente può azzerare, sul piano fiscale, il valore del fringe benefit stesso.
La questione è delicata e riguarda tantissimi lavoratori. Nel 2026, molte imprese milanesi (ma non solo) si sono trovate a dover fare i conti con un’interpretazione più rigida delle regole fiscali sui benefici accessori. Il meccanismo non è nuovo: il valore imponibile del fringe benefit è sempre stato legato a un valore convenzionale, fissato da norme precise e aggiornato di frequente. Però, la circolare pubblicata oggi alle 9.30 dall’Agenzia chiarisce che solo se quello che viene dato al dipendente corrisponde esattamente a quel valore si evita che il beneficio pesi sulle tasse.
Come spiega una consulente fiscale sentita da alanews.it in via Turati, “se il datore di lavoro dà un benefit che vale meno del valore convenzionale stabilito dalla legge, la differenza va comunque tassata.” Insomma, solo l’allineamento preciso – euro per euro – salva il lavoratore dal pagare tasse in più su quel beneficio.
Ma cos’è davvero questo valore convenzionale? Per i beni concessi ai dipendenti (auto aziendali, telefoni, case), la legge indica ogni anno tabelle e parametri da usare. Un esempio tipico è l’auto usata anche per fini personali: qui si prende in considerazione la percorrenza stimata in un anno e percentuali di deduzione standard. Lo stesso vale per le abitazioni aziendali: in base alla zona catastale e alla categoria dell’immobile si calcola un canone convenzionale.
“Il principio è chiaro: conta non quello che ha speso l’azienda ma quello che dice la legge”, sottolinea Paolo Cattaneo, tributarista milanese. Solo se il beneficio corrisponde esattamente a questa cifra non scatta la tassazione extra.
Gli effetti sono già sotto gli occhi di tutti. Negli ultimi mesi alcune grandi aziende hanno rivisto le regole interne per rispettare i chiarimenti dell’Agenzia. Nel settore bancario in particolare – dove le auto aziendali e i buoni pasto sono molto diffusi – diversi responsabili HR parlano di una “fase di approfondimento sulle nuove soglie e sulle modalità d’applicazione”.
L’obiettivo, spiegano fonti interne a Unicredit, è “evitare errori che possano provocare sanzioni sia ai dipendenti sia all’azienda”. La Cgil Lombardia segnala che da gennaio a oggi ha ricevuto almeno 200 richieste di chiarimento su casi concreti di fringe benefit sotto soglia. Non mancano dubbi neanche tra i professionisti: uno studio contabile vicino a Porta Romana avverte che “molte piccole imprese rischiano di sbagliare senza accorgersene”.
Tra i benefit più comuni nei contratti aziendali ci sono i buoni pasto elettronici (con valore convenzionale fermo a 8 euro al giorno nel 2026), l’uso privato dell’auto aziendale e i rimborsi per alloggi durante trasferte. Qui serve molta attenzione: anche pochi euro in più possono far scattare la tassazione su tutto o parte del beneficio.
Il chiarimento odierno mette nero su bianco una linea già emersa nelle ultime risposte ai quesiti fiscali. Eppure solo ora molte realtà sembrano aver capito il rischio reale: secondo Assolombarda sono “almeno 25mila i dipendenti lombardi coinvolti nelle nuove verifiche sulle soglie dei fringe benefit”.
Nel frattempo i sindacati chiedono un confronto urgente con il Ministero dell’Economia per valutare possibili modifiche alle regole sui fringe benefit. “Serve chiarezza senza zone d’ombra”, ha detto ieri Susanna Brunelli (Cisl Milano) commentando i primi dati sulle contestazioni in corso. Dall’altra parte, molti datori di lavoro puntano su una maggiore elasticità almeno per quei beni meno soggetti a variazioni di mercato.
Resta fermo un punto fondamentale: solo quando l’importo erogato coincide esattamente con il valore convenzionale si evita di pagare tasse extra su questi benefici. Un dettaglio che oggi fa davvero la differenza nelle buste paga di tanti lavoratori italiani.
Milano, 25 gennaio 2026 – Nel panorama delle testate specializzate dedicate a chi opera nel…
Roma, 25 gennaio 2026 – Si chiama “Il Quotidiano online di aggiornamento” e negli ultimi…
Roma, 25 gennaio 2026 – Arriva dall’Agenzia delle Entrate un chiarimento molto atteso sulle regole…
Roma, 24 gennaio 2026 – Da oggi chi vuole aderire alla cosiddetta "rottamazione dei carichi…
Milano, 24 gennaio 2026 – Un portale aggiornato ogni giorno, pensato per chi lavora nel…
Milano, 24 gennaio 2026 – Le imprese che vogliono approfittare della deduzione fiscale sulle spese…