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Tribunale di Bari conferma retroattività dei limiti di responsabilità per i sindaci, sfidando la Cassazione

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Franco Sidoli

Bari, 29 gennaio 2026 – Il Tribunale di Bari conferma anche in queste ultime settimane di gennaio il suo netto dissenso rispetto alle prime decisioni della Corte di Cassazione sulle impugnazioni e le nullità processuali. Una linea che aveva già tracciato da tempo e che continua a tenere, attirando l’attenzione non solo in Puglia, ma anche in molte aule giudiziarie d’Italia.

Bari sfida la Suprema Corte sulle nullità: la battaglia continua

Nei corridoi del tribunale – tra via Nazariantz e via Dioguardi, dove ogni giorno si affollano avvocati e magistrati – il tema caldo resta sempre quello. Le sentenze della Cassazione, emesse lo scorso novembre, hanno imposto un’interpretazione più rigida sulle nullità delle notifiche e i tempi per fare ricorso. Ma il collegio barese, con una serie di ordinanze tra il 23 e il 26 gennaio, ha scelto di andare controcorrente. “Il diritto alla difesa richiede un controllo reale sulla correttezza delle notifiche, senza però perdere di vista l’accesso alla giustizia”, si legge in uno dei provvedimenti. Parole che suonano come una vera e propria sfida istituzionale nel clima teso di questi giorni.

Le ragioni di Bari e la reazione degli addetti ai lavori

Il Tribunale di Bari sostiene che quelle prime sentenze della Cassazione non siano ancora un punto fermo. Anzi, lasciano spazio a interpretazioni diverse nelle corti locali. Per i giudici baresi la questione è “ancora aperta” e spetta agli uffici giudiziari valutare ogni caso singolarmente. Una delle motivazioni sottolinea: “Ogni decisione deve considerare le specificità del procedimento e il danno reale subito dalla parte”. In aula, durante la lettura delle ordinanze al secondo piano, molti avvocati hanno accolto la notizia con un sospiro di sollievo. Qualcuno mormorava: “Finalmente qualcuno ricorda quanto sia importante difendere davvero i diritti”.

Impatti concreti nei processi a Bari: una situazione unica

Sul campo questa scelta pesa subito su centinaia di processi civili e penali aperti nel foro barese. Mentre in città come Milano o Roma si applicano già le regole più severe dettate dalla Cassazione, a Bari si lascia ancora un po’ di margine sulle impugnazioni e sulle nullità. Tra un’udienza e l’altra nei corridoi si sente spesso un commento condiviso: “Servirebbe un chiarimento definitivo dalle Sezioni Unite”. Ma per ora le indicazioni restano frammentate. “Così però cresce solo l’incertezza”, confida a bassa voce un giudice penale che ha chiesto di restare anonimo.

L’attesa per la parola definitiva delle Sezioni Unite

Anche gli avvocati sono divisi ma attenti all’evoluzione. L’Ordine degli Avvocati di Bari, con una nota diffusa ieri pomeriggio, ha apprezzato “la sensibilità dimostrata dal Tribunale verso le esigenze concrete dei cittadini”. Dall’altra parte però sale la richiesta che sia proprio la Cassazione – riunita nelle Sezioni Unite – a mettere ordine e dare una linea unica valida per tutto il paese. Al bar vicino al palazzo di giustizia un giovane praticante commentava scherzando ma con una punta di amarezza: “Finché non arriva una parola chiara dall’alto, ognuno va avanti per conto suo”.

Futuro incerto tra processi lunghi e contenziosi infiniti

Nel frattempo chi lavora ogni giorno tra faldoni e udienze – sono più di 2.500 solo questo mese nel foro barese – sa bene che così rischiano solo di allungarsi i tempi dei processi e moltiplicarsi le eccezioni difensive. Gli esperti locali parlano chiaro: “Potrebbero nascere nuove complicazioni giuridiche”, con ondate di ricorsi pronte a tornare davanti alla Cassazione. Non si escludono nemmeno richiami formali da parte del Ministero della Giustizia. Il presidente del Tribunale, Antonio Buonamico, ieri mattina ha evitato dichiarazioni ufficiali. Solo due parole fuori dall’aula ai giornalisti: “Massimo rispetto per la Suprema Corte. Ma resta la nostra responsabilità”. Nel frattempo, mentre si aspettano sviluppi dalle Sezioni Unite, Bari continua a seguire la propria strada: una giustizia insomma ancora divisa in due velocità quando si parla di impugnazioni processuali.

Franco Sidoli

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