Lavoro

Vendi gioielli e vestiti fatti a mano? Occhio alla Partita Iva da aprire: in pochi conoscono il reale codice ateco

Published by
Marina Nardone

Coloro che vendono gioielli e vestiti fatti a mano, devono sapere qual è il codice ateco da aggiungere nella propria partita IVA.

Spesso si cerca di reinventarsi, andando a creare gioielli e vestiti fatti a mano che vengono poi proposti in vendita. Un’attività che per essere pienamente in regola necessita di una partita IVA. Ma qual è il codice giusto da aggiungere?

Il giusto codice ateco da attivare – lamiapartitaiva.it

Per evitare di sbagliare, vi proponiamo una lista di codici ateco da prendere in considerazione nel momento in cui si sta valutando l’apertura di una partita IVA e ci si occupa della creazione di vestiti o gioielli fai da te.

Il codice ateco da scegliere per la vendita di gioielli e vestiti fatti a mano

Coloro che non comprano e non vendono beni per i vari clienti ma acquistano le materie prime trasformandole per procedere soltanto poi alla vendita, possono scegliere tra due codici ateco differenti.

Il primo è il 16.29.19 che indica la fabbricazione di altri prodotti vari in legno. Questo codice include la fabbricazione di diversi prodotti in legno come montature di scope e spazzole, montature di utensili, manici, fabbricazione di statuette e articoli ornamentali in legno, astucci in legno per gioielli; aspi per filati cucirini, rocchetti, bobine, fabbricazione di blocchi per produrre pipe per fumatori.

Attenzione ai vari codici ateco – lamiapartitaiva.it

Inoltre, se si usa la stoffa, bisogna scegliere il codice 13.95.00 che interessa la fabbricazione di tessuti non tessuti e di articoli in altre materie. Nel momento in cui si sceglie questo tipo di attività, bisogna iscriversi obbligatoriamente alla camera di commercio e versare i contributi alla gestione artigiani. Questa gestione prevede di versare contributi per reddito tra 0 e 17.504 euro.

In questo caso, si andranno a versare 4200 euro di contributi a partire dal primo anno di attività divisi in quattro rate annuali che cadono il 16 maggio, il 20 agosto, il 16 novembre e il 16 febbraio. Ci sono poi i contributi in percentuale per il reddito che va oltre 17.504 euro. In questo caso oltre i contributi INPS fissi si andrà a versare anche il 24%. Visto che ci si dovrà iscrivere alla gestione commerciale INPS, è possibile anche applicare il forfettario chiedendo la riduzione del 35% di contributi da versare.

Insomma, per avere le idee ancora più chiare, il consiglio è quello di mettersi in contatto con la Camera di commercio della propria provincia e spiegare l’attività che si ha intenzione di svolgere così da ottenere ogni chiarimento. Inoltre, per poter esporre nei vari mercati, bisogna essere iscritti alla camera di commercio e presentare la SCIA al comune in cui si organizzerà il mercato.

Marina Nardone

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