Roma, 16 dicembre 2025 – Questa mattina l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) ha annunciato un giro di vite sui modelli organizzativi 231 e sulla gestione della trasparenza nei gruppi di imprese. La notizia è arrivata durante la conferenza stampa nella sede di via Minghetti, a Roma. Il presidente Giuseppe Busia ha spiegato che servono regole aggiornate e controlli più serrati, soprattutto per le società complesse. “Stiamo vedendo dinamiche nuove che richiedono un salto di qualità nel monitoraggio,” ha detto. Una chiara intenzione di mettere pressione su enti pubblici e privati.
Secondo Busia, l’ANAC metterà in campo uno sforzo maggiore per seguire da vicino l’applicazione pratica dei modelli di organizzazione, gestione e controllo previsti dal decreto legislativo 231/2001. L’obiettivo è duplice: capire se questi strumenti sono davvero usati per prevenire reati e, al tempo stesso, diffondere una cultura della legalità più concreta nelle aziende. “Il problema – ha sottolineato Busia – è che spesso questi modelli restano solo sulla carta o vengono visti come semplici obblighi burocratici. Invece rappresentano un vero scudo contro i rischi penali per le imprese”.
Dai dati dell’Autorità emerge che, su 300 società controllate nel 2024, solo il 41% ha un modello 231 aggiornato e funzionante a pieno regime. Nel restante 59% si riscontrano problemi soprattutto nella formazione del personale e nell’efficacia dei controlli interni. Un trend che preoccupa l’ANAC, soprattutto alla luce dei casi di corruzione emersi negli ultimi due anni.
L’altra novità riguarda i gruppi societari, spesso con strutture complicate e legami fitti. Qui, spiega l’ANAC, il rischio di “zone grigie” sulla trasparenza e responsabilità penale è molto alto. “Nei gruppi articolati – ha detto Busia – serve chiarezza assoluta su ruoli e procedure. Per questo stiamo preparando linee guida ad hoc per aiutare le aziende a gestire meglio queste situazioni”.
Un primo passo sarà definire criteri uniformi per la rendicontazione dei flussi informativi all’interno dei gruppi, così da semplificare i controlli e tagliare ogni dubbio sulle catene di comando. L’ANAC conta di aprire una consultazione pubblica sulla bozza delle nuove regole entro febbraio 2026, coinvolgendo esperti, associazioni di categoria e sindacati.
Non sono mancate le risposte delle associazioni d’impresa. Confindustria giudica positivo il percorso tracciato dall’ANAC ma mette in guardia da un possibile aumento del carico burocratico per le aziende più piccole. “Serve trovare un equilibrio tra controllo e operatività,” hanno detto fonti interne alla confederazione industriale, in attesa di confrontarsi con l’Autorità nelle prossime settimane.
Tra i giuristi si discute anche sull’effettiva efficacia dei modelli 231: per l’avvocato Chiara Fabbri, docente di diritto penale d’impresa alla Sapienza, “la vera sfida resta la formazione continua: non basta avere un manuale, bisogna investire nella crescita culturale interna”. Posizione condivisa da alcuni sindacati che chiedono un ruolo più attivo dei lavoratori nei processi di compliance.
Il presidente Busia ha annunciato che nei primi mesi del 2026 saranno intensificati gli ispettivi e i controlli a campione, soprattutto in settori ad alto rischio come appalti pubblici, servizi sanitari e utilities. Sono previsti anche incontri informativi con le direzioni aziendali già da gennaio: “Vogliamo costruire – ha ribadito Busia – un dialogo continuo con chi produce valore nel Paese”.
Chi era presente alla conferenza stamattina ha avuto l’impressione di un’Autorità pronta a “fare sul serio”, come sussurrava un funzionario al termine della seduta. Per imprese e pubblica amministrazione si apre ora una fase nuova: più attenzione ai dettagli organizzativi e alla trasparenza delle decisioni. Un cambio che promette effetti concreti per tutto il sistema-Paese.
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