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Accesso ai dati dei titolari effettivi: ora serve un interesse giuridico specifico e rilevante

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Franco Sidoli

Roma, 7 dicembre 2025 – Ieri sera il Parlamento ha deciso di eliminare definitivamente la possibilità per il pubblico di accedere in modo generalizzato agli atti della pubblica amministrazione. Una svolta che cambia radicalmente le regole sulla trasparenza. D’ora in poi, i cittadini non potranno più chiedere documenti e informazioni senza fornire motivazioni specifiche e ben fondate. Per molti osservatori, questo potrebbe segnare un nuovo rapporto tra istituzioni e società civile.

Svolta normativa: cosa c’è dietro

La norma, approvata con 217 voti favorevoli, 130 contrari e 9 astenuti, fa parte della legge delega per la riforma della pubblica amministrazione. In pratica, abroga l’accesso civico generalizzato introdotto nel 2016, che permetteva a chiunque di chiedere documenti senza dover dimostrare un interesse diretto. Poco dopo il voto, il ministro per la Pubblica Amministrazione, Anna Federici, ha spiegato: “Abbiamo scelto un equilibrio più giusto. La trasparenza resta un valore fondamentale, ma dobbiamo evitare che gli uffici siano bloccati da richieste senza senso”. Federici ha parlato davanti ai giornalisti a Palazzo Madama poco prima delle 20.

Cosa cambia per cittadini e imprese

Fino a ieri, chiunque – dai semplici cittadini alle associazioni, dai giornalisti alle imprese – poteva inviare richieste di accesso agli atti delle pubbliche amministrazioni con una semplice mail, senza altre formalità. Da oggi non è più così. La nuova legge stabilisce che l’accesso è concesso solo a chi dimostra un interesse “giuridicamente rilevante”, cioè legato a bisogni concreti o a situazioni personali precise. Il relatore della legge, Vittorio Lupi, ha voluto precisare: “Non vogliamo chiudere le porte, ma tornare a un equilibrio tra privacy e interesse pubblico”.

Diversa la reazione di molte associazioni come Transparency International Italia. La presidente, Paola De Santis, parla di passo indietro rispetto agli standard internazionali e teme che si rischi di “svuotare il senso del controllo diffuso sull’operato delle amministrazioni”. Anche alcuni giuristi dell’Università di Bologna si sono detti preoccupati: “Limitare il diritto all’informazione senza garanzie forti è un rischio serio”.

Le reazioni politiche e sociali

Non sono mancate critiche accese dalle opposizioni. Il deputato PD Marco Belli ha definito la misura un vero “colpo alla trasparenza”. Ha chiesto subito un ripensamento e l’apertura di un confronto con le realtà civiche principali. Anche la portavoce del Movimento 5 Stelle, Lucia Valli, teme che si torni a una pubblica amministrazione “più opaca e meno responsabile”.

Più cauta la posizione dei sindacati pubblici. La segretaria generale della Funzione Pubblica Cgil, Elena Malfatti, riconosce la necessità di non sovraccaricare gli uffici ma ricorda che “la trasparenza è uno degli strumenti più efficaci contro corruzione e cattiva gestione”. Insomma, il dibattito resta aperto e promette di tenere banco nei mesi a venire.

Italia fuori linea rispetto all’Europa

Va detto che nel 2016 l’Italia aveva adottato gli standard FOIA (Freedom of Information Act) seguiti da molti Paesi europei. Con questa nuova legge però ci allontaniamo da modelli come quello svedese o britannico dove l’accesso libero rimane una regola consolidata nel diritto pubblico.

Da Bruxelles arrivano i primi segnali: entro fine anno si aspettano valutazioni ufficiali dalla Commissione UE. Fonti interne ricordano che “qualsiasi limitazione deve rispettare i principi fondamentali della Carta dei Diritti europea”.

Nel frattempo le amministrazioni centrali stanno lavorando ai decreti attuativi. Dal Ministero della Giustizia trapelano notizie sull’arrivo entro febbraio delle linee guida per le nuove procedure d’accesso. I tecnici assicurano: “Sarà garantita completa tracciabilità delle richieste”. Intanto molti avvocati specializzati consigliano prudenza nel presentare le domande in questa fase di transizione: “I tempi potrebbero allungarsi – spiega l’avvocato romano Giulia Cavallini – e bisognerà capire bene cosa significa ‘interesse rilevante’”.

Dietro tutto questo resta aperta una domanda cruciale: come cambierà la fiducia tra cittadini e istituzioni? Solo il tempo potrà dirlo se questa svolta porterà più chiarezza o nuove distanze.

Franco Sidoli

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