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Commissione Europea raccomanda lo Standard VSME per la Rendicontazione di Sostenibilità nelle PMI

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Franco Sidoli

Bruxelles, 7 dicembre 2025 – La Commissione europea ha lanciato un nuovo appello agli Stati membri sulla gestione delle informazioni richieste alle PMI negli standard europei. L’invito è chiaro: seguire il principio della proporzionalità, per non appesantire troppo le piccole e medie imprese.

Un principio chiaro per le richieste di dati alle imprese

La notizia, arrivata ieri da Bruxelles, segue mesi di confronto tra funzionari della Commissione, rappresentanti delle imprese e associazioni di categoria. La raccomandazione – inviata sia ai legislatori nazionali sia ai principali attori economici del continente – ribadisce che i dati richiesti dalle nuove normative europee devono essere “strettamente necessari”, soprattutto quando a doverli fornire sono le PMI. L’obiettivo? Evitare che la burocrazia diventi un ostacolo insormontabile per la competitività.

Un funzionario della DG Grow, sentito stamattina, ha spiegato: “La Commissione punta a un approccio equilibrato. Le PMI hanno risorse limitate, chiedere informazioni extra rispetto agli standard può frenare innovazione e sviluppo”. In sostanza, si chiede che i riferimenti negli standard tecnici europei siano non solo la base minima, ma anche un tetto massimo alle informazioni richieste alle aziende.

Le imprese e le associazioni rispondono

Dal mondo economico italiano la risposta non si è fatta attendere. Confartigianato Imprese ha salutato la raccomandazione come “un passo avanti verso la semplificazione”. Anche Confindustria ha commentato oggi, sottolineando però l’importanza di una “corretta applicazione” da parte delle amministrazioni pubbliche. Marco Pozzi, titolare di una piccola officina metalmeccanica a Milano, racconta: “Negli ultimi anni è diventato sempre più difficile stare dietro a tutte le richieste. Se davvero ci sarà meno burocrazia, sarà un sollievo”.

Secondo il rapporto 2024 della Commissione europea sulle PMI, in Italia ci sono circa 4,2 milioni di piccole e medie imprese: oltre il 99% del tessuto produttivo nazionale. In questo scenario, ridurre gli oneri amministrativi è fondamentale – non solo per l’economia, ma anche per favorire innovazione e accesso ai mercati esteri.

I limiti normativi e cosa potrebbe cambiare

Va detto subito: la raccomandazione non è vincolante. Però dà una linea chiara: gli Stati membri devono evitare di chiedere dati in più rispetto a quelli già previsti dagli standard europei, se non ci sono motivi solidi e ben spiegati. Nei documenti allegati si legge che “la raccolta e trasmissione dei dati devono rispettare le reali capacità organizzative delle PMI”.

Un punto ripreso anche dalla Commissaria europea all’Industria, Elżbieta Bieńkowska, durante la conferenza stampa di ieri: “Vogliamo mettere al centro chi crea valore. Le PMI non possono essere sommerse dalla burocrazia: solo così il mercato unico potrà esprimere tutto il suo potenziale”.

Sul piano pratico, molti osservatori pensano che questa indicazione possa portare a tempi e costi minori legati agli adempimenti informativi. Resta però da vedere come – e quanto – le singole amministrazioni recepiranno l’indirizzo di Bruxelles. Nei corridoi del Ministero dello Sviluppo Economico, alcuni tecnici anticipano tavoli congiunti nelle prossime settimane con istituzioni e associazioni imprenditoriali.

Cosa aspettarsi nel 2026

Il principio di proporzionalità proposto dalla Commissione europea fa parte di un lavoro più ampio sulla revisione degli obblighi informativi imposti dalle normative Ue. Entro fine 2026 è prevista una nuova direttiva sulla semplificazione amministrativa per le imprese. Nel frattempo, da Roma a Berlino, esperti e operatori continuano a confrontarsi in convegni e riunioni pubbliche. L’eurodeputato Sandro Battisti ricorda: “Semplificare significa mantenere competitività”. Ma aggiunge: “Serve chiarezza su quali dati siano davvero indispensabili”.

Insomma, Bruxelles traccia un confine netto. Da una parte c’è l’esigenza di trasparenza e controllo; dall’altra quella di proteggere energie e risorse imprenditoriali. Il prossimo anno ci dirà se questo principio resterà sulla carta o diventerà pratica quotidiana per milioni di imprenditori europei.

Franco Sidoli

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