Roma, 20 gennaio 2026 – Controllare chi può accedere alle procedure e verificare la serietà delle relazioni degli esperti è diventato un tema caldo nelle ultime settimane, soprattutto dopo le modifiche legislative recenti. La questione interessa da vicino sia i professionisti del settore sia i cittadini coinvolti nei nuovi strumenti per gestire crisi aziendali e personali, introdotti dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza che è pienamente operativo dal 2025.
Dal 1° gennaio l’attenzione si è spostata sulle modalità di accesso alle procedure di composizione negoziata. Per presentare domanda, chiarisce una nota del Ministero della Giustizia, “l’impresa deve trovarsi in una situazione di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario, ma con reali possibilità di risanamento”. In pratica: non basta essere in difficoltà momentanea. Serve dimostrare un progetto, anche solo potenziale, di recupero.
Negli uffici giudiziari romani si segnalano già i primi rigetti. Un funzionario del Tribunale civile di Roma racconta che “in almeno quattro casi la mancanza dei requisiti oggettivi ha portato a un respingimento immediato”. Solo chi è veramente “a rischio, ma non oltre il punto di non ritorno” può accedere. Le verifiche sui requisiti non sono più una semplice formalità: la domanda passa attraverso controlli documentali approfonditi e, se serve, anche colloqui aggiuntivi.
Il cuore della procedura resta però la relazione dell’esperto indipendente, figura chiave nominata dal tribunale. “La relazione – spiega Carlo Venturini, avvocato esperto in diritto fallimentare – deve basarsi su dati concreti: analisi dei bilanci, incontri con l’imprenditore e controlli sulle reali prospettive”. Spesso i giudici chiedono chiarimenti se il documento appare troppo ottimista o poco fondato.
Fonti del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti riferiscono che “sta crescendo la pressione sugli esperti perché siano più severi nelle valutazioni”. L’obiettivo è evitare che si aprano le porte a procedure strumentali o dilatorie. Il punto resta uno solo: la serietà della relazione guida tutto il percorso successivo.
A Milano, Napoli e Torino la linea è identica. Il controllo formale parte subito: se la relazione sembra vaga o senza prove concrete, il giudice può bloccare tutto e chiedere integrazioni. In alcuni casi – dice una fonte della cancelleria fallimentare milanese – “si è addirittura arrivati a togliere l’incarico all’esperto per valutazioni superficiali”.
Sta prendendo piede anche l’abitudine di sentire direttamente l’esperto davanti al giudice delegato. Serve a fare chiarezza su eventuali punti oscuri. “Solo dopo questo confronto – spiega un magistrato torinese – decidiamo se andare avanti o archiviare”.
Le novità pesano su più fronti. Le imprese devono mettere sul tavolo una documentazione più solida e dettagliata per non rischiare di vedersi bocciare la domanda subito. Per gli esperti aumenta il livello di responsabilità: valutazioni approssimative possono portare non solo a risultati negativi per il cliente, ma anche a sanzioni disciplinari.
Un consulente contabile napoletano ammette: “Adesso bisogna stare molto attenti. Non basta mettere qualche numero sparso: ogni dato va motivato”. E anche i clienti stanno iniziando a capirlo: «Ci chiedono garanzie più precise sulla reale possibilità di superare la crisi», racconta.
Intanto le associazioni di categoria chiedono indicazioni più precise e linee guida uniformi a livello nazionale. Confindustria sottolinea che “servono criteri chiari e uguali per tutti i tribunali”, così da evitare interpretazioni diverse da città a città. Il Ministero della Giustizia ha annunciato una circolare per febbraio che chiarirà meglio come fare i controlli.
In questa fase delicata – tra norme più rigide e prime applicazioni sul campo – chi lavora nel settore chiede certezze e regole semplici da seguire. Non sempre è facile orientarsi, ma un dato è chiaro: il sistema vuole distinguere bene chi ha davvero chance di risanarsi da chi cerca solo tempo facile. Una stretta tanto attesa che ora si traduce in controlli precisi e responsabilità ben definite per tutti gli attori coinvolti negli uffici giudiziari italiani.
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