Acconto al gestore della crisi: nuove regole per l’omologa del piano e impatto sui compensi

Franco Sidoli

4 Gennaio 2026

Roma, 4 gennaio 2026 – La mancata verifica del credito continua a essere uno degli ostacoli principali nella liquidazione dei compensi professionali nel settore legale e giudiziario. Negli ultimi mesi, numerosi casi emersi nei tribunali e segnalati dagli ordini di categoria lo confermano. Proprio in queste settimane, diversi studi legali della Capitale – fra cui quello di via Crescenzio, a due passi dal Vaticano – hanno rilanciato il problema: quando il credito non viene controllato come si deve, i pagamenti rischiano di slittare o addirittura bloccarsi.

Verificare il credito: un passaggio che non si può saltare

L’ultima circolare del Consiglio Nazionale Forense mette nero su bianco un punto chiaro: per ottenere la liquidazione dei compensi, serve prima accertare l’esistenza effettiva del credito. L’avvocato deve quindi presentare una documentazione solida prima di chiedere la liquidazione al giudice. “Spesso – racconta Maria Grazia T., avvocata romana –, le richieste vengono respinte proprio perché manca una relazione dettagliata sul credito. È un dettaglio che però rallenta molto i tempi”. Non basta una semplice dichiarazione: servono ricevute, fatture e a volte anche una ricostruzione precisa dei rapporti con il cliente o la parte soccombente.

Solo dopo questo controllo, il giudice può procedere con la liquidazione. È un aspetto tecnico, ma che pesa sulla disponibilità economica dei professionisti, specie quando si tratta di casi patrocinati d’ufficio o procedure concorsuali.

Cosa significa tutto questo per gli avvocati

Secondo l’Ordine degli Avvocati di Roma, quasi un quarto delle richieste presentate negli ultimi sei mesi ha subito ritardi o blocchi proprio a causa della verifica del credito. Tra settembre e dicembre 2025, il Tribunale Civile di Roma ha chiesto integrazioni o ha rigettato almeno 40 domande per mancanza di chiarezza sulla somma dovuta.

Per molti avvocati, questo vuol dire dover aspettare mesi prima di ricevere quanto spettante. “Ci è capitato spesso di dover integrare documenti più volte”, spiega Marco De Santis, con uno studio in zona Prati. “Tutto questo carico burocratico pesa soprattutto sui piccoli studi e sui giovani colleghi”. Un problema che non riguarda solo gli avvocati: anche consulenti tecnici, periti e curatori fallimentari spesso si trovano nella stessa situazione quando lavorano per la giustizia.

Le novità introdotte dalla Riforma Cartabia

Entrata in vigore nel luglio 2024, la Riforma Cartabia ha cambiato qualcosa sulle regole per la liquidazione dei compensi. Da quest’anno i professionisti devono allegare anche un’autocertificazione che spieghi non solo il lavoro fatto ma anche i tentativi fatti per recuperare il credito senza passare dal giudice. L’idea del Ministero della Giustizia è quella di rendere più trasparente l’intera fase e aiutare così i giudici a lavorare meglio.

Peccato però che i risultati tardino ad arrivare. I dati della Camera Civile di Roma mostrano che negli ultimi sei mesi i tempi medi per la liquidazione sono ancora intorno ai 120 giorni. Quando emergono problemi nella verifica del credito o ci sono discordie tra le parti, tutto si ferma: l’istanza torna indietro e si ricomincia da capo.

Le richieste delle associazioni e cosa ci aspetta

Le associazioni di categoria chiedono tutti la stessa cosa: “Serve chiarezza e modelli uniformi”, spiega Antonella Manfredi dell’Associazione Forense Italiana. Nel frattempo sono aumentate le richieste di aiuto agli sportelli amministrativi degli ordini professionali. “I giovani avvocati hanno bisogno soprattutto di formazione su questi aspetti”, ammette Manfredi.

Le soluzioni immediate però non ci sono ancora. Alcuni tribunali – come quello di Milano – hanno iniziato a pubblicare linee guida aggiornate ogni tre mesi sui loro siti istituzionali. Ma la maggior parte delle sedi continua a muoversi caso per caso. A Roma come a Napoli o Torino, gli avvocati devono fare i conti con una burocrazia lenta che frena il riconoscimento economico del loro lavoro.

Solo quando sarà possibile combinare controlli rigorosi con più efficienza nell’amministrazione, il rischio di ritardi potrà diminuire davvero. Nel frattempo, la verifica del credito resta un passaggio obbligatorio ma spesso complicato – come confermano le voci raccolte nei corridoi dei tribunali italiani.

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