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Addio al raddoppio dei termini per violazioni penali: resta solo per omesso modello UNICO 2015 entro il 31 dicembre 2025

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Sonia Rinaldi

Roma, 27 dicembre 2025 – Chi nel 2015 non ha presentato il modello UNICO deve tenere a mente una scadenza importante: resta infatti confermato il termine per il cosiddetto raddoppio dei termini di accertamento. Gli avvisi relativi a quell’anno fiscale dovranno essere notificati entro il 31 dicembre 2025. Una data decisiva, che contribuenti e professionisti del settore stanno seguendo da settimane con attenzione, tra circolari e approfondimenti.

Raddoppio dei termini di accertamento: cosa prevede la legge

Il principio è ormai chiaro: se manca la dichiarazione, i termini normali per l’accertamento fiscale si allungano, raddoppiando. L’articolo 43, comma 1, del Dpr 600/1973 e l’articolo 57 del Dpr 633/1972 stabiliscono che – salvo aggiornamenti – quando il contribuente non presenta la dichiarazione annuale, il termine per notificare l’avviso di accertamento passa da quattro a otto anni. Nel caso dell’anno d’imposta 2014, la dichiarazione che andava fatta nel 2015, il termine si sposta dunque alla fine del 2025. Questa regola vale non solo per le persone fisiche ma anche per le società di capitali e altri soggetti Ires.

L’Agenzia delle Entrate ha più volte spiegato, tramite circolari e risposte ufficiali, che questa proroga si applica anche a chi ha semplicemente omesso il modello UNICO, senza differenziare tra dichiarazione falsa o dichiarazione non presentata. Ma solo in quest’ultimo caso si parla davvero di raddoppio dei termini. Come scritto in una recente circolare dell’Agenzia: “Nel caso di omessa presentazione, l’ufficio può avviare l’accertamento entro l’ottavo anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere consegnata”. Più semplice da dire che da mettere in pratica ogni giorno.

Notifiche e tempi: la corsa contro il tempo

Con l’avvicinarsi della scadenza, negli ultimi giorni molti studi tributari hanno visto aumentare le richieste di chiarimenti dai clienti preoccupati. Il termine del 31 dicembre 2025 è considerato “improrogabile” da chi lavora quotidianamente con le pratiche fiscali. Giovanni Fabbri dello studio Fabbri & Associati a Roma racconta che “il rischio è quello di ricevere un accertamento proprio alla fine dell’anno: spesso gli avvisi arrivano via Pec o raccomandata negli ultimi giorni utili, il 30 o il 31 dicembre”. E quando succede così, avverte Fabbri, i tempi per rispondere si riducono al minimo.

Un aspetto importante riguarda la notifica: per legge conta la data in cui viene spedita l’avviso, non quando arriva al contribuente. Quindi anche chi riceve l’avviso nei primi giorni di gennaio deve considerarlo valido se la spedizione è partita entro il 31 dicembre.

Sanzioni pesanti ma c’è una via d’uscita

Cosa rischia chi ha lasciato perdere il modello UNICO? Si tratta di una delle violazioni più gravi sotto il profilo fiscale: le sanzioni possono superare il doppio dell’imposta dovuta. In certi casi si arriva anche alla segnalazione penale se l’imposta evasa supera certe soglie. Resta però possibile ricorrere al cosiddetto ravvedimento operoso, almeno finché non arriva l’avviso di accertamento.

“Molti clienti credono che dopo cinque anni sia tutto archiviato”, racconta Carla Rossi, esperta tributarista milanese. “Invece il raddoppio dei termini esiste davvero e bisogna tenerne conto. Il consiglio è sempre quello di mettersi in regola prima possibile”.

Il futuro del raddoppio e cosa aspettarsi

Negli ultimi anni si è parlato spesso di modificare o limitare questo meccanismo del raddoppio dei termini, soprattutto dopo alcune sentenze della Corte Costituzionale e orientamenti europei. Ma per le annualità passate resta valida la norma tradizionale: chi ha saltato il modello UNICO nel 2015 per il 2014 deve sapere che fino al 31 dicembre 2025 può ancora ricevere un accertamento.

Dati raccolti da alcune sedi provinciali dell’Agenzia delle Entrate mostrano come le omissioni per quell’anno siano stabili rispetto agli anni precedenti. La pressione degli accertamenti non cala, alimentata anche dall’incrocio dei dati tra banche, Agenzia e altre amministrazioni pubbliche. Eppure – osservano diversi esperti – ci sono stati casi in cui piccoli errori formali hanno portato a contestazioni anche minori.

Chi è coinvolto in questa fase ha una sola certezza: il calendario fiscale non fa sconti. Solo dopo il 31 dicembre 2025, spiegano fonti interne all’Agenzia delle Entrate, si potrà davvero dire conclusa la partita relativa alle omissioni del 2015.

Sonia Rinaldi

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