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BCE mantiene tassi invariati e alza le previsioni di crescita e inflazione per il 2026

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Luca Ippolito

Milano, 27 dicembre 2025 – La crescita economica italiana per il 2026 potrebbe andare oltre le previsioni fatte a settembre. È quanto emerge dagli ultimi dati del Centro Studi di Confindustria, presentati questa mattina a Milano. Secondo gli analisti, la spinta arriverà soprattutto dalla domanda interna: famiglie e imprese stanno mostrando segnali concreti di maggiore fiducia, sia nei consumi che negli investimenti.

Domanda interna in ripresa: consumi e investimenti tornano a correre

Il rapporto segnala che negli ultimi tre mesi del 2025 i consumi delle famiglie hanno dato segni di forza, grazie soprattutto all’aumento dei salari e a un leggero calo dei prezzi dell’energia. “Si vede una voglia di spendere che non si vedeva dai tempi pre-pandemia,” ha spiegato Mario Baldini, capo delle analisi macroeconomiche del Centro Studi. Anche gli investimenti privati – in particolare nel settore edilizio e nei macchinari – stanno tornando a muoversi, spinti da politiche di credito un po’ più flessibili. Nella cintura lombarda e in Veneto le imprese hanno ripreso ad assumere da settembre: la Camera di Commercio di Milano conferma oltre 13.500 nuove assunzioni solo a ottobre.

Previsioni al rialzo rispetto a settembre

Tre mesi fa si parlava di una crescita tra lo 0,6% e lo 0,8%. Oggi gli economisti puntano più vicino all’1%. Ma resta la prudenza. Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, avverte: “Il quadro internazionale è ancora fragile, ma la tenuta del sistema produttivo italiano è migliore del previsto prima dell’estate.” Dietro le parole degli esperti si legge cautela: tutto dipende da come andranno le tensioni geopolitiche e dalle mosse della Banca Centrale Europea sulle politiche monetarie.

Esportazioni in affanno: pesa la frenata della Germania

Nonostante i segnali positivi sul mercato interno, l’esterno è più incerto. La crescita rallentata della Germania, primo partner commerciale dell’Italia, resta un problema per gli esportatori. “Soffriamo soprattutto nei settori macchinari e componenti auto,” ammette Federico Brambilla, vicepresidente di Assolombarda. Però ci sono filiere come alimentare e moda che compensano, grazie all’allargamento verso mercati nuovi: Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti e Sud-Est asiatico hanno segnato un +8% da gennaio a novembre rispetto all’anno scorso, secondo Istat.

Inflazione in calo ma i tassi restano una preoccupazione

Un altro elemento che lascia intravedere un cauto ottimismo è la discesa dell’inflazione: a novembre l’indice europeo armonizzato è sceso all’1,8%, contro il 2,3% di settembre. “Questo riduce la pressione sui consumi e potrebbe aprire la strada a un taglio dei tassi da parte della BCE,” spiega Francesca Grilli, docente alla Bocconi. Però le famiglie restano prudenti nelle spese: le vendite alimentari crescono appena (+0,2%), con operatori che parlano più di una “ripresina” che di vera svolta.

Lavoro in leggera ripresa e clima d’impresa più sereno

Sul fronte occupazione i dati Inps di dicembre mostrano un lieve aumento: +34 mila nuovi posti nei primi undici mesi del 2025. Rimangono però sfide importanti per i giovani e per il Sud Italia, dove la ripresa si sente meno forte. Le imprese invece dicono di avere “meno paura” a investire rispetto allo scorso anno. Un imprenditore lombardo nel manifatturiero racconta ad alanews.it: “Abbiamo rimandato tanti progetti nel 2023; ora finalmente li stiamo sbloccando.”

Prospettive prudenti ma positive per il 2026

In sintesi – evidenziano i ricercatori di Confindustria – sarà ancora la domanda interna a fare da motore per il prossimo anno. Il Paese dovrà però guardarsi dai rischi esterni difficili da prevedere: nuove crisi sui mercati energetici o nelle relazioni commerciali potrebbero cambiare tutto rapidamente. Per ora però, alla fine del 2025, il quadro è quello di una crescita “meno incerta” rispetto ai timori degli scorsi mesi.

Luca Ippolito

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