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Bce conferma tassi fermi e alza le previsioni di crescita e inflazione per il 2026

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Luca Ippolito

Roma, 27 dicembre 2025 – L’economia italiana si avvia al nuovo anno con una spinta più robusta del previsto. Gli ultimi dati confermano una crescita del PIL che supera le stime fatte solo pochi mesi fa. Gli esperti del Ministero dell’Economia parlano di una ripresa soprattutto guidata dalla domanda interna, che nei mesi scorsi ha mostrato segni di vivacità.

Crescita italiana, le nuove stime: più fiducia e consumi in aumento

Giovedì mattina, a Palazzo Chigi, il ministro Giancarlo Giorgetti ha incontrato i principali responsabili delle politiche economiche per fare il punto sulle ultime previsioni. La crescita del 2025 dovrebbe toccare l’1,1%, qualcosa in più rispetto allo 0,8% indicato a settembre. Una fonte del Ministero a via XX Settembre spiega che questo miglioramento è legato soprattutto a un aumento dei consumi delle famiglie e alla risalita della fiducia tra le imprese. L’Istat, pochi giorni prima di Natale, aveva già segnalato una spesa privata «più solida della media europea».

Domanda interna spinge l’economia dopo un’estate incerta

I dati raccolti tra ottobre e dicembre confermano un recupero della domanda interna, cioè consumi e investimenti fatti nel paese, dopo un’estate di incertezza. A novembre gli acquisti al dettaglio sono cresciuti dell’1,6% rispetto allo stesso mese del 2024. Le aziende hanno ricominciato a investire, anche se con prudenza: «Il credito bancario sta tornando a salire, soprattutto al Nord», racconta un funzionario di Banca d’Italia. A Milano, Torino e Bologna le associazioni di categoria parlano addirittura di «una stagione natalizia incoraggiante».

Sul fronte export invece non arrivano buone notizie: Germania e Francia rallentano e frenano il nostro commercio estero. Confindustria sottolinea che «il motore della crescita resta quello interno», mentre la bilancia commerciale continua a risentire dei rincari energetici.

Le mosse del governo e i rischi da non sottovalutare

Il governo punta il dito sui provvedimenti presi nella legge di Bilancio per spiegare la tenuta dell’economia italiana: taglio del cuneo fiscale e proroga degli incentivi per le ristrutturazioni edilizie. «Abbiamo lavorato per sostenere le famiglie e dare certezze alle imprese», ha detto Giorgetti durante l’incontro con la stampa mercoledì pomeriggio. Ma non tutto è rose e fiori. L’inflazione resta sopra il 3%, seppure in leggero calo rispetto all’estate. I rincari sui generi alimentari colpiscono soprattutto chi sta peggio: latte e pane sono aumentati del 6% rispetto allo scorso anno.

Non tutti gli esperti condividono l’entusiasmo del governo. Ref Ricerche avverte che molto dipenderà dai salari reali nei primi mesi del 2026. E c’è il timore che nuove tensioni internazionali sui mercati delle materie prime possano frenare la crescita.

Le reazioni dal mondo economico e politico

Le prime risposte al rapporto del Ministero sono arrivate già nel corso della giornata. Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, ha chiamato alla «prudenza», ricordando che la ripresa è ancora fragile e poggia più sul clima interno che sugli scambi globali. La Cgil insiste invece sulla necessità di un «piano straordinario per l’occupazione», soprattutto per i giovani: secondo i dati Inps aggiornati al 30 novembre, il tasso di disoccupazione under 30 è ancora al 18,9%.

Nel pomeriggio, durante una visita a Porta Pia, la segretaria dem Elly Schlein ha commentato: «I numeri contano ma non bastano. La crescita deve arrivare a tutti». Parole riprese anche da Giuseppe Conte del M5S che – intercettato a Montecitorio – ha chiesto «misure concrete contro la precarietà».

Bruxelles osserva l’Italia: cautela ma qualche speranza

L’Italia resta sotto la lente dell’Unione europea, che tiene d’occhio i conti pubblici dopo le ultime revisioni sul deficit. Fonti Ue interpellate da alanews.it confermano: «La maggiore crescita prevista può aiutare a rispettare gli obiettivi di bilancio, ma serve consolidare i risultati».

Solo nelle prossime settimane avremo un quadro più chiaro sull’effettiva tenuta della domanda interna e sull’impatto degli investimenti legati al Pnrr. Un consulente del Tesoro riassume così il momento: «Siamo in attesa attiva: serve prudenza ma ci sono segnali incoraggianti». I dati ufficiali arriveranno dall’Istat il 15 gennaio. Intanto famiglie e imprese continuano a misurarsi con l’economia reale, giorno dopo giorno, tra negozi aperti e fabbriche in attività.

Luca Ippolito

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