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Addio soglia 5%: il DL 38/2026 ripristina la detassazione di dividendi e PEX fino al 2025

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Luca Ippolito

Il decreto legge 38 del 2026 è entrato in vigore, riportando al centro del dibattito fiscale una questione calda: la detassazione su dividendi e plusvalenze da partecipazioni qualificate, il cosiddetto regime Pex. Era prevista fino al 2025, poi sospesa, ora torna con effetto immediato. Gli azionisti italiani hanno accolto la notizia con un misto di sollievo e attenzione. Perché, in fondo, si tratta di un segnale forte sulle scelte del governo, che vuole spingere gli investimenti nelle imprese del Paese. Quel che conta davvero, però, è che i risparmiatori vedono cambiare le regole del gioco proprio dove si decide la mobilità del capitale e il destino di molti portafogli.

Cosa cambia per dividendi e plusvalenze Pex

Il decreto 38/2026 rivede le regole sulla tassazione dei redditi da capitale, concentrandosi su dividendi e plusvalenze da partecipazioni qualificate. Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 maggio, il provvedimento riattiva la detassazione che sarebbe dovuta scadere a fine 2025. In pratica, chi percepisce dividendi da società italiane o realizza plusvalenze dalla vendita di partecipazioni qualificate potrà godere di una tassazione agevolata o addirittura di esenzioni parziali rispetto alle aliquote ordinarie Irpef e Ires.

Si tratta di un alleggerimento fiscale concreto per molti investitori, soprattutto per chi detiene quote significative in società non quotate. Il regime Pex riguarda infatti le plusvalenze da vendita di partecipazioni qualificate in società di capitali. Dietro a questa norma c’è la volontà di sostenere la capitalizzazione delle imprese italiane e di evitare che una pressione fiscale troppo alta svuoti le risorse finanziarie. Il governo ha scelto di confermare questo strumento come leva anticiclica per accompagnare le imprese italiane in un momento di sfide legate alla competitività e alla crescita.

Come funziona la detassazione su dividendi e plusvalenze

Il nuovo regime si basa su due punti chiave: una tassazione ridotta sui dividendi e una parziale o totale esenzione sulle plusvalenze da partecipazioni qualificate. Per quanto riguarda i dividendi, una buona parte del reddito da capitale viene esclusa dal calcolo dell’imponibile Irpef o Ires. In sostanza, gli investitori pagheranno meno tasse rispetto al passato, con un risparmio immediato sulle somme ricevute.

Per esempio, chi incassa 10.000 euro di dividendi potrà beneficiare di una riduzione dell’aliquota effettiva in base alla quota esentata. Questo vantaggio è particolarmente significativo per chi investe in società non quotate, dove le partecipazioni qualificate pesano molto nel portafoglio. Sul fronte Pex, la norma permette di escludere dalle imposte una parte consistente dell’utile derivante dalla vendita di quote qualificate, a patto che siano rispettati requisiti su percentuale di possesso e durata della partecipazione.

In pratica, chi cede quote dopo averle detenute per un certo tempo e in una misura rilevante, potrà pagare poco o niente sulla plusvalenza. Un incentivo importante per chi finanzia imprese innovative e medie aziende italiane, che spesso hanno bisogno di capitali stabili per crescere.

Reazioni e aspettative dal mondo economico

La reintroduzione della detassazione ha raccolto consensi tra associazioni di azionisti, fondi d’investimento e imprese, che vedono in questa misura una boccata d’ossigeno. Le principali organizzazioni di categoria hanno sottolineato come si tratti di una risposta chiara alle richieste di evitare aumenti fiscali troppo pesanti, confermando l’impegno del governo a sostenere la patrimonializzazione e lo sviluppo delle imprese italiane.

D’altro canto, alcuni esperti avvertono la necessità di mantenere un equilibrio: meno tasse su dividendi e plusvalenze possono stimolare gli investimenti, ma rischiano anche di ridurre le entrate fiscali complessive. Sarà importante monitorare se questo alleggerimento fiscale porterà davvero a maggiori investimenti produttivi o si tradurrà solo in minori entrate per lo Stato.

Per gli investitori, soprattutto quelli istituzionali, la stabilità e chiarezza delle nuove regole rappresentano un segnale positivo. Sapere di poter contare su un quadro fiscale certo è fondamentale per pianificare strategie di investimento a medio e lungo termine. Nei prossimi mesi si vedrà come questa misura si intreccerà con le altre politiche economiche del 2026 e se riuscirà a rafforzare la fiducia nel mercato italiano.

Quale futuro per la fiscalità sui redditi da capitale

Il decreto 38/2026 non si limita a riattivare la detassazione, ma indica la direzione che il governo vuole seguire negli anni a venire sulla tassazione dei redditi da capitale. Rinnovare il regime Pex e la detassazione sui dividendi è una scelta netta: si punta a mantenere il capitale all’interno delle imprese e a ridurre il costo del rischio per chi investe.

In un mondo sempre più competitivo e in rapida evoluzione, sostenere la solidità patrimoniale e la capacità d’investimento delle aziende italiane è fondamentale. Il governo conferma così l’attenzione verso un tessuto economico fatto soprattutto di piccole e medie imprese, con bisogni di liquidità e capitale sempre più complessi.

Il percorso sarà seguito con attenzione da esperti e operatori per correggere eventuali criticità. Nel frattempo, investitori e imprenditori possono contare su regole più favorevoli per gestire i propri capitali e pianificare la crescita, con la certezza che dividendi e plusvalenze peseranno meno sui loro bilanci.

Luca Ippolito

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