Milano, 10 gennaio 2026 – Dal primo gennaio, le società che operano nel settore finanziario si trovano davanti a una novità importante: è entrata in vigore una nuova causa di esclusione dal prelievo fiscale pensata proprio per loro. La disposizione è stata introdotta con l’ultima Legge di Bilancio, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre scorso. Secondo il Ministero dell’Economia, l’obiettivo è portare più equità tra i contribuenti, ma gli operatori del settore hanno accolto la misura con qualche dubbio e numerose richieste di chiarimento.
Cambia il prelievo fiscale sulle società finanziarie
Al centro della novità c’è la modifica all’articolo 1, comma 98, della legge 147/2013. Da ora in poi, una categoria specifica di società finanziarie non dovrà più pagare il prelievo una tantum che prima colpiva gli intermediari. In pratica, sono escluse le società che fanno attività di holding finanziaria e partecipazioni in altre imprese, a patto che non svolgano direttamente attività di intermediazione.
L’Agenzia delle Entrate ha spiegato ieri con una circolare che la norma riguarda “le holding che detengono partecipazioni di controllo ma non fanno credito né raccolgono risparmio”. Tuttavia, molti operatori vedono qui un margine di dubbio soprattutto per le società miste o quelle che operano su più fronti.
“Serve tempo per capire bene come applicare questa regola,” commenta Giovanni Peretti, commercialista milanese esperto in diritto tributario finanziario. “Molte holding non sanno ancora se potranno davvero usufruire dell’esclusione perché mancano chiarimenti sui casi più complicati.”
L’impatto e le prime reazioni del settore
Le associazioni di categoria, come Assogestioni e ABI, si sono subito mosse chiedendo approfondimenti e possibili aggiustamenti. In un comunicato diffuso ieri sera, Assogestioni ha definito la norma “positiva per le holding pure” ma ha avvertito del rischio di “disparità tra soggetti con attività simili”. Secondo stime preliminari circolate nel mondo finanziario, oltre 1.800 società potrebbero beneficiare dell’esclusione, con un possibile calo del gettito fiscale attorno ai 90 milioni di euro all’anno.
Dal Ministero dell’Economia arrivano invece parole tranquillizzanti: si parla di un “riassetto equo” e si sottolinea come “il sistema resta solido”. La misura fa parte di un progetto più ampio pensato per semplificare la tassazione degli intermediari e attirare investimenti stabili nel tempo. Resta però aperta la questione degli effetti a catena: diversi studi legali stanno già valutando ricorsi contro esclusioni considerate ingiuste o troppo rigide.
“Non devono esserci zone d’ombra,” mette in guardia una fonte interna a uno studio fiscale milanese. “Le holding finanziarie devono avere regole chiare. Solo così si potranno pianificare gli investimenti senza sorprese.”
Normativa europea e sfide italiane
Il provvedimento arriva in un momento in cui anche altri Paesi europei stanno rivedendo le regole sulla tassazione delle società finanziarie. Germania e Francia hanno già introdotto meccanismi simili negli ultimi mesi, favorendo le holding pure rispetto agli intermediari tradizionali.
Per l’Italia ora la sfida sarà garantire una vera parità di trattamento tra soggetti simili senza lasciare spazio a scappatoie o dubbi interpretativi. I tecnici del Senato – favorevoli alla norma – sottolineano come “saranno fondamentali i decreti attuativi previsti nelle prossime settimane”. Solo con regole precise si potrà evitare che la misura venga aggirata attraverso finte riorganizzazioni societarie.
Non mancano però le critiche dai sindacati: la Fisac-Cgil ha chiesto “massima trasparenza nei criteri e controlli severi” per evitare che a trarne vantaggio siano solo quelli con strumenti sofisticati per abbassare il carico fiscale.
Una nuova fase per la fiscalità delle società finanziarie
Il settore aspetta ora i chiarimenti dall’Agenzia delle Entrate – attesi entro febbraio secondo fonti raccolte da alanews.it – mentre alcune società stanno già pensando se modificare la loro struttura per poter sfruttare l’esclusione dal prelievo. I consulenti invitano però alla cautela.
“È presto per correre,” avverte ancora Peretti. “Serve avere tutte le indicazioni chiare prima di prendere decisioni importanti.”
In attesa degli sviluppi normativi e delle risposte ufficiali, il mondo della finanza italiana si trova davanti a un altro crocevia regolamentare. Resta da vedere se questa misura porterà davvero quell’equilibrio promesso tra competitività e certezza del diritto o se aprirà nuove zone d’ombra nel sistema fiscale.
