Roma, 18 gennaio 2026 – Il governo italiano ha ora 180 giorni di tempo, a partire dall’entrata in vigore della legge di bilancio 2026, per adottare tutte le disposizioni attuative. È quanto stabilito nel testo approvato questa settimana alla Camera. La scadenza è chiara e precisa: sei mesi dalla pubblicazione della norma in Gazzetta Ufficiale. Un termine che, secondo fonti parlamentari, sarà seguito con attenzione dalle commissioni di Camera e Senato e dai ministeri interessati.
Legge di bilancio 2026: un conto alla rovescia senza margini
Al centro della questione c’è l’attuazione delle misure previste dalla manovra, molte delle quali devono passare attraverso decreti e regolamenti per poter entrare davvero in vigore. La legge partirà ufficialmente il 1° gennaio 2026. Quindi, il termine ultimo per i decreti attuativi cadrà nella seconda metà di giugno. Un calendario stretto che non ammette ritardi. “I 180 giorni non sono un semplice formalismo, ma un vincolo reale”, ha spiegato ieri mattina a via XX Settembre un funzionario del Ministero dell’Economia.
Non è la prima volta che i tempi per i provvedimenti attuativi fanno discutere. In passato, ritardi e slittamenti hanno spesso rallentato l’applicazione delle nuove norme, generando incertezza sia tra cittadini sia tra aziende. Per questo la Presidenza del Consiglio ha già messo in piedi un tavolo di coordinamento con le amministrazioni coinvolte, come confermato da una nota interna.
Manovra 2026: le misure da sbloccare subito
Molte delle novità contenute nella legge di bilancio sono legate ai nuovi decreti attuativi. Tra queste ci sono, secondo fonti parlamentari, il riordino degli incentivi fiscali per le imprese, le regole sulla riduzione del cuneo contributivo e i nuovi parametri per il calcolo dell’ISEE. Senza i decreti tecnici, queste misure rischiano di rimanere solo sulla carta.
Un punto cruciale riguarda l’articolo 12, che prevede una revisione complessiva dei criteri per accedere alle agevolazioni rivolte al Sud. Come ha spiegato il relatore di maggioranza, onorevole Marco Leoni (PD), “gli effetti concreti della riforma si vedranno solo quando tutti i decreti saranno pronti. Il Parlamento vigilerà attentamente”.
Un percorso spesso lento tra ministeri e Conferenza Stato-Regioni
L’iter per adottare le disposizioni attuative è chiaro ma non sempre veloce: prevede passaggi obbligati tra i ministeri competenti, la richiesta di pareri alla Conferenza Stato-Regioni e il controllo finale della Ragioneria dello Stato. Tutto ciò può richiedere settimane, se non mesi.
Alcuni provvedimenti particolari, come il nuovo regolamento sugli appalti pubblici, dovranno inoltre ricevere il via libera dell’Unione Europea. Una fonte del Ministero degli Affari Europei ha detto ieri pomeriggio a Palazzo Chigi che “il dialogo con Bruxelles è già iniziato; si punta a chiudere prima dello scadere dei 180 giorni”.
Pressioni politiche e attese da parte dei protagonisti
Nel frattempo le principali associazioni di categoria – da Confindustria alla CNA – chiedono chiarezza sui tempi: “Le aziende non possono aspettare fino all’estate per capire come funzioneranno gli incentivi”, ha detto Paolo Silvestri, vicepresidente della CNA. Anche i sindacati mostrano preoccupazione: in un incontro al Ministero del Lavoro martedì scorso hanno espresso timori che eventuali ritardi blocchino la prevista riduzione dei contributi previdenziali.
Il ministro dell’Economia Carlo Fabbri ha rassicurato ieri durante una conferenza stampa: “L’obiettivo è rispettare la tabella di marcia; al Parlamento saranno presentati rapporti ogni due mesi sull’avanzamento”. Fonti della maggioranza parlano inoltre di una “verifica a metà percorso”, entro marzo.
Ora si aspetta solo la pubblicazione ufficiale
Manca solo la pubblicazione della legge in Gazzetta Ufficiale, prevista entro la prossima settimana. Da quel momento scatteranno formalmente i 180 giorni per completare le disposizioni attuative. Negli ultimi giorni sono circolate voci su possibili problemi tecnici nella preparazione dei testi, ma fonti governative tendono a smorzare le preoccupazioni: “Abbiamo già diverse bozze pronte”, ha detto ieri pomeriggio un dirigente della Ragioneria dello Stato.
Nei corridoi di Montecitorio si sa bene che rispettare questa scadenza non sarà facile su tutti i fronti. Ma più volte esponenti sia della maggioranza sia dell’opposizione hanno sottolineato che la partita si giocherà anche su quanto sarà trasparente ed efficace questo percorso amministrativo. Alla fine tutto dipenderà dalla capacità degli uffici tecnici di lavorare senza intoppi e rispettare tempi e procedure, traducendo in pratica quanto deciso dal Parlamento sulla carta.
