Aumenti canone locazione in corso: cosa dice la legge sull’aggiornamento ISTAT e le incognite legali

Franco Sidoli

19 Gennaio 2026

Roma, 19 gennaio 2026 – Torna al centro del dibattito politico e giuridico italiano la questione dell’adeguamento delle pensioni e delle prestazioni assistenziali in base all’indice ISTAT. Dopo le recenti sentenze e le indicazioni del Governo, a Roma circolano da settimane numeri, pareri e pronunce che dovrebbero fare chiarezza su cosa sia legittimo: un semplice aggiornamento o un vero aumento degli importi? Proprio su questo punto si scontrano giuristi, sindacati e istituzioni.

Adeguamento sì, aumenti no: la linea che spicca

La maggior parte degli esperti – anche quelli sentiti da alanews.it – interpreta la legge italiana nel senso che l’adeguamento delle pensioni e degli assegni sociali serve a mantenere il potere d’acquisto, seguendo l’indice ISTAT dei prezzi al consumo. Ma se si va oltre, cioè se si vuole un aumento più alto rispetto all’indice, il rischio è che manchi una base giuridica per farlo. “La giurisprudenza degli ultimi anni è chiara: adeguare all’indice ISTAT vuol dire evitare di perdere potere d’acquisto, non autorizza a gonfiare le prestazioni come si vuole”, ha spiegato ieri Giovanni Lunardi, professore di diritto del lavoro all’università Roma Tre.

Anche le ultime circolari INPS e la legge di bilancio confermano questa linea. Nel testo si dice esplicitamente che “le rivalutazioni devono corrispondere alla variazione percentuale dell’indice ISTAT”, senza margini per aumenti aggiuntivi. Vale per tutte le pensioni pubbliche e di categoria, salvo qualche eccezione decisa dal legislatore.

Tensioni sul fronte sindacale: adeguamenti che non bastano più

Il tema però resta caldo. I sindacati spingono per misure strutturali che vadano oltre il semplice aggiornamento automatico. “Adeguare non basta più”, ha detto martedì mattina Maurizio Landini della Cgil, parlando con i pensionati davanti alla sede di via Buonarroti. Per lui, l’impennata dei prezzi negli ultimi mesi chiede un “aumento vero degli assegni minimi”, non solo mantenere il valore attuale.

Le sigle confederali puntano il dito contro quella che definiscono “una costante erosione del potere d’acquisto” e sottolineano come l’inflazione reale sia più alta di quella ufficiale comunicata dall’Istat. Ma il Governo tira dritto. Fonti del Ministero dell’Economia spiegano ai cronisti durante il question time a Montecitorio che “non c’è spazio per manovre oltre gli aggiornamenti previsti dall’indice ISTAT”. “Solo quello è sostenibile dal punto di vista finanziario”, hanno aggiunto.

Le sentenze recenti: poca elasticità per interpretazioni ampie

A fine dicembre la Corte di Cassazione ha fatto sentire una voce importante respingendo il ricorso di un gruppo di pensionati toscani. Questi chiedevano un aumento oltre l’adeguamento ISTAT, basandosi sul principio costituzionale della sufficienza economica. Ma i giudici hanno dato ragione al Governo: “L’adeguamento annuale non garantisce un aumento superiore all’incremento dei prezzi”. Solo in casi “eccezionali” potrebbe intervenire una norma parlamentare più favorevole.

Altre cause sono ancora in corso davanti ai tribunali amministrativi di Milano e Napoli, ma l’aria è chiara. “I margini per interpretazioni ampie sono davvero limitati”, conferma Maria Grazia Romani, avvocato esperta in diritto previdenziale.

Attenzione a non confondere adeguamento con aumento

Il problema maggiore resta la confusione tra i due concetti di adeguamento e aumento. L’INPS ha voluto ribadirlo con una nota inviata ai patronati giovedì pomeriggio: “L’adeguamento all’indice ISTAT serve solo a compensare l’inflazione”. Tradotto: gli importi aumentano solo per non perdere valore col passare del tempo, non per migliorare realmente la condizione economica dei pensionati.

Una differenza sottile ma cruciale sulle aspettative di chi riceve la pensione. “Ogni giorno rispondiamo a decine di telefonate da parte di pensionati convinti che arriveranno veri aumenti – racconta Emanuela Petrini del sindacato Spi Cgil Lazio – ma dobbiamo spiegare loro che si tratta solo di recuperare l’inflazione”.

Cosa succede in Europa e cosa ci aspetta

Guardando fuori dai nostri confini, la situazione italiana segue più o meno la stessa linea della Francia o della Germania. Anche lì si usano gli adeguamenti automatici basati sugli indici nazionali; aumenti superiori scattano solo in casi speciali o con interventi straordinari.

Resta dunque lo scontro tra aspettative sociali e limiti della legge: su questo terreno il dibattito promette ancora scintille nei prossimi mesi. Per ora, chi spera in novità sugli importi dovrà accontentarsi dell’aggiornamento all’indice ISTAT; qualsiasi altra cosa richiederà leggi nuove o misure straordinarie varate dal Parlamento.

Change privacy settings
×