Bilanci 2025 ETS: guida ai modelli e novità per enti e proventi

Sonia Rinaldi

25 Febbraio 2026

Roma, 25 febbraio 2026 – Le linee guida sui modelli di riferimento adottati dagli enti, soprattutto in campo fiscale e amministrativo, restano al centro del dibattito per associazioni, fondazioni e organizzazioni no profit italiane. Nelle ultime settimane, tra incontri operativi al Ministero dell’Economia e comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate, è emerso un fatto chiaro: non esiste un modello unico valido per tutti. La scelta, dicono gli esperti, va fatta in base alle caratteristiche strutturali dell’ente e all’ammontare dei proventi annuali.

Modelli su misura per ogni ente

Negli ultimi anni la normativa è stata aggiornata per garantire più trasparenza e controlli. Ogni organizzazione deve adottare un modello organizzativo e gestionale che si adatti alle proprie dimensioni. Non basta compilare moduli standard: la documentazione deve rispecchiare il tipo di attività svolta – che sia assistenza alla persona, promozione culturale o tutela ambientale – e l’entità delle risorse gestite. Lo ha ribadito anche l’Agenzia delle Entrate nel vademecum di gennaio scorso. “Non si può parlare di un modello universale – spiega il dottor Giovanni Lanfranchi, funzionario dell’ufficio enti non commerciali –: una piccola associazione sportiva dilettantistica non può seguire le stesse regole di una fondazione con milioni di euro di entrate.”

Un esempio pratico arriva da Roma: l’associazione culturale Le Nuvole, con ricavi annui sotto i 50mila euro, adotta un modello snello, con controlli interni semplificati. Ben diverso è il caso della Fondazione Tiberina, che gestisce patrimoni superiori al milione: qui le procedure sono più rigide, con verbali dettagliati dei consigli direttivi e relazioni finanziarie semestrali.

Il peso dei proventi nella scelta

Al centro resta sempre l’ammontare dei proventi. La legge distingue fasce precise: sotto i 100mila euro all’anno, tra 100mila e un milione, oltre il milione. A ogni fascia corrisponde un livello diverso di dettaglio richiesto nei modelli. Molti enti più piccoli – raccontano fonti del Forum Terzo Settore – si lamentano degli oneri burocratici che spesso sembrano esagerati rispetto a quello che fanno davvero. Ma come sottolinea il commercialista milanese Enrico Bertelli, “la soglia dei ricavi è fondamentale: più soldi girano, più serve trasparenza. Un errore formale in un piccolo ente si può sistemare; chi gestisce grandi cifre invece deve sottostare a controlli molto più rigorosi.”

Nel 2025 sono circa 24mila le organizzazioni non profit in Italia con ricavi superiori a 100mila euro, secondo dati ISTAT. La maggior parte opera nel settore sanitario o educativo. Per loro i modelli di riferimento complessi non sono solo obblighi normativi ma strumenti importanti per rassicurare soci e finanziatori.

Verso una maggiore uniformità

Nonostante questo però il quadro resta frammentato. Da Torino a Palermo molti enti chiedono regole più chiare e uniformi da parte degli enti pubblici. Il problema principale – dicono diversi dirigenti – è l’applicazione pratica delle norme: linee guida diverse creano dubbi e rallentamenti nei rapporti con la pubblica amministrazione. Marco De Santis, presidente della consulta delle associazioni piemontesi, ha spiegato pochi giorni fa che “la mancanza di modelli condivisi genera confusione soprattutto quando le associazioni lavorano in più regioni”. Tra moduli diversi e procedure parallele aumentano le difficoltà.

Il Ministero dell’Economia sta valutando – secondo indiscrezioni – alcune misure per uniformare almeno una parte della documentazione. Non ci sono date certe; si parla di avviare un tavolo tecnico con rappresentanti del Terzo Settore.

Le prospettive per il 2026

Nei prossimi mesi sarà fondamentale adottare modelli adeguati alla reale dimensione degli enti. In caso di controlli – spiegano dall’Agenzia delle Entrate – verrà valutata proprio la coerenza tra modello scelto e volume dei proventi dichiarati. “La responsabilità amministrativa è ormai un pilastro”, ha ricordato Lanfranchi durante un incontro in via XX Settembre.

Per le realtà più piccole le procedure resteranno snelle, anche se sarà sempre necessario documentare bene assemblee dei soci, rendicontazioni annuali e verbali delle decisioni importanti. Diverso invece il discorso per chi supera certe soglie economiche: in questo caso diventa essenziale tenersi aggiornati sulle novità e affidarsi a consulenti esperti.

In definitiva la partita sui modelli di riferimento resta aperta. Tra esigenze operative diverse e richieste di uniformità, il mondo del non profit aspetta risposte chiare nelle prossime settimane. Nel frattempo ogni ente deve adattare i propri strumenti – modelli inclusi – alle risorse effettivamente gestite e alle regole in vigore oggi.

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