Roma, 17 gennaio 2026 – Anche i contratti esclusi dall’affidamento secondo il Decreto Legislativo 36 del 2023 – il nuovo Codice dei contratti pubblici – devono rispettare i principi generali fissati dal Fisco. Lo ha ribadito ieri l’Agenzia delle Entrate in una nota ufficiale diffusa alle 17:30 da via Cristoforo Colombo, sottolineando che pure gli affidamenti non regolati direttamente dal Codice sono soggetti a criteri di trasparenza, concorrenza e buona amministrazione.
Contratti pubblici, nessuna zona franca: i principi del Fisco valgono per tutti
La linea è chiara. Durante un incontro tecnico con enti locali come Comune di Bologna e Regione Lombardia, funzionari dell’Agenzia hanno spiegato che l’esclusione formale di certi contratti dalla disciplina dettagliata del Codice non vuol dire che questi siano fuori dalle regole della contabilità pubblica e della legalità. A dirlo è stata Valeria Merlini, direttrice dell’Ufficio Normativa: «Non esistono zone d’ombra in cui si possa agire senza rispettare i principi base».
Il punto è delicato. Molte amministrazioni avevano inteso il decreto come un lasciapassare per affidamenti “snelli”, evitando i controlli più rigidi. Ma secondo i documenti diffusi ieri dall’Agenzia restano validi i principi di imparzialità e parità di trattamento anche per quei contratti esclusi dalla gara ordinaria.
La conferma arriva anche dalle sentenze dei tribunali amministrativi nel 2025. Spicca quella del TAR Toscana di settembre scorso, che precisa: «La deroga non può tradursi in un vuoto normativo o in una prassi discrezionale». Insomma, nessuna deroga al rispetto delle regole fondamentali della finanza pubblica.
Le aree di incertezza e la reazione degli enti locali
Dalla riunione di ieri pomeriggio sono emersi alcuni punti critici: soprattutto i contratti legati ai servizi sociali, gli appalti “ibridi” e gli affidamenti sotto soglia, cioè quelli sotto i 40mila euro. «Abbiamo chiesto chiarimenti precisi su cosa si intenda per “escluso” e quali siano le procedure minime da seguire», spiega Maria Teresa Sassi, responsabile appalti del Comune di Torino.
L’Agenzia non ha fornito una lista precisa ma ha chiesto agli enti di inviare ogni anno una relazione sugli affidamenti esclusi. Quindi il controllo si sposterà più sulla tracciabilità che sulle procedure in sé.
Nei corridoi del Ministero delle Infrastrutture c’è però qualche preoccupazione. «Temiamo un aumento della burocrazia anche per operazioni di poco conto», confida un dirigente legale che preferisce restare anonimo. Preoccupazione condivisa da alcune società partecipate: «Serve trovare un equilibrio tra esigenze pratiche e rispetto dei principi», dice un dirigente AMSA a Milano.
Il quadro normativo dopo il nuovo Codice
Il Decreto Legislativo 36/2023, entrato in vigore a luglio 2023, ha rivoluzionato le regole sugli appalti pubblici. Non solo ha ridefinito i criteri per l’aggiudicazione delle gare, ma ha anche elencato una serie di casi esclusi dall’obbligo della gara tradizionale: come i contratti con organizzazioni internazionali o quelli tra enti dello stesso settore pubblico.
Tuttavia – come sottolinea la relazione illustrativa al Codice – «l’esclusione dalla procedura non significa esenzione dal rispetto delle norme generali sulla spesa pubblica».
L’Agenzia delle Entrate conferma quindi che ogni contratto stipulato da enti pubblici, anche se fuori dalle regole formali del Codice, deve essere tracciabile nella contabilità e allineato ai principi della Costituzione e delle direttive europee.
Secondo alcuni esperti ascoltati ieri, però, cresce il rischio ricorsi legali: «Chi viene escluso dalle procedure potrebbe impugnare gli atti se trova violazioni ai principi generali», avverte Giulio Zampieri, avvocato amministrativista.
Le prospettive: attesa per nuove linee guida
Nel frattempo il MEF sta lavorando a nuove linee guida interpretative, attese entro marzo. L’obiettivo è mettere tutti gli enti sullo stesso binario e ridurre quelle zone grigie che rischiano di far nascere contenziosi o rallentare le forniture.
Nei prossimi giorni sono previste audizioni al Senato con Anci e UPI.
Gli operatori del settore aspettano risposte chiare. Per ora resta fermo un punto: anche quando i contratti sembrano fuori dalla portata del Codice, nessuno può considerarsi davvero fuori dal controllo dei principi fiscali. Una svolta che richiede vigilanza costante e responsabilità a ogni livello della Pubblica Amministrazione.
