Roma, 12 gennaio 2026 – La Legge 199/2025 ha introdotto un credito aggiuntivo del 14,6189% per alcune categorie di contribuenti italiani, valido da quest’anno. La norma, approvata dal Parlamento e pubblicata in Gazzetta Ufficiale lo scorso novembre, vuole dare una mano a settori ritenuti cruciali in un momento economico ancora incerto.
Credito aggiuntivo del 14,6189%: chi ne ha diritto e perché
Il provvedimento riguarda, come specificato nel testo di legge, imprese e partite IVA che hanno subito un calo del fatturato superiore al 20% rispetto al 2023. Per beneficiare del credito serve avere la sede legale o operativa in Italia e essere in regola con tasse e contributi al momento della richiesta.
Dal Ministero dell’Economia spiegano che l’intento è “dare una spinta concreta a chi ha risentito maggiormente della crisi, soprattutto nei settori della manifattura, commercio al dettaglio e servizi alle imprese”. La percentuale del 14,6189% si applica su importi già riconosciuti con crediti d’imposta o contributi ricevuti l’anno precedente. Si tratta quindi di un incremento calcolato a consuntivo.
Come si calcola la maggiorazione prevista dalla legge
Questa maggiorazione non è un bonus a sé ma si aggiunge ai crediti d’imposta già maturati, come quelli per investimenti in beni strumentali o per la formazione 4.0. Per esempio, un’impresa che ha già ottenuto un credito d’imposta di 10.000 euro nel 2025 potrà ottenere – se rientra nei requisiti – altri 1.461,89 euro.
La domanda va presentata tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate entro il 31 marzo 2026. Chi presenta documenti incompleti viene ricontattato dagli uffici territoriali per integrare la pratica. Restano fuori dall’agevolazione chi ha contenziosi fiscali aperti sopra i 5.000 euro non risolti o condanne per frode fiscale negli ultimi cinque anni.
Prime reazioni degli operatori e numeri iniziali
Nei primi giorni dall’entrata in vigore della misura – sottolineano fonti di Confcommercio – “le imprese medio-piccole hanno mostrato molto interesse”, soprattutto nel turismo e nella ristorazione. Un consulente di uno studio romano racconta: “Molti clienti chiedono chiarimenti su come calcolare il nuovo credito. Serve ancora qualche risposta da parte dell’Agenzia”.
Non mancano però critiche da parte dei sindacati: la Cgil chiede “di allargare il beneficio anche ai lavoratori autonomi con partita IVA individuale, spesso esclusi dai sostegni”. Il Ministero replica che “eventuali estensioni saranno valutate in base alle risorse disponibili”.
Secondo dati diffusi da Unioncamere, sono già arrivate circa 18.000 domande nei primi dieci giorni dell’anno. La stima parla di una platea potenziale tra le 110mila e le 140mila imprese.
Controlli serrati per evitare abusi
La legge prevede controlli incrociati tra Agenzia delle Entrate, Inps e Guardia di Finanza per verificare i requisiti e prevenire frodi. Il sottosegretario al Tesoro Luigi Massari ha detto ieri che “il Governo vuole monitorare l’effetto della misura trimestre dopo trimestre” e che una prima relazione sarà inviata alle Camere entro giugno.
Sul fronte finanziario restano alcune incognite: sono stati stanziati inizialmente 620 milioni per il solo 2026 ma il Ministero avverte che se le domande supereranno le attese potrebbero esserci aggiustamenti negli anni a venire.
I prossimi passi e le questioni aperte
Gli esperti invitano a seguire con attenzione i regolamenti attuativi che usciranno nelle prossime settimane sul sito del Ministero dell’Economia. Come osserva il tributarista Andrea Valente, “solo allora si capirà davvero quali saranno i criteri di priorità nell’assegnazione del credito”.
Nel frattempo le associazioni d’impresa aspettano chiarimenti su aspetti pratici: si parla dell’ammissione delle società appena nate e dei casi di cessione dei crediti a terzi. Dal Ministero filtra prudenza, ma tra professionisti e operatori la corsa a capire come ottenere il nuovo credito aggiuntivo è già partita da tempo.
