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Cassazione: Capitalizzazione degli interessi anatocistici solo con approvazione espressa dei correntisti

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Luca Ippolito

Roma, 26 novembre 2025 – Ieri, in udienza pubblica a Palazzo di Giustizia, la **Corte di Cassazione** è tornata a pronunciarsi sulla questione degli **interessi anatocistici** applicati dalle banche sui conti correnti. Un tema caldo che da anni infiamma il dibattito tra istituti di credito e risparmiatori in tutta Italia. Parliamo di milioni di correntisti, dai piccoli risparmiatori alle imprese, e il problema torna regolarmente sotto i riflettori per i suoi possibili impatti economici e giudiziari.

## **Interessi anatocistici: cosa ha deciso la Cassazione**

Al centro della sentenza della **Corte di Cassazione** – terza sezione civile, con relatore il giudice Mario Orsini – c’è il modo in cui si calcolano e la legittimità della cosiddetta “**capitalizzazione degli interessi**”. In parole semplici, si tratta di quel meccanismo per cui gli interessi maturati su un debito vengono aggiunti al capitale, così da generare a loro volta altri interessi. Negli anni scorsi questa pratica ha portato a un mare di cause civili.

La Corte ha ribadito che la legge (articolo 120 del Testo Unico Bancario) vieta, salvo accordi chiari tra le parti, la **capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori** sui conti correnti. Come si legge nella motivazione: “La disciplina attuale permette la capitalizzazione solo a certe condizioni e se c’è reciprocità tra le parti”. In pratica, le banche non possono più applicare automaticamente l’anatocismo sulle somme dovute dai clienti, come invece facevano fino agli anni ’90. Solo se il contratto è stato aggiornato secondo le nuove norme e il cliente ha firmato un consenso esplicito, l’anatocismo può essere valido. Tutto il resto è da considerarsi nullo.

## **Contenzioso bancario: cosa rischiano i risparmiatori**

Le indicazioni della Suprema Corte arrivano in un momento in cui ci sono già tanti ricorsi aperti contro le banche. Sono spesso clienti che contestano addebiti ritenuti illegittimi o esagerati. L’associazione dei consumatori Adusbef parla di oltre 40mila casi ancora pendenti nei tribunali italiani sul tema degli **interessi anatocistici**, con richieste di rimborso che in certi casi superano anche decine di migliaia di euro.

Massimiliano Dona dell’Unione Nazionale Consumatori spiega: “Questa sentenza dà finalmente un punto fermo anche per chi ha cause aperte. I clienti possono chiedere di controllare gli addebiti passati e, se serve, fare causa per riavere i soldi versati senza motivo”. Dall’altro lato l’Abi (Associazione Bancaria Italiana) ricorda che le banche si sono adeguate da tempo alle nuove regole. In una nota diffusa ieri sera, l’Abi precisa: “Gli istituti hanno rivisto i contratti e ora forniscono ai clienti informazioni chiare sui meccanismi di capitalizzazione”.

## **Cosa cambia davvero per conti correnti e prestiti**

Chi ha un **conto corrente** o un prestito bancario si chiede subito quali effetti avrà questa sentenza nella pratica. La regola è semplice: qualsiasi forma di **anatocismo** non prevista da un accordo trasparente potrà essere impugnata. Questo vuol dire che per i periodi prima della riforma del 2016 molti addebiti potrebbero essere considerati illegittimi. Per i contratti firmati dopo quella data tutto dipende da quanto chiari siano stati i termini e se il cliente fosse realmente informato.

“Consigliamo a chi ha dubbi sulle condizioni applicate dalla propria banca di chiedere estratti conto storici e farsi aiutare da esperti”, ha detto ieri l’avvocato Fabio Ferrante, esperto in diritto bancario. Secondo lui solo dopo aver esaminato bene tutti i movimenti si potrà capire se conviene chiedere rimborsi o modifiche ai contratti.

Sul campo le banche hanno già cambiato moduli e informative: dal gennaio 2017 nelle filiali Intesa Sanpaolo di via Nazionale o UniCredit in piazza Gae Aulenti a Milano è prassi consegnare ai nuovi clienti tutta la documentazione sugli interessi maturati e capitalizzati. Resta però forte la richiesta delle associazioni dei consumatori per una maggiore trasparenza.

## **Il futuro del contenzioso sugli interessi anatocistici**

Non è ancora chiaro quale sarà l’impatto a lungo termine della sentenza della **Cassazione** sul mondo bancario italiano. Molti avvocati prevedono un aumento dei ricorsi nelle prossime settimane. Qualche tribunale importante – come quelli di Roma e Napoli – sta già organizzando udienze dedicate solo a questo tipo di contenziosi.

Intanto gli istituti di credito ribadiscono la volontà di confrontarsi con i clienti per trovare soluzioni bonarie nei casi più spinosi. Ma il clima resta acceso. La partita sugli **interessi anatocistici** è lungi dall’essere chiusa: nuove sentenze potrebbero arrivare già entro la primavera del 2026.

“Questa vicenda dimostra quanto sia cambiato il rapporto tra banche e clienti”, ha commentato ieri sera un dirigente Abi fuori da Palazzo di Giustizia. “Solo con trasparenza si può davvero ricostruire la fiducia”.

Luca Ippolito

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