Roma, 12 gennaio 2026 – La Corte di Cassazione ha rovesciato una decisione presa qualche mese fa dalla Corte d’Appello di Roma, segnando una svolta sull’usufrutto di partecipazioni societarie. Una mossa destinata a far tremare notai e professionisti, che finora si erano affidati a una prassi consolidata. L’ordinanza, appena pubblicata, potrebbe avere effetti concreti sulla gestione dei patrimoni familiari e sul passaggio generazionale nelle imprese, soprattutto nelle società a responsabilità limitata.
La Cassazione cambia tutto: cosa succede adesso
Dalla sentenza della Cassazione emerge un netto giudizio: la posizione della Corte d’Appello – seguita da molti notai romani – non rispetta la legge vigente. Il caso risale all’autunno del 2024 e riguarda l’usufrutto su alcune quote sociali. A sollevare la questione è stata l’ereditiera Lucia Benassi, che ha contestato l’atto con cui il padre aveva ceduto l’usufrutto a un terzo, sostenendo che le modalità scelte non erano corrette.
La Corte d’Appello di Roma, con la sentenza del 18 marzo 2025, aveva invece dato ragione alla validità dell’operazione, basandosi su una prassi ormai consolidata negli studi notarili della città. Ma poi è arrivato il ricorso in Cassazione. I giudici supremi hanno sottolineato che “le forme e le condizioni per il trasferimento delle partecipazioni sociali non possono essere ignorate neanche se esistono consuetudini locali”. Un passaggio decisivo, che rischia di mettere in discussione migliaia di casi simili.
Notai e professionisti sul piede di guerra: le prime reazioni
La decisione, firmata dalla seconda sezione civile, ha subito acceso il dibattito all’interno del Consiglio nazionale del notariato. Il presidente, Giovanni Bartolini, ha commentato: “Aspettiamo di leggere le motivazioni complete della sentenza. Siamo comunque pronti a dialogare con il legislatore per fare chiarezza”. Nei dintorni di via Flaminia, dove si trovano molti studi interessati, ieri si respirava un clima di preoccupazione. “Ora dobbiamo capire se e come rivedere gli atti già fatti”, ha detto l’avvocato tributarista Chiara Solari.
Pochi passi più in là, al bar frequentato da impiegati e giovani praticanti, la questione ha monopolizzato le conversazioni della giornata. “Chi ha già fatto questi atti rischia qualcosa?”, domandava un cliente a un collega. Le risposte restano al momento vaghe: molto dipenderà dalle motivazioni che la Cassazione pubblicherà entro un mese.
Cosa cambia davvero per aziende e famiglie
Da una prima analisi dell’ordinanza emerge che il nuovo indirizzo riguarda soprattutto chi deve affrontare il passaggio generazionale in società a responsabilità limitata o di persone. La novità principale è che bisogna rispettare alla lettera certe regole quando si trasferisce l’usufrutto delle quote. Una procedura che fino a oggi spesso si trattava con più elasticità negli atti notarili.
Gli esperti avvertono: “Una quota con usufrutto mal definito può finire bloccata – spiega il professor Andrea Lisi, docente di diritto commerciale alla Sapienza – e questo si ripercuote subito sulla gestione dell’azienda”. Un problema serio per molte piccole e medie imprese familiari, pilastro dell’economia romana e non solo.
Nuove regole all’orizzonte o solo chiarimenti?
Il caso mette sul tavolo due grandi questioni: cosa fare con gli atti già firmati? E come muoversi d’ora in avanti per evitare problemi legali? Tra i notai c’è chi preferisce aspettare le motivazioni integrali prima di cambiare modo di lavorare. Altri spingono invece per un intervento del Parlamento, così da mettere nero su bianco regole chiare sui trasferimenti parziali delle partecipazioni.
Il caso Benassi potrebbe segnare l’inizio di una nuova fase nelle cause civili italiane, costringendo operatori e famiglie a muoversi con più cautela. Intanto resta chiaro il messaggio – ripetuto ieri dal presidente del Consiglio notarile di Roma – sulla necessità di garantire “certezza alle imprese e tutela agli eredi”. Ma adesso sembra proprio che la strada sia cambiata.
