Economia

C’è un bonus se non ti sposi troppo tardi

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Emiliano Fumaneri

Un bonus per sposarsi? Ecco i dettagli della proposta di legge per incentivare i matrimoni. Ma bisogna affrettarsi a dire il fatidico sì.

In Italia, si sa, oltre a mettere al mondo sempre meno figli ci si sposa sempre meno. Comunque la si voglia vedere – c’è chi non vede un legame tra le due cose – è un fatto che i matrimoni sono in calo da tempo. I dati Istat diffusi nel 2023 hanno mostrato una netta ripresa dei matrimoni nel 2021. Un rialzo non sufficiente però a compensare del tutto il calo registrato in pandemia (-2%). 

Bonus per chi si sposa? Ecco come funziona l’agevolazione in discussione in Parlamento – lamiapartitaiva.it

Ancora più pronunciato il calo dei matrimoni religiosi, che anche se triplicati nel 2021 rispetto all’anno precedente sono pure sempre diminuiti del 5,1% rispetto al periodo pre-Covid. Oltre la metà dei matrimoni (54,1%) si celebra col rito civile. Per non parlare delle seconde nozze dove ovviamente il rito civile praticamente si prende tutta la scena o quasi (95%). 

La politica – o almeno alcune forze politiche – pensano perciò di applicare anche al matrimonio la politica dei bonus e degli incentivi con cui da tempo si cerca di dare spinta e impulso alla natalità. L’inverno demografico infatti sta colpendo duro nel nostro Paese, dove ogni anno la denatalità fa segnare nuovi record negativi. 

Bonus per sposarsi: a chi spetta e in cosa consiste

La ricetta per incentivare le coppie a sposarsi in Chiesa? Per la Lega di Matteo Salvini passa attraverso un bonus. Come quello proposto di recente dal Carroccio sotto forma di un’agevolazione destinata alle coppie under 35 che sceglieranno di pronunciare il fatidico sì in chiesa.

Una proposta di legge della Lega mira a introdurre un bonus per le coppie giovani che si sposano in chiesa – lamiapartitaiva.it

È attualmente in discussione presso la Camera dei Deputati un nuovo emendamento – la proposta era stata lanciata, non senza polemiche, il 13 ottobre 2022 – relativo al bonus per i matrimoni religiosi. È la misura prevista dalla proposta di legge AC n. 97 ora all’esame dell’Aula di Montecitorio.

Il bonus matrimonio religioso consiste in una detrazione da applicare sull’imposta lorda Irpef del 20%. Riservata alle coppie under 34, l’agevolazione permetterebbe di detrarre le spese per gli abiti degli sposi, gli addobbi floreali, il costo del ristorante per il pranzo di nozze oltre a quello per il servizio fotografico e di acconciatura. 

Bonus matrimonio religioso, come funziona la proposta della Lega

L’obiettivo dichiarato del bonus per le coppie giovani che decidono di sposarsi in Chiesa è naturalmente quello di contrastare la «diminuzione della nuzialità». L’idea di fondo dei deputati leghisti è che i disincentivi al matrimonio religioso non stiano nella scarsa fede nel Signore e nel sacramento del matrimonio ma nelle ragioni del portafoglio (e dunque abbiano natura economica: insomma una questione di “danè).

La misura, contenuta nella proposta depositata dai deputati Domenico Furgiuele, Simone Billi, Ingrid Bisa, Alberto Gusmeroli ed Erik Pretto, individua come potenziali beneficiari del bonus le coppie under 35 che contraggono matrimonio religioso – in chiesa o in uno specifico luogo di culto – e hanno la cittadinanza italiana da almeno 10 anni.

Altro criterio è un Isee non superiore a 23 mila euro a coppia (11.500 a persona). La detrazione Irpef del 20% andrebbe calcolata su un importo massimo di 20 mila euro da ripartire in 5 quote annuali di pari importo. Attenzione poi alla modalità di pagamento: le spese detraibili saranno solo quelle pagate con bonifico o carta di credito o debito.

Emiliano Fumaneri

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