Milano, 17 gennaio 2026 – La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha chiarito un punto molto delicato: quando una società viene cancellata dal Registro delle Imprese, gli Stati membri possono legittimamente impedire che si aprano o si proseguano cause legali contro di essa. La sentenza, pubblicata questa mattina a Lussemburgo, mette ordine in una questione spesso al centro di controversie commerciali e civili, segnando un confine netto per tutta l’Unione.
Cancellazione dal Registro: cosa cambia per le cause legali
Secondo la Corte, i legislatori nazionali possono decidere che non si possa più agire legalmente contro una società che ha perso la personalità giuridica proprio perché cancellata dal registro. Non si tratta di una violazione del diritto europeo. “Spetta agli ordinamenti interni stabilire come si conclude l’esistenza giuridica delle società”, dicono i giudici, precisando che “in generale, il diritto UE non impedisce questo riconoscimento”.
La decisione nasce da un quesito sollevato da un tribunale italiano. Nel caso concreto, una società italiana cancellata era stata citata in giudizio per crediti da terzi. Il giudice aveva espresso dubbi sulla compatibilità tra la legge italiana e le norme europee.
Cosa cambia davvero per chi ha crediti e cause aperte
La sentenza non è teoria lontana dalla realtà. Sono tanti i casi in Italia e in Europa dove, dopo la cancellazione di una società, arrivano richieste di pagamenti o responsabilità passate. Gli avvocati specializzati sottolineano come questa decisione porti “maggiore chiarezza”, anche se lascia margini agli Stati per decidere.
“Da oggi – spiega Matteo Ferrari, docente di diritto commerciale all’Università di Milano-Bicocca – chi vuole agire contro una società deve sapere che la sua cancellazione può bloccare tutto”. Ma aggiunge: “Bisogna sempre vedere se la legge nazionale prevede eccezioni”. In Italia, infatti, a volte i processi si riaprono contro soci o liquidatori, soprattutto se emergono nuovi beni o debiti dopo la cancellazione.
La Corte UE e le risposte italiane
La Corte UE non esclude che in certi casi gli Stati possano fare eccezioni. Ma la regola è chiara: se una società è stata cancellata formalmente, non può più essere citata né continuare cause in corso. Dal Ministero della Giustizia arrivano commenti che parlano di “rafforzamento della certezza del diritto” e tutela per chi conta su una fine regolare del percorso societario.
Le associazioni dei consumatori mettono però le mani avanti. “Serve attenzione perché questo principio non diventi un modo per scappare dai debiti”, dice Massimo Dona dell’Unione Nazionale Consumatori. Per molti esperti legali resta fondamentale il ruolo dei tribunali nel controllare eventuali abusi durante la liquidazione e la cancellazione.
Impatti concreti su imprese e professionisti
La decisione riguarda non solo le grandi aziende. Anche piccole imprese e professionisti devono fare attenzione ai tempi dei procedimenti giudiziari e alle comunicazioni con creditori e controparti. “Spesso le cancellazioni avvengono senza che tutti i creditori siano informati”, osserva Roberto Alberti, commercialista a Milano. “Questo crea rischi concreti per chi resta con crediti non pagati”.
In Italia si parla da tempo della necessità di riformare come funziona la cancellazione dal registro. Alcune proposte parlamentari puntano a obblighi informativi più forti e controlli più stringenti prima che una società sparisca ufficialmente. Solo così – riflettono gli addetti ai lavori – si eviterà che questa sentenza diventi una corsa contro il tempo per i creditori.
Uno scenario tutto da seguire
Nonostante il messaggio chiaro della sentenza, molti osservatori avvertono che tutto dipenderà da come ogni Paese metterà in pratica queste regole. Il Consiglio Nazionale Forense ha già annunciato seminari dedicati ad avvocati e amministratori nei prossimi mesi. Segno evidente della complessità del tema.
In sintesi, la decisione della Corte UE segna un momento importante. Cambiano gli equilibri nelle aule dei tribunali e nei rapporti tra aziende e creditori: ogni fase del procedimento ora pesa di più. Gli occhi sono puntati sul legislatore italiano, chiamato a capire come aggiornare le norme interne dopo questo pronunciamento da Lussemburgo.
