Milano, 28 gennaio 2026 – Un tema che interessa migliaia di contribuenti italiani ha ricevuto oggi un chiarimento importante dalla Corte di Cassazione. I giudici si sono espressi sulla responsabilità dei professionisti nella compilazione del quadro RW della dichiarazione dei redditi, quella parte dedicata agli investimenti e alle attività finanziarie all’estero. Al centro della sentenza – depositata questa mattina a Roma – c’è il comportamento di un consulente fiscale che non avrebbe consigliato al cliente di segnalare un cespite “dubbio”: una posizione patrimoniale non chiaramente collegata a un’attività estera, ma comunque potenzialmente rilevante ai fini degli obblighi fiscali.
Il caso, partito a metà 2024 davanti al Tribunale di Milano, riguarda una sanzione inflitta dall’Agenzia delle Entrate a un contribuente lombardo. Il motivo? La mancata indicazione nel quadro RW di un conto bancario estero su cui però si avevano solo informazioni incomplete: documenti parziali, movimenti poco chiari, qualche bonifico sospetto risalente a cinque anni prima. Secondo gli atti, il commercialista che ha preparato la dichiarazione non ha suggerito alcuna segnalazione cautelativa. Anzi, ha ritenuto non necessario indicare il cespite “perché le informazioni disponibili non permettevano una definizione certa”.
Ma proprio su questo punto si sono concentrati i giudici: la Cassazione ha detto chiaro che “quando ci sono dubbi oggettivi sulla natura estera di una posizione patrimoniale, il professionista deve comunque avvertire il cliente dei rischi legati alla mancata compilazione del quadro RW”. Insomma, per la Suprema Corte non basta più limitarsi ai dati sicuri: bisogna “guardare alla situazione nel suo insieme e consigliare precauzioni”.
La motivazione pubblicata oggi spiega bene la nuova strada scelta dai giudici: “Il professionista – si legge nella sentenza della sezione tributaria – è responsabile se non suggerisce al contribuente di segnalare cespiti incerti nel quadro RW, soprattutto se c’è un rischio concreto di sanzioni”. La Cassazione è netta: meglio esagerare con le segnalazioni (anche se poi risultassero superflue) piuttosto che rischiare omissioni punibili.
Le associazioni di categoria hanno subito reagito. Marco Trezzi, presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Milano, ha commentato così la sentenza: “Serve un cambio di passo. La prudenza dovrà guidare ogni scelta professionale, anche se questo significa gravare un po’ di più i clienti”.
Secondo la Fondazione Nazionale dei Commercialisti, ogni anno vengono segnalate circa 75mila posizioni nel quadro RW, con un’incertezza significativa in almeno il 15% dei casi. Sono soprattutto quei conti aperti per poco tempo o titoli intestati tramite trust esteri — situazioni spesso difficili da inquadrare.
Gli esperti concordano sul fatto che da ora in poi la tutela del contribuente richiederà “un atteggiamento più attento e trasparente”. Elena Rinaldi, fiscalista milanese, spiega così: “Anche solo con indizi parziali bisogna sempre discutere bene e documentare ogni passaggio legato al quadro RW. Meglio tenersi una mail dove si segnala il dubbio che ritrovarsi poi con contestazioni pesanti”.
In caso di omissione o dichiarazioni incomplete nel quadro RW l’Agenzia delle Entrate può comminare multe tra il 3% e il 15% dell’importo non dichiarato (che diventano fino al 30% se l’attività è in Paesi black-list). Ecco perché non si possono ignorare neppure i cespiti più incerti. I commercialisti temono però un aumento delle dispute legali: “Serve una normativa più chiara”, hanno ribadito da Roma.
Per chi si affida ai consulenti sarà fondamentale instaurare un dialogo diretto e costante, anche su questioni piccole o apparentemente marginali. In pratica cambia l’approccio quotidiano: i controlli diventano più rigorosi e la prudenza diventa parola d’ordine.
In attesa che arrivino ulteriori chiarimenti da parte del legislatore — tema destinato a finire presto nell’agenda parlamentare — la Cassazione ha tracciato una linea netta: “l’interesse fiscale collettivo deve prevalere sul principio del dubbio ragionevole”. Un messaggio forte rivolto ai consulenti, chiamati ora a documentare ogni scelta e a confrontarsi con i clienti con maggiore trasparenza.
L’effetto immediato? Un aumento delle segnalazioni nel quadro RW già nella campagna dichiarativa 2026. E una nuova consapevolezza nei rapporti tra contribuenti e professionisti. Nel complesso mondo della fiscalità internazionale oggi più che mai conta ogni dettaglio.
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