Compensi e spese professionali a cavallo d’anno: come applicare il principio di cassa secondo la tipologia di cliente

Luca Ippolito

15 Gennaio 2026

Roma, 15 gennaio 2026 – Quando si parla di proventi fiscali, la data in cui un guadagno va dichiarato cambia a seconda del tipo di cliente: si tratta di un privato o di un sostituto d’imposta? Questo principio, recentemente ribadito dall’Agenzia delle Entrate, incide direttamente sulle procedure contabili e sulle dichiarazioni di tanti contribuenti italiani.

Privato o sostituto d’imposta: una differenza che conta

La questione dell’imputazione temporale dei proventi non è solo una formalità. Come confermato dalle ultime circolari dell’Agenzia, se il pagamento arriva da un privato, il reddito si considera percepito solo al momento dell’incasso. Se invece arriva da un sostituto d’imposta – come un’azienda, un ente pubblico o una banca – conta la data in cui il pagamento è registrato dal sostituto, anche se il denaro arriva realmente sul conto in un momento successivo.

“Non è raro trovarsi davanti a bonifici emessi a fine dicembre ma accreditati solo nei primi giorni dell’anno nuovo,” spiega Paolo Carbone, commercialista con studio in via Po. “Per i clienti privati conta la data in cui il denaro diventa disponibile, mentre con i sostituti d’imposta bisogna guardare quando loro registrano il pagamento nei loro sistemi.”

Dichiarazioni e scadenze: cosa cambia per i contribuenti

Questa differenza ha riflessi diretti sulle dichiarazioni dei redditi e le scadenze da rispettare. Per chi lavora con entrambe le tipologie di clienti, diventa fondamentale tenere ben separate le carte e annotare con precisione date di emissione, incasso e registrazione.

“Secondo i modelli dichiarativi attuali,” avverte un funzionario dell’Agenzia contattato da alanews.it, “un errore sulla corretta annualità può portare a contestazioni e, nei casi più seri, a sanzioni.”

Negli ultimi tempi gli uffici locali delle Entrate hanno ricevuto molte richieste di chiarimento, soprattutto dopo l’aggiornamento delle FAQ sul sito ufficiale. “Molti professionisti chiedono come comportarsi con fatture emesse a dicembre ma incassate a gennaio,” racconta la responsabile di un CAF romano. “Le risposte però non sono sempre chiare e uniformi.”

Esempi concreti: dal medico al consulente informatico

Prendiamo un medico che incassa onorari direttamente dai pazienti: dovrà indicare il guadagno nell’anno in cui riceve effettivamente i soldi, anche se la prestazione risale all’anno prima. Diverso è il caso del consulente informatico pagato tramite bonifico da una società: qui fa fede la data in cui la banca dell’azienda dispone il bonifico, secondo i documenti contabili.

“La differenza non è affatto banale,” sottolinea Marco Di Gregorio, docente di diritto tributario alla Sapienza. “Sono migliaia i liberi professionisti che rischiano problemi se non stanno attenti all’anno fiscale giusto.”

Pagamenti dubbiosi? Ecco come muoversi

Le ultime interpretazioni ufficiali chiariscono cosa fare in caso di pagamenti “al limite” (per esempio bonifici datati 31 dicembre ma accreditati a gennaio). Se chi paga è un sostituto d’imposta, conta la data indicata nella loro documentazione. Se invece si tratta di privati, vale la regola della reale disponibilità del denaro sul conto.

“In caso di controlli serve mostrare sia le fatture sia le ricevute bancarie,” ricorda Carbone. “Consiglio sempre di conservare tutto con cura.”

Normativa e scenari futuri

Le regole si basano sugli articoli 53 e 54 del TUIR, integrate dalle interpretazioni dell’Agenzia e dai pronunciamenti della Corte di Cassazione. Si parla da tempo di possibili semplificazioni legislative, ma per ora nessuna proposta concreta ha raggiunto il Parlamento.

“Il problema più grande resta l’errore fatto senza cattive intenzioni,” osserva Di Gregorio. “È facile per piccoli studi senza supporto specializzato incorrere in problemi.”

In attesa di novità, resta fondamentale tenere gli occhi aperti sulle date dei pagamenti e capire bene chi è il cliente. Solo così si evitano brutte sorprese durante i controlli o quando si presenta la dichiarazione dei redditi. Come ripetono spesso negli uffici romani delle Entrate: “Meglio chiarire oggi che pagare sanzioni domani.”

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