Roma, 18 gennaio 2026 – La Corte di Cassazione ha chiarito una volta per tutte che non si può equiparare in nessun modo il trattamento dei creditori privilegiati a quello dei creditori chirografari nelle procedure concorsuali. Una presa di posizione netta, arrivata dopo settimane di confronti serrati tra avvocati e magistrati. Un chiarimento che fissa con precisione i confini tra le diverse categorie di crediti quando un’impresa entra in crisi o fallisce.
Il nodo dei privilegi: la decisione della Cassazione
Il cuore della questione è la differenza – spesso fonte di litigi – tra chi ha un credito garantito da un diritto di prelazione (privilegiati) e chi, invece, può sperare di essere pagato solo dopo che tutti gli altri sono stati soddisfatti (chirografari). Dal dispositivo depositato ieri sera a Palazzo Cavour emerge chiaro: “l’equiparazione dei trattamenti, nemmeno parziale, non trova alcun fondamento giuridico né nella legge fallimentare né nella prassi dei tribunali specializzati”.
In pratica, i giudici della Suprema Corte hanno ribadito che “la graduazione delle pretese creditorie è una parte essenziale del diritto concorsuale”. Chi detiene un privilegio – come un pegno o un’ipoteca – gode di una tutela prevista dalla legge. Gli altri, invece, stanno in fondo alla fila quando si tratta di spartire le risorse residue.
Contesto giuridico e prassi applicativa
Il tema del trattamento differenziato dei creditori non è certo nuovo. Solo nell’ultimo anno, nei tribunali fallimentari di Milano e Napoli, si sono contate oltre cinquanta cause dove aziende e professionisti hanno contestato l’ordine con cui vengono pagati i creditori, portando i curatori davanti ai giudici. “Chi opera nel settore sa bene che la tensione tra creditori è sempre alta”, spiega l’avvocato Giorgio Basile, esperto di diritto fallimentare, contattato mentre usciva da una riunione in tribunale: “Questa sentenza era molto attesa, mette fine alle incertezze e rafforza il quadro normativo”.
Più nel dettaglio, la Cassazione ha evidenziato come il sistema si basi su una gerarchia precisa: prima i privilegiati – come i dipendenti con stipendi arretrati o le banche con ipoteca – poi gli altri. “Se si trattassero tutti allo stesso modo – aggiunge Basile – rischieremmo di compromettere la fiducia nel sistema delle garanzie”.
Impatti su imprese e professionisti
La sentenza avrà effetti soprattutto nelle procedure più delicate. Nelle aziende medio-grandi in difficoltà finanziaria – basti pensare ai casi recenti in Lombardia e Emilia-Romagna – il valore attribuito ai crediti privilegiati può cambiare l’esito delle negoziazioni. Gli addetti ai lavori concordano: “D’ora in poi”, dice il commercialista Marina Fabbri, “non ci sarà più margine per interpretazioni flessibili. I creditori chirografari sanno già che il loro rischio è più alto e dovranno valutare con molta attenzione prima di concedere credito senza garanzie”.
Non è solo una questione tecnica. “Le piccole imprese rischiano davvero di trovarsi senza liquidità”, commenta Antonio Rossi, titolare di una azienda meccanica vicino a Frosinone che ha vissuto un recente fallimento: “Abbiamo crediti chirografari per oltre 70mila euro e sappiamo bene quanto sarà difficile recuperarli”. Una realtà comune: secondo l’Osservatorio sulle crisi d’impresa, aggiornato a dicembre 2025, solo il 23% dei chirografari ottiene almeno una minima parte del proprio credito durante le procedure concorsuali.
Le motivazioni della sentenza
I giudici hanno motivato così la decisione, richiamando sia principi costituzionali (come l’articolo 3 sulla parità sostanziale) sia norme del codice civile. Nel testo si legge: “Non è una scelta arbitraria ma un equilibrio studiato per garantire la funzionalità dell’intero sistema economico”. In altre parole, questa graduazione serve a incoraggiare forme di credito più sicure e a sostenere così l’attività produttiva e i finanziamenti alle imprese.
Nel provvedimento si fa anche riferimento a precedenti giurisprudenziali, tra cui la sentenza n. 1871/2022, sottolineando come ogni possibile deroga dovrebbe passare attraverso una riforma parlamentare al momento fuori discussione.
Prospettive future e reazioni
Il dibattito resta acceso tra gli operatori. Da un lato le associazioni bancarie accolgono positivamente la conferma dei principi sui privilegi (“È un segnale importante di stabilità”, spiegano fonti dell’ABI), dall’altro le organizzazioni dei piccoli creditori parlano apertamente di “discriminazione implicita”. La politica per ora osserva da lontano senza prendere posizioni nette: “La materia è complessa”, confida una fonte del Ministero della Giustizia, “ma sarebbe utile aprire un tavolo per valutare eventuali correttivi”.
Nel frattempo vale quanto stabilito dalla Cassazione. E come ricordano chi lavora sul campo, soltanto un intervento legislativo potrà rompere questo equilibrio che resta saldo: da una parte i creditori privilegiati, dall’altra i chirografari.
