Concordato semplificato: esclusa la prededuzione per l’advisor, ecco cosa cambia

Franco Sidoli

12 Febbraio 2026

Roma, 12 febbraio 2026 – Le norme sulla prededuzione restano un nodo cruciale nelle procedure concorsuali italiane. Ieri, la Corte di Cassazione ha ribadito in una sentenza molto attesa dagli addetti ai lavori che il loro carattere rimane “eccezionale e tassativo”. La decisione, pubblicata alle 11.30, mette fine a un acceso confronto tra curatori fallimentari e alcuni creditori che avevano finanziato con prestiti ponte una società poi dichiarata insolvente.

Prededuzione: un privilegio che non si concede a tutti

Il concetto di prededuzione – la possibilità che certi crediti vengano pagati prima degli altri in una procedura fallimentare – non è una regola generale. È stato proprio il collegio presieduto dal giudice Giovanni Parisi a sottolineare come la legge sia chiara e precisa, senza lasciare spazio a interpretazioni più larghe. La Corte ha citato senza mezzi termini l’articolo 111 della Legge Fallimentare e il più recente articolo 6 del Codice della Crisi d’Impresa, entrato in vigore nell’estate del 2023.

In parole semplici, solo certi crediti, quelli “derivanti da atti compiuti dopo l’apertura della procedura”, possono godere della prededuzione. Tutto il resto resta escluso. Il giudice relatore ha spiegato chiaramente: “Un trattamento preferenziale non previsto espressamente dalla legge non può essere concesso neppure per ragioni di equità o opportunità”.

Cosa è successo nel caso Futura S.p.A.

Nel caso deciso ieri, si parla di Futura S.p.A., società romana del settore immobiliare messa in liquidazione a dicembre 2024. Alcuni fornitori avevano chiesto la prededuzione per le forniture effettuate negli ultimi mesi di attività. Ma la Corte ha detto no: quelle forniture erano state fatte “senza uno specifico provvedimento autorizzativo” da parte degli organi competenti della procedura, come prevede la legge.

L’avvocato dei creditori, Tommaso Gatti, aveva sostenuto che il principio andrebbe interpretato tenendo conto dell’interesse generale a soddisfare meglio i creditori. Ma i giudici hanno tenuto duro: “Non si ammettono deroghe al principio di tassatività”, recita il dispositivo.

Cosa cambia per chi gestisce crisi aziendali

Questa presa di posizione netta sulla prededuzione avrà effetti concreti sul lavoro di amministratori e professionisti chiamati a gestire crisi d’impresa. Il commercialista Marco Zorzi spiega: “Si rafforza l’attenzione sulla necessità di formalizzare ogni atto e ottenere le autorizzazioni prima di agire”. Anche per i finanziamenti ponte cambierà qualcosa: banche e investitori pretenderanno garanzie più solide prima di intervenire nelle aziende in difficoltà.

Non è un caso che nel rapporto di gennaio 2026 della Banca d’Italia si segnali una riduzione del 12% dei crediti prededucibili concessi nel 2025 rispetto all’anno precedente. Gli operatori collegano questa flessione proprio alla maggiore cautela dovuta all’incertezza sulle interpretazioni.

Reazioni tra dubbi e richieste di chiarezza

Non mancano però le critiche da parte degli avvocati e delle associazioni di categoria. Marina D’Elia, presidente dell’Unione Giovani Avvocati Romani, avverte: “La rigidità della Corte rischia di penalizzare chi offre servizi essenziali in momenti già difficili”. D’altra parte, anche tra i curatori fallimentari si avverte la necessità di regole chiare. Il curatore Massimiliano Russo commenta: “Solo con norme certe si può gestire in modo trasparente le masse attive”.

Il tema della prededuzione non è certo marginale: nei primi due mesi del 2026 sono stati presentati almeno otto ricorsi sul punto, segno che lo scontro tra fornitori, banche e amministratori resta acceso.

Un tema destinato a restare sotto i riflettori

Per ora le regole sulla prededuzione restano ancorate alla loro “natura eccezionale e tassativa”, come ribadito dalle ultime sentenze. Solo una nuova legge – spiegano fonti ministeriali – potrebbe allargare o modificare i casi previsti. Nel frattempo chi opera nel settore dovrà fare i conti con norme rigide e formalismi precisi. In queste procedure, la certezza del diritto viene sempre prima delle valutazioni sull’opportunità economica.

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