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Consulta: sospensione della prescrizione valida anche tra conviventi di fatto

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Luca Ippolito

Roma, 14 febbraio 2026 – Ieri, 13 febbraio, la Corte Costituzionale ha dichiarato parzialmente incostituzionale l’articolo 2941 del Codice Civile. Una decisione molto attesa da mesi da giuristi e operatori del diritto, arrivata dopo una lunga camera di consiglio iniziata poco prima delle 10 del mattino a Palazzo della Consulta. Al centro del dibattito c’era la questione delle cause di sospensione della prescrizione nei rapporti civili, tema che ha acceso discussioni intense tra dottrina e magistratura.

Sentenza della Consulta: cosa cambia e perché

Nel primo pomeriggio la presidente Silvana Sciarra ha letto il dispositivo con cui la Consulta ha accolto in parte le questioni sollevate dal Tribunale di Milano e da altri giudici negli ultimi anni. Secondo i giudici, alcune parti dell’articolo 2941 non rispettano i principi fondamentali della Costituzione, in particolare il diritto alla difesa e l’uguaglianza di tutti davanti alla legge. Le motivazioni ufficiali arriveranno nelle prossime settimane. Fonti vicine alla Corte spiegano che l’obiettivo è “riportare la normativa in linea con i valori costituzionali, soprattutto dove la sospensione della prescrizione crea effetti troppo pesanti per le parti coinvolte”.

Da ambienti giudiziari è trapelato che il nodo principale riguarda alcune ipotesi di sospensione che – così come sono oggi – rischiano di limitare troppo il diritto a una tutela concreta. “Il diritto alla prescrizione non può essere svuotato da eccezioni troppo ampie o automatiche”, ha commentato un magistrato che segue da vicino la vicenda.

Cittadini e avvocati: cosa cambia sul campo

Questa sentenza rappresenta un cambiamento importante per cittadini e addetti ai lavori. Da ora in poi, alcune cause di sospensione della prescrizione – come quelle legate ai rapporti familiari o situazioni particolari – andranno lette alla luce di questa decisione. La materia è complessa, ma le conseguenze sono concrete: “Chi aspettava la prescrizione per far cadere debiti o diritti dovrà controllare se la sospensione resta valida”, spiega l’avvocato Antonella Lucchetti, esperta di diritto civile. Nel suo studio in via Po a Roma, i telefoni squillano già dalle prime ore del mattino: “Molti clienti vogliono capire se questa sentenza può riaprire casi già chiusi o accelerare procedimenti in corso”.

La risposta dipenderà spesso dai singoli giudici. Ma una cosa cambia: d’ora in avanti non basterà più rientrare automaticamente nelle situazioni previste dall’articolo 2941 per fermare la prescrizione. Solo allora si capirà quanto sia profondo questo cambiamento.

Reazioni dal mondo giuridico e politico

Gli addetti ai lavori non hanno tardato a farsi sentire. L’Unione delle Camere Civili parla di una “decisione che riporta equilibrio e coerenza al sistema”, mentre tra i penalisti si aspetta con interesse eventuali ripercussioni anche sul processo penale. A livello politico, il sottosegretario alla Giustizia Maria Grazia Gatti ha assicurato: “Valuteremo rapidamente se serve intervenire con una legge per allineare le norme ai principi indicati dalla Consulta”. Sulla stessa linea il presidente dell’ANM Giuseppe Sessa: “È fondamentale che le regole sulla prescrizione siano chiare e rispettino i diritti delle parti”.

In Parlamento però c’è chi invita alla prudenza. L’onorevole Carlo Vinci (Forza Italia) avverte: “Serve capire bene quali casi sono davvero coinvolti dalla sentenza” e sollecita il Ministero a emanare presto una circolare esplicativa.

Cosa ci aspetta: attesa per le motivazioni ufficiali

A Palazzo Spada tra i giudici amministrativi e nelle cancellerie civili in tutta Italia ora si aspetta la pubblicazione integrale delle motivazioni della sentenza. Solo allora – dicono dagli uffici milanesi – sarà possibile capire con precisione quali rapporti giuridici sono coinvolti dalla parziale illegittimità.

Nel frattempo gli esperti di diritto costituzionale hanno già iniziato a commentare. Il professor Andrea Bianchi dell’Università di Firenze mette in guardia: “Qualsiasi modifica su temi delicati come la prescrizione porta inevitabilmente a contenziosi e dubbi interpretativi”. Eppure Bianchi riconosce come “la Consulta abbia seguito una linea coerente con l’evoluzione della giurisprudenza europea”.

Per ora molti operatori restano cauti. L’impatto immediato? Maggiore attenzione alle clausole contrattuali e alle scadenze nei rapporti civili. La decisione della Corte Costituzionale diventa così un nuovo punto di riferimento per chi lavora tra codici e aule di tribunale, ma anche una sfida aperta per la prassi dei prossimi mesi.

Luca Ippolito

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