Roma, 30 novembre 2025 – Il **Ministero dell’Innovazione** ha annunciato oggi un **taglio netto di oltre il 50%** sia sul numero dei **datapoint obbligatori** sia sulla lunghezza complessiva degli **standard tecnici** per i servizi pubblici digitali. L’obiettivo, spiegano dal ministero guidato da **Andrea Fabbri**, è semplificare la vita alla pubblica amministrazione e ridurre il peso burocratico su enti locali e fornitori. Un intervento che arriva dopo mesi di confronto con associazioni di categoria e tavoli tecnici.
## **Meno regole rigide, più libertà nella digitalizzazione**
La revisione degli **standard** fa parte di una più ampia strategia per rinnovare la digitalizzazione. “Vogliamo spingere le amministrazioni ad adottare soluzioni più snelle e flessibili”, ha detto oggi Fabbri. Prima, erano richiesti circa **350 datapoint obbligatori** per raccogliere informazioni; ora scenderanno sotto quota 170. Non cambia solo il numero, ma anche l’approccio: “Siamo passati da un modello rigido a una logica basata su requisiti minimi, dando più responsabilità ai singoli enti”, ha aggiunto il ministro durante la conferenza stampa in via Sicilia.
A chi chiedeva maggiori dettagli sulle nuove regole, Fabbri ha spiegato che la versione aggiornata sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale già all’inizio della prossima settimana. Solo allora si potrà capire davvero quanto gli obblighi tecnici – finora criticati per la loro complessità – siano stati semplificati.
## **Le prime reazioni dal territorio**
Nel pomeriggio sono arrivate le prime risposte, soprattutto da chi lavora nelle amministrazioni locali. La sindaca di Ancona, **Claudia Brunetti**, ha accolto con entusiasmo la notizia: “La riduzione dei **datapoint obbligatori** ci permetterà finalmente di snellire i processi interni e dedicare più risorse ai cittadini”, ha detto a caldo. Sulla stessa linea anche il presidente dell’Unione delle Province, **Riccardo Volpi**, che vede in questa scelta un segnale “concreto” verso gli enti periferici: “Negli ultimi anni ci siamo sentiti soffocare da scadenze e adempimenti spesso poco utili”, ha commentato.
Dall’altra parte, alcune associazioni dei consumatori come l’**Adiconsum** chiedono garanzie sulla qualità dei servizi digitali dopo i tagli. “Semplificare è giusto, ma non se significa meno tutele o perdita di dati importanti”, ha avvertito il presidente nazionale, **Giuseppe Nanni**.
## **Dietro le quinte: una collaborazione intensa**
La decisione arriva al termine di un lavoro iniziato ad aprile scorso, quando il **Ministero dell’Innovazione** ha riunito un gruppo tecnico fatto di funzionari statali, esperti informatici e rappresentanti delle software house. Dopo quasi sette mesi di analisi è emerso che oltre metà dei **datapoint** richiesti erano ridondanti o già coperti da altri sistemi come l’Anagrafe Unica o il Fascicolo Sanitario Digitale. “Molte informazioni venivano chieste più volte o non servivano più”, racconta una fonte interna al ministero che ha seguito i lavori.
L’approccio è stato molto pratico: eliminare le duplicazioni e allineare le regole agli standard europei (con riferimento ai regolamenti UE 910/2014 e 2016/679). Un dettaglio che fa pensare anche a una futura integrazione dei sistemi a livello comunitario.
## **I prossimi passi per enti e cittadini**
Il ministero annuncia che il nuovo schema entrerà in vigore dal 1° febbraio 2026. Gli enti locali avranno poi tre mesi per adeguarsi. Per accompagnare questa fase sono previsti seminari pratici e campagne informative rivolte ai tecnici delle amministrazioni.
Sul fronte operativo resta aperta la domanda se questo taglio degli **standard** porterà davvero a servizi migliori o se – come temono alcune associazioni – potrebbe pesare sulla sicurezza dei dati. “Terremo sotto controllo l’impatto sui servizi al cittadino”, ha assicurato Fabbri in serata.
In sintesi, anche se le opinioni restano divise, la direzione sembra chiara: meno burocrazia e una digitalizzazione meno faticosa per enti pubblici e imprese. La vera prova però sarà sul campo. Intanto negli uffici comunali c’è un cauto ottimismo: “Forse stavolta si respira davvero un po’ di sollievo”, confida sottovoce una funzionaria romana. Ma il giudizio finale arriverà solo con l’efficacia concreta del nuovo sistema giorno dopo giorno.