A Roma, nei giorni scorsi, l’Associazione Nazionale Commercialisti ha preso posizione sulla seconda bozza della circolare dell’Agenzia delle Entrate dedicata al codice della crisi d’impresa. Un confronto serrato, che segue il primo scambio avviato a metà maggio, e che punta a mettere a punto un testo utile davvero a imprese e professionisti. Non si tratta di un semplice passaggio formale: dietro c’è la necessità di tradurre norme complesse in strumenti concreti, capaci di fare davvero la differenza sul campo.
ANC in prima linea nel confronto sulle regole
L’Associazione Nazionale Commercialisti, punto di riferimento per chi lavora nella consulenza fiscale e societaria, conferma il suo ruolo attivo nelle consultazioni pubbliche promosse dagli enti regolatori. Negli ultimi anni, il codice della crisi d’impresa è diventato un tema centrale per il mondo economico e giuridico. Per questo l’ANC ha risposto in modo concreto, inviando nei mesi scorsi rilievi puntuali sulle bozze dell’Agenzia delle Entrate.
Il documento del 16 luglio 2026, che riguarda la seconda parte della circolare, si aggiunge a quello del 15 maggio, dedicato alla prima parte. Questa suddivisione ha permesso a tutti gli attori coinvolti di esaminare con calma ogni dettaglio e proporre miglioramenti. I rappresentanti dell’ANC hanno messo in luce criticità tecniche, suggerito chiarimenti e indicato soluzioni pratiche per rendere più semplice la lettura e l’applicazione del testo.
Questo confronto tra associazioni di categoria e pubblica amministrazione è fondamentale: aiuta a fare chiarezza sulle regole, riduce le interpretazioni discutibili e permette ai professionisti di lavorare con riferimenti più certi. Inoltre, la consultazione anticipa problemi che altrimenti potrebbero trasformarsi in contenziosi o difficoltà operative.
Cosa prevede la seconda bozza e cosa ne pensa l’ANC
La seconda parte della bozza si concentra sugli aspetti pratici e procedurali della rilevazione tempestiva della crisi e sugli strumenti di allerta. Vengono dettagliati indicatori finanziari e soglie che devono mettere in allarme organi societari e professionisti.
L’ANC ha evidenziato che alcune definizioni devono essere più precise per evitare interpretazioni diverse tra addetti ai lavori o ispettori. Ha chiesto inoltre di distinguere meglio tra imprese di varie dimensioni e settori, perché applicare gli stessi parametri a realtà molto diverse può risultare penalizzante, soprattutto per le piccole aziende o quelle con modelli di business particolari.
Un altro nodo riguarda le tempistiche per attivare le procedure di allerta e le conseguenze in caso di mancata segnalazione. L’Associazione ha suggerito di calibrare con attenzione questi tempi, tenendo conto delle esigenze operative e delle complessità nel reperire dati aggiornati.
Non è passata inosservata la questione della formazione degli organi di governo aziendale: l’ANC propone di intensificare gli aggiornamenti per i consigli di amministrazione, così da assicurare una piena consapevolezza delle nuove responsabilità.
Infine, l’Associazione ha rilanciato il ruolo propositivo e preventivo dei professionisti, chiedendo che sia riconosciuto appieno il loro contributo consultivo e di supporto nelle attività di monitoraggio finanziario.
Cosa cambia per imprese e professionisti dopo il contributo ANC
L’invio delle osservazioni da parte dell’ANC è un passaggio chiave per definire gli strumenti normativi legati al codice della crisi d’impresa. Le aziende, soprattutto quelle medio-piccole, potranno contare su modalità più chiare per verificare gli indicatori di crisi e per capire meglio gli obblighi di monitoraggio.
I professionisti, come commercialisti e consulenti aziendali, si trovano ora davanti a un momento in cui adattare le proprie prassi diventa fondamentale. Rispettare le scadenze, interpretare correttamente i segnali di difficoltà economica e fornire un supporto tempestivo richiede regole chiare e aggiornate.
Una circolare ben fatta è poi un punto di riferimento prezioso in caso di controlli o ispezioni. Di conseguenza, le imprese beneficiano indirettamente dalla precisione con cui l’Agenzia delle Entrate incorpora le osservazioni di realtà come l’ANC.
Questo processo di revisione e confronto è indispensabile per aiutare il sistema delle imprese italiane a gestire con più sicurezza le situazioni di crisi, prevenendo problemi che potrebbero danneggiare l’economia reale. Il 2026 si prospetta così come un anno decisivo per consolidare la normativa e diffondere una cultura di prevenzione e controllo dei rischi finanziari.
Roma resta il cuore di questo confronto serrato tra istituzioni e rappresentanti del settore. Un dialogo che andrà avanti nelle prossime settimane, fino alla versione definitiva della circolare. Quel che ne uscirà influenzerà non solo la teoria, ma soprattutto la pratica quotidiana di migliaia di imprese in tutta Italia.