Cuchel (ANC): Meno burocrazia per aumentare la competitività di imprese e professionisti, l’appello da Bari

Luca Ippolito

30 Giugno 2026

Bari ha fatto da cornice a un momento carico di tensione e speranza. Il presidente nazionale di Anc, Cuchel, ha scelto proprio questa città per lanciare un messaggio netto: la burocrazia soffoca imprese e professionisti. Non si trattava di un semplice appello, ma di una richiesta urgente, supportata da nomi come Andrea De Bertoldi, Mario Turco e Chiara Tenerini. La sfida è chiara e pressante: semplificare le procedure per dare ossigeno alla competitività e far ripartire davvero l’economia italiana.

Burocrazia, il peso che schiaccia le imprese

Ogni giorno le imprese italiane si trovano a fare i conti con una montagna di carte e procedure che rallentano decisioni e produzione. Documenti complicati, iter lunghi e norme spesso confuse creano un vero labirinto, che non solo limita l’efficienza ma fa lievitare i costi. Questo sistema frena la crescita delle aziende già avviate e mette un freno anche alle nuove idee imprenditoriali.

Chi ne paga il prezzo più alto sono soprattutto le piccole e medie imprese, cuore pulsante dell’economia italiana. Sono loro a dover dedicare tempo e risorse preziose a pratiche amministrative, sottraendo energie a ciò che conta davvero. Il risultato? Impatti negativi sull’occupazione e sulla capacità del mercato di adattarsi rapidamente ai cambiamenti globali.

Perciò, togliere gli ostacoli burocratici non è solo una questione di velocità, ma di creare un ambiente dove imprenditori e professionisti possano esprimersi al meglio, senza perdersi in vincoli inutili o sprechi di risorse. La burocrazia deve smettere di essere un freno e diventare un aiuto, grazie anche a tecnologie digitali e a una gestione più snella.

Professioni chiave per l’economia italiana

Le professioni regolamentate sono fondamentali per la crescita e per garantire qualità e sicurezza nel lavoro. Nel suo intervento a Bari, Cuchel ha sottolineato quanto sia importante mettere in luce questi settori come pilastri della competitività del Paese. Commercialisti, consulenti, tecnici non sono solo di supporto alle imprese, ma fungono da filtro essenziale per l’applicazione corretta delle norme.

In Italia, il rapporto tra professionisti e imprese è complesso e richiede regole chiare e stabili. Serve eliminare inefficienze e creare condizioni di lavoro che permettano a chi opera in questi ambiti di offrire servizi di qualità, con rapidità e trasparenza. Troppa burocrazia non danneggia solo le aziende, ma mina anche la credibilità stessa dei professionisti.

Investire nella formazione continua e nel supporto tecnologico per queste categorie significa dare un vantaggio all’intero sistema economico. Dal palco barese è arrivato un invito forte a istituzioni e governi: ascoltare queste esigenze per innovare e rafforzare la competitività. Le professioni sono un ponte imprescindibile tra economia reale e norme complesse.

Da Bari appelli chiari per sbloccare il sistema

Davanti a una platea attenta, Andrea De Bertoldi, Mario Turco e Chiara Tenerini hanno trasformato in proposte concrete quanto detto da Cuchel. Ognuno ha puntato i riflettori su aspetti diversi, ma tutti fondamentali per far ripartire le imprese italiane.

De Bertoldi ha messo l’accento sulla digitalizzazione, spiegando come strumenti moderni possano tagliare tempi e battaglie legate alla burocrazia. Ha chiesto investimenti nelle infrastrutture digitali per portare la Pubblica Amministrazione al passo con le aziende più dinamiche.

Turco ha richiamato l’attenzione sulle piccole imprese e professionisti, spesso esclusi da finanziamenti a causa di barriere burocratiche che complicano e rallentano gli interventi pubblici.

Tenerini ha ribadito la necessità di una riforma normativa chiara e coordinata. Semplificare non significa togliere controlli essenziali, ma rendere più lineari i processi per evitare sovrapposizioni e contraddizioni tra regole locali e nazionali.

Questi appelli hanno raccolto consenso tra operatori e istituzioni presenti, segno che la volontà di agire in fretta e con concretezza c’è. Le priorità sono tre: digitalizzazione, sostegno alle piccole imprese e revisione delle norme.

Cosa aspettarsi per le imprese nel 2026

Il 2026 sarà un anno decisivo per il rilancio dell’economia italiana. Il contesto internazionale richiede risposte rapide e scelte coraggiose per dare più forza agli operatori nazionali. Snellire la burocrazia significa togliere uno dei principali freni alla crescita e all’innovazione.

Le imprese hanno bisogno di strumenti efficienti, di una macchina amministrativa che risponda in fretta e di regole chiare che diano certezze. Solo così si possono attrarre investimenti, valorizzare il capitale umano e spingere l’export. La semplificazione è anche un segnale per i giovani imprenditori, spesso bloccati da un sistema percepito come ostile.

Le proposte emerse a Bari indicano una strada precisa: puntare su trasparenza e rapidità per costruire un modello di sviluppo nuovo. Le professioni restano protagoniste, con indicazioni strategiche per affrontare un’economia sempre più complessa.

In questo quadro, serve un lavoro di squadra tra istituzioni, imprese e professionisti per trasformare le parole in fatti. Il passo da fare è subito, con un impegno condiviso per abbattere le barriere alla competitività e dare slancio a una crescita solida e duratura.

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